FORNACIARI GIOVANNI

FORNACIARI GIOVANNI (1909 - ?)

botanico, insegnante, organizzatore museale

Immagine del soggetto

Giovanni Fornaciari, primo direttore del Museo friulano di storia naturale.

Nato a Modena il 19 settembre 1909, si laureò in scienze agrarie l’11 luglio 1932 presso l’Università degli studi di Bologna con una tesi dal titolo Il polverizzamento e la frammentazione della proprietà nella provincia di Sondrio. Durante il corso di studi frequentava l’Istituto botanico dell’Università, diretto da Buscaglioni, e iniziò a lavorare presso la sezione stime dell’ufficio tecnico del nuovo catasto a Sondrio, intessendo un rapporto con la Valtellina che sarebbe durato tutta la vita. Tra il 1932 e il 1935 fu assistente volontario alla cattedra ambulante di agricoltura di Sondrio e poi segretario tecnico all’Unione provinciale agricoltori. In questo periodo si fece promotore del cospicuo impianto di oltre cinquecento alberi di noce maestosi e fruttiferi lungo la statale 38 dello Stelvio, nel tratto tra Sondrio e Grosio. Studiò la vegetazione della Valtellina e pubblicò i suoi primi lavori botanici su quella regione. Vincitore di concorso, il primo ottobre 1935 si trasferì a Udine a ricoprire la cattedra di agraria ed estimo presso l’Istituto tecnico commerciale e per geometri A. Zanon. In questo periodo F. pubblicò alcuni testi scolastici: Elementi di Biologia ad uso delle scuole medie, in due volumi (Udine, 1936-1937 e 1941), Nozioni di biologia ad uso degli istituti tecnici commerciali (Udine, 1943) e Scienze naturali ed igiene ad uso degli istituti professionali per geometri ed industriali (Udine, 1943). Per rispondere alle esigenze dell’insegnamento della botanica presso i vari istituti scolastici superiori della città e per avviare alcune sperimentazioni, nel 1937 F. ottenne dall’amministrazione provinciale di Udine l’autorizzazione a istituire un orto botanico su un terreno annesso all’Istituto, e ne diventò il direttore. ... leggi La seconda guerra mondiale aprì due parentesi nella vita scientifica di F. Tra il 1939 e il 1940 venne richiamato alle armi e destinato, con il grado di capitano d’artiglieria, alle batterie della Marina nelle isole della Dalmazia. Ciò costituì un’ottima occasione per una importante raccolta di piante, i cui materiali sono depositati presso il Museo friulano di storia naturale di Udine. Il secondo richiamo alle armi avvenne nell’agosto del 1943; dopo l’8 settembre entrò a far parte della brigata Osoppo con il nome di battaglia di “Enea” e, fino al maggio 1945, interruppe qualsiasi attività scientifica. Al rientro a Udine riprese l’insegnamento all’Istituto tecnico, cominciando a pubblicare i lavori scientifici da tempo preparati. Anche l’Orto botanico, semidistrutto durante l’occupazione tedesca nella seconda guerra mondiale, venne rimesso in efficienza nel 1945, al punto che nel 1957 vi si contavano oltre 2.500 specie coltivate, rappresentanti le famiglie principali e più significative. L’Orto botanico consentì di avviare un programma di corrispondenze per lo scambio di semi, piante secche e piante vive con oltre duecento istituti botanici italiani e stranieri. Dal 1948, inoltre, venne pubblicato l’elenco dei semi offerti in cambio, che nel 1957 giunse alla sua decima edizione. Nel 1958 F. conseguì la libera docenza in botanica sistematica e tenne per diversi anni il corso presso l’Istituto botanico dell’Università degli studi di Padova, con il quale collaborava già da tempo sotto la direzione di Carlo Cappelletti. Il dopoguerra costituì un’occasione di rinascita anche per la città di Udine per l’apertura del Museo friulano di storia naturale. Tra il 1936 e il 1939 F. aveva collaborato alla risistemazione degli erbari e delle collezioni petrografiche, paleontologiche, malacologiche dell’Istituto Zanon; perciò il sindaco di Udine, Cosattini, affidò a lui l’incarico di raccogliere tutte le collezioni naturalistiche disperse dalla guerra in Friuli e di costituire il Museo, intorno al nucleo delle raccolte ornitologiche ed entomologiche