FINETTI BONIFAZIO

FINETTI BONIFAZIO (1705 - 1782)

domenicano, linguista, teologo

Immagine del soggetto

Frontespizio De principiis iuris naturae et gentium… di Bonifazio Finetti, Venezia 1764.

Al secolo Germano Federico, nacque a Gradisca d’Isonzo il 16 febbraio 1705 da Antonio e Camilla Leonelli. Figlio cadetto, venne avviato presto alla carriera ecclesiastica: il 30 settembre 1721 entrò nell’ordine domenicano, assumendo il nome di Bonifazio. La sua vita si svolse interamente all’interno dell’ordine, in particolare nella congregazione intitolata al beato Giacomo Salomonio, che aveva il suo centro nel convento veneziano del Santissimo Rosario alle Zattere e riuniva, sotto una rigida disciplina, i conventi della parte orientale della Provincia veneta, compresi quelli in territorio austriaco (Farra, Cormòns, Aiello). Dopo il noviziato a Conegliano, il F. completò gli studi nel convento alle Zattere, dove conseguì il 13 maggio 1728 il dottorato in teologia, discutendo ventotto proposizioni sul mistero dell’incarnazione «ad mentem divi Thomae». I suoi principali punti di riferimento furono i confratelli friulani Bernardo Maria de Rubeis e Niccolò Concina. Del tutto personale sembra invece l’interesse del F. per lo studio delle lingue, classiche e moderne, in una prospettiva che si potrebbe chiamare comparatistica: già nel 1751 de Rubeis, nella sua grande opera sulla congregazione del beato Salomonio, gli attribuiva una Glossologia ovvero trattato di tutti i linguaggi del mondo, ancora inedita. Nel collegio delle Zattere il F. insegnò soprattutto esegesi scritturale e teologia dogmatica; partecipò all’attività culturale della congregazione, collaborando con de Rubeis alla grande edizione in quattro volumi delle opere del teologo bizantino Teofilatto di Acrida (Venezia, Bertella, 1754-63, ora in Patrologia Graeca, volumi 123-126), di cui curò personalmente la terza parte. ... leggi Nel 1756 pubblicò il Trattato della Lingua Ebraica e sue affini (Venezia, Antonio Zatta), presentato come il primo dei dodici capitoli della progettata Glossologia, con la quale l’autore intendeva «iscoprire una nuova Storia natural delle Genti», attraverso le lingue parlate dai diversi popoli della Terra. Il volume ebbe una buona accoglienza tra gli studiosi, ma l’annunciata continuazione non apparve mai. Nove anni più tardi il F. diede alle stampe un’opera latina di gran mole, ma di tutt’altro argomento: i dodici libri De principiis iuris naturae et gentium, adversus Hobbesium, Pufendorfium, Thomasium, Wolfium, et alios. Il trattato, in due tomi, uscì sotto il nome di Giovanni Francesco Finetti, preceduto da una lunga ed encomiastica dedica all’imperatrice Maria Teresa d’Austria, datata Gradisca, primo gennaio 1765. È difficile spiegare perché l’autore non abbia usato il suo nome da frate e neppure quello da laico, nonostante le iniziali rimanessero le stesse. È priva di fondamento l’affermazione di alcuni eruditi locali che egli volesse tramandare in questo modo il ricordo del fratello, poiché un parente di tale nome non esiste; forse la ragione risiede nel divieto posto dalle autorità veneziane ai religiosi dei propri domini di avere relazioni ufficiali con i confratelli austriaci, dopo la controversa soppressione nel 1751 del patriarcato di Aquileia. Nessuno in effetti all’epoca dubitò che il vero autore fosse il domenicano, anche perché il tema dell’opera si ricollegava a discussioni presenti da anni all’interno della congregazione del beato Salomonio, soprattutto nell’insegnamento e negli scritti di Daniele e Niccolò Concina. Nel suo voluminoso lavoro il teologo intende ripristinare la dottrina tomista di Dio come fondamento del diritto naturale, contro le tesi di quanti ne avevano sostenuto l’origine umana e contrattualistica: U. Grozio, T. Hobbes, B. Spinoza, T. Pufendorf e altri, fino ai più recenti J.J. Rousseau e G.B. Vico. Benché rivelasse ampie e aggiornate conoscenze, il libro suscitò la reazione degli ambienti illuministici internazionali, che ne denunciarono lo spirito confessionale e i forti pregiudizi. F. replicò, sempre sotto il nome di Giovanni Francesco, con un’Epistola apologetica del marzo 1766 (s.n.t.), che circolò anche in versione francese. Più articolate furono le critiche di un discepolo di G.B. Vico, Emanuele Duni, professore a Roma. Esse diedero al F. lo spunto per ribadire i propri motivi di dissenso con Vico in un libello intitolato originariamente La falsità dello stato ferino degli antichi uomini dimostrato colla Sacra Scrittura, composto sotto lo pseudonimo di Filandro Misoterio («amico degli uomini e nemico delle bestie»), in cui veniva attaccata come materialistica e libertina la concezione vichiana dell’«erramento ferino». Lo scritto fu messo in circolazione nel 1768 dal tipografo col titolo Apologia del genere umano accusato di essere stato una volta bestia. Parte prima (ristampato parzialmente col titolo Difesa dell’autorità della sacra scrittura contro G.B. Vico, a cura di B. Croce, nel 1936). La polemica ebbe un’ampia eco sui giornali letterari dell’epoca, ma la seconda parte dello scritto non uscì mai. Probabilmente in quegli anni F. era passato dal convento alle Zattere a quello di Farra, in territorio austriaco. In seguito non pubblicò più nuovi scritti; il De principiis iuris naturae et gentium tuttavia fu ristampato a Venezia nel 1777 e a Napoli nel 1780-81. Morì a Farra il 20 giugno 1782.

