FURNIO GIUSEPPE

FURNIO GIUSEPPE (1525 - 1602)

pittore

Alcuni studiosi, per cattiva lettura dei documenti, lo citano talvolta con il cognome Fumio o Turri. Figlio di Giovanni Battista “capsellarius” di San Vito al Tagliamento, il F. nacque probabilmente intorno al 1525: sposò donna Francesca dalla quale ebbe tre figli, Giovanni Battista-Paolo, Marzio-Giovanni Battista e Valentina. La sua attività è documentata a partire dal 1552, allorché affrescava il presbiterio della chiesa di S. Elena a Luincis in Carnia con scene della vita della santa e del Nuovo Testamento nelle pareti, Eterno Padre, Dottori della chiesa ed angeli nella volta costolonata. Nel 1555, ancora in Carnia, a Paluzza, decorò il coro della vecchia chiesa di S. Maria (ora cappella laterale della nuova parrocchiale) con scene relative alla vita della Vergine e con Evangelisti e santi nella volta, affreschi rovinatissimi. In un atto che riguarda il figlio Girolamo, risulta già morto nel 1603. La sua attività è ricordata soprattutto da documenti pubblicati da Gustavo Bampo: nel 1565 dipinse una pala d’altare per la chiesa di Taiedo presso Chions, nel 1565 una pala per la chiesa di San Vidotto, nel 1566 un gonfalone per la chiesa di Forgaria nel Friuli, uno per quella di Sanguarzo presso Cividale del Friuli ed una pala d’altare per la chiesa di S. Marco di Gaio presso Spilimbergo. Nel 1567 dipinse una pala d’altare per la pieve di Gorto in Carnia (firmata e datata), uno stendardo per la parrocchiale di San Giorgio al Tagliamento (stimato da Tommaso Mioni e Domenico Greco) e nel 1569 un gonfalone per la confraternita del Santissimo a Bagnarola, nel 1570 insieme a Bernardino di Giovanni Andrea di Portogruaro stimò la pala d’altare dipinta da Pomponio Amalteo per la chiesa di S. Giacomo a Savorgnano di San Vito. ... leggi Dipinse ancora gonfaloni per Bagnarola e Canussio di Varmo (1582). Nel 1587, insieme con Giuseppe Moretto e Pietro Antonio degli Alessi, stimò gli affreschi eseguiti da Cristoforo Diana nella chiesa di Settimo e nel 1590, insieme con Antonio Veneto, quelli dipinti dallo stesso Diana nella chiesa di S. Floreano presso San Giovanni di Casarsa. Si ha notizia anche di litigi per l’eredità con il fratello Giovanni Maria (1572) e, per questioni di confini di terreni, con gli eredi di Pomponio Amalteo (1588, 1589). Seguace di quest’ultimo, il F. è pittore mediocre e ripetitivo, alquanto sgrammaticato ma dotato di una piacevole verve popolaresca che affiora soprattutto nei cicli d’affreschi di Luincis e Paluzza, ai quali si possono aggiungere quelli del presbiterio della chiesa di S. Petronilla a Savorgnano di San Vito al Tagliamento (ca. 1555-56) e della parrocchiale di Blessaglia, con la bella scena parietale raffigurante La confraternita dei battuti ammessa a venerare i misteri della vita della Vergine, insolita nella ideazione e suggestiva nella realizzazione. Le sue figure, chiaramente mutuate dal repertorio amalteiano, sono spesso rigide, prive di movimento ed impaginate in spazi ristretti. Fa eccezione la pala d’altare della pieve di Ovaro, schematica nella disposizione dei personaggi, ma ravvivata nello sfondo dall’ariosa veduta della valle di Ovaro.

G. F. ebbe un fratello, Giovanni Maria, che fu parimenti pittore e seguace dell’Amalteo, documentato dal 1563 al 1599. Sposò Lucina di Andrea Vigna di Tolmezzo, risiedette tra il 1564 ed il 1574 a San Daniele del Friuli dove tenne bottega e si spostò in seguito a Spilimbergo. Di lui si ricorda un gonfalone (perduto) eseguito nel 1572 per la pieve di S. Pietro a Dignano al Tagliamento, una pala d’altare dipinta nel 1574 per la chiesa di Pozzalis (perduta), un’altra, raffigurante la Trinità, per la chiesa di San Pietro di Ragogna (1574: rubata nel 1917-18) e la doratura della pala dell’altar maggiore della chiesa parrocchiale di Morsano al Tagliamento (perduta). Nel 1567 si accordava con i camerari della chiesa di San Tomaso di Majano per fare una ancona lignea intagliata e dipinta: rimangono le due figure dipinte di S. Giovanni Battista e di S. Paolo. Goi e Metz gli assegnano i malandati affreschi dell’oratorio di S. Giovanni decollato di Lungis, in Carnia (1575), già attribuiti a Giovanni Battista da Lozzo.

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Bibliografia

JOPPI, Contributo quarto, 39 (Giuseppe Turri); A. ROJA, La Pieve di S. Maria di Gorto e le sue antiche filiali. Note storiche, Udine, Moretti e Percotto, 1914, 32-33; R. ZOTTI, Sectilia, Udine, Del Bianco, 1915, 42 (Giuseppe Turri); BAMPO, Contributo quinto, 98-110; G. BERGAMINI, Problemi di scultura in Friuli: l’altare del Tironi nella chiesa di S. Maria di Paluzza, «Memorie storiche forogiuliesi», 52 (1972), 67-68; F. QUAI, Alla scuola di Pomponio Amalteo, «Quaderni della FACE», 42 (1973), 53-55 (Giuseppe Fumio); F. QUAI - G. BERGAMINI, Documenti per lo studio dell’arte in Friuli, XIII, «Sot la nape», 41/4 (1989), 39; G. BERGAMINI, Nota su alcuni affreschi in Canal di Gorto, in Guart, 450-454; C. QUAGLIARINI, Furnio, Giuseppe, in DBI, 50 (1998), 784-785; P. GOI, Gonfaloni, cortine e baldacchini […], in Vincenzo Joppi 1824-1900. Atti del convegno di studi (Udine, 30 novembre 2000), Udine, Forum, 2004, 225-226; F. METZ - P. GOI, Pomponii Amalthaei alumnus. Annotazioni sulla scuola sanvitese dell’Amalteo, in Pomponio Amalteo. Pictor Sancti Viti 1505-1588. Catalogo della mostra (San Vito al Tagliamento, 29 settembre-17 dicembre 2006), a cura di C. FURLAN - P. CASADIO, Milano, Skira, 2006, 101-103; G. BERGAMINI, Furnio Giovanni Maria, Furnio Giuseppe, in AKL, 46 (2005), 387-388.

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