GIOVANNI DA LUPICO

GIOVANNI DA LUPICO

notaio

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Segno di tabellionato e sottoscrizione del notaio Giovanni da Lupico.

Notaio e cancelliere del patriarcato di Aquileia, attivo nella seconda metà del XIII secolo. Le notizie attorno alla sua vita sono assai scarne perché egli giunge all’attenzione della storia e della documentazione friulana in seguito alla nomina patriarcale del legato apostolico per la Lombardia Gregorio di Montelongo (1251-1269), presso il quale egli svolse la funzione di scriba e notaio, funzione nella quale era accomunato con Nicolò da Lupico, forse suo fratello. Originario di un castello nel Casertano, “castrum Lupici”, era conterraneo del Montelongo e molto probabilmente apparteneva alla sua “familia”, cosicché lo seguì nella legazione pontificia fino all’ultimo importante officio patriarcale. Egli svolse un ruolo di primo piano nella produzione documentaria patriarcale non soltanto per quantità di atti rogati, ma anche per l’evoluzione tipologica: i regesti dei suoi documenti occupano un’intera sezione dell’importante raccolta dei diritti della Chiesa aquileiese nota come Thesaurus Ecclesiae Aquileiensis e vanno dal 1252 al 1296. Egli adempì dunque al servizio di redigere i principali atti del patriarcato per quasi mezzo secolo, continuando nell’incarico anche dopo la morte del suo “patronus”, il Montelongo, durante il delicato periodo della vacanza e della contestata elezione di Filippo di Carinzia (1269-1273), quindi durante il patriarcato del lombardo Raimondo della Torre (1273-1299). G., giunto dunque in Friuli molto giovane al seguito di Gregorio, s’applicò alla stesura di documenti importanti per il governo patriarcale, forse sotto la direzione di Nicolò da Lupico: è definito «magister» nei documenti rogati da altri notai, mentre egli si qualifica «notarius domini patriarche» e nel testamento del Montelongo ha l’appellativo di «scribe suo in adiutorium». Come per altri notai di alto profilo professionale, anche G. godette della fiducia delle istituzioni aquileiesi, al di là dei cambiamenti al vertice della Chiesa di S. Ermagora: quando s’aprì il periodo del dominio di Raimondo della Torre, segnato dall’ingresso in Friuli di numerosi Lombardi favoriti dal patriarca, egli non venne affatto congedato, ma passò il testimone della gestione documentaria del principato ecclesiastico. ... leggi Raimondo, infatti, pur potendo disporre dei migliori notai dell’Italia padana, continuò a utilizzare lo scriba del suo predecessore, affiancandogli notai friulani alcuni dei quali avevano già rogato per Gregorio. L’attività di G. presso la curia aquileiese – attività non limitata alla mera stesura materiale di atti – è testimoniata dagli atti contenuti nei suoi registri: nel 1268 Nicolò da Lupico era stato nominato vicedomino dal patriarca Gregorio, ma l’anno successivo, subito dopo la morte del Montelongo, egli venne rimosso dall’incarico e a redigere l’atto che segna il passaggio delle consegne da Nicolò ad Artico di Castello – il nuovo vicedomino, legato alla fazione vicina ai conti di Gorizia avversari dello scomparso patriarca – fu proprio G. Mentre Nicolò usciva dunque dalla scena pubblica, G. proseguì la sua attività presso la curia, assicurando la continuità amministrativa del patriarcato. D’estremo interesse è il registro di G. che si conserva presso la Biblioteca nazionale