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Bibliografia

G.F. FINETTI, De principiis iuris naturae et gentium, adversus Hobbesium, Pufendorfium, Thomasium, Wolfium, et alios, I-II, Venezia, Bettinelli, 1765; FILANDRO MISOTERIO, Apologia del genere umano accusato di essere stato una volta bestia. Parte prima, Venezia, Radici, 1768 (= ID., Difesa dell’autorità della sacra scrittura contro G.B. Vico, a cura di B. CROCE, Bari, Laterza, 1936).

S. CAVAZZA, Finetti, Bonifazio, in DBI, 48 (1997), 40-42; J.F.B.M. DE RUBEIS, De rebus Congregationis sub titulo beati Iacobi Salomonii in provincia S. Dominici Venetiarum erectae, Venezia, Pasquali, 1751, 490-491; MORELLI, Istoria, indice; B. LABANCA, Giambattista Vico e i suoi critici cattolici, Napoli, Pierro, 1898, 185-219; F. FURLAN [F. SPESSOT], Una gloria gradiscano-farese. Il linguista p. Bonifazio Finetti, «Forum Iulii», 3 (1912), 15-20, 81-84; Giornali veneziani del Settecento, a cura di M. BERENGO, Milano, Feltrinelli, 1962, 292-295; S. CAVAZZA, Polemiche vichiane: Bonifazio Finetti, Carlantonio Pilati e lo “Stato ferino” dell’umanità, «Atti dell’Accademia udinese di scienze, lettere e arti», 91 (1998), 93-113; S. SARTI, Finetti, Vico, Croce. Una disputa sullo “stato di natura”, «Atti dell’Accademia udinese di scienze, lettere e arti», 93 (2000), 143-150; P. ROSSI, I segni del tempo. Storia della Terra e storia delle nazioni da Hooke a Vico, Milano, Feltrinelli, 2003, 292-299, 313; A. RUBIN, Samuel David Luzzatto: Prolegomena to a Grammar of the Hebrew Language, Piscataway, Gorgias Press, 2005, 17-18, 48, 151-152, 193.

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