Colussi, Zamparo e Lazzarini. Le raccolte naturalistiche provenienti dall’Istituto tecnico Zanon abbisognavano di interventi più urgenti, ma erano «di un interesse che si può senz’altro dire notevolissimo, sia per la varietà, che per la quantità e bellezza degli esemplari e meritano di venire conservate nel migliore dei modi perché, anche da sole, potranno costituire un interessantissimo museo naturalistico» (Archivio del Museo friulano di storia naturale, Circolari). Grazie alla relazione presentata all’amministrazione da F., l’edificio dell’ospedale della Misericordia, acquisito dall’amministrazione comunale di Udine, venne destinato proprio alle raccolte naturalistiche, che poterono così essere sistemate e conservate – da F. in collaborazione con Bruno Martinis, Francesco Zani e Luciano Broili – in attesa del momento più adatto per essere esposte. Nel marzo del 1954 F. si fece promotore dell’assunzione effettiva del primo preparatore-custode (Carlo Luppi) e il 29 maggio 1955 il Museo friulano venne aperto al pubblico. Nell’autunno dello stesso anno F. fu tra i promotori e i curatori del I convegno friulano di scienze naturali, tenutosi a Udine nel 1955, con la partecipazione di illustri naturalisti e studiosi come Michele Gortani, Aldo Gagliardi, Silvia Zenari, Alvise Comel e Franco Anelli. Divenuto nel 1961 preside del nuovo Istituto tecnico per geometri C. Marinoni di Udine, F. mantenne il ruolo di “anima stessa” del Museo e si preoccupò di promuoverlo in tutti i suoi aspetti, fino al pensionamento, nel 1971. Fu socio della Società botanica italiana, della Società italiana di biogeografia, della Società adriatica di scienze naturali, della Società italiana di scienze naturali, della Società di fitosociologia delle Alpi orientali di Lubiana e dell’Accademia di scienze lettere ed arti di Udine, con la quale collaborò assiduamente, pubblicando numerosi lavori negli atti scientifici. Convinto che «un uomo è vivo finché vivono le sue opere», F. ha lasciato una produzione scientifica assai vasta, ma manca tuttora una bibliografia completa dei suoi scritti: l’ultima parziale autobibliografia è aggiornata al 1973. Tra le sue monografie più significative si segnalano: Flora e vegetazione delle valli del Mera e dell’Adda. Primo contributo: le felci (Udine, 1952); Aspetti della vegetazione nella zona circostante la cascata di Moggio (Udine, 1955); Flora e vegetazione delle valli del Mera e dell’Adda. Secondo contributo: Hydropteridales Equisetinae Lycopodinae (Rocca San Casciano, 1958); Osservazioni sulla flora e sulla vegetazione dei colli di Osoppo (Udine, 1961); Flora e vegetazione del Monte Barro (prima ed. senza note tipografiche, 1986; seconda ed. Oggiono, 1994), che costituisce ancora oggi un preciso e utilissimo repertorio floristico del Parco, all’interno del quale oggi è stato creato il sentiero naturalistico “Giovanni Fornaciari”; Il Giardino Botanico Alpino “Rezia” di Bormio (Trento, 1990), del quale F. è unanimemente ritenuto l’artefice; il poderoso volume Flora spontanea protetta nella Regione Lombardia: frutti del sottobosco, piante aromatiche e officinali (Milano, 1990). Per ultima si segnala la Bibliografia botanica del Friuli dalle origini al 1970 (Udine, 1973), nella quale F. mostra grande padronanza dei problemi bibliografici e la capacità di organizzare in modo chiaro e fruibile una considerevole quantità di dati di letteratura. La biblioteca scientifica di F., che conta oltre 3.500 titoli, è conservata presso il Museo friulano di storia naturale di Udine.

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Bibliografia

Museo friulano di storia naturale, Archivio, Serie A/1, Circolari interne 1945-1977.
G. FORNACIARI, Curriculum dell’attività scientifica e didattica svolta dal dott. Giovanni Fornaciari, Udine, Del Bianco, [1952]; ID., Notizie sull’attività scientifica e didattica del dott. Giovanni Fornaciari, Udine, Tip. Pellegrini, 1957.
A. BARBINA, Ricordo di Giovanni Fornaciari, «AAU», 84 (1991), 248-250.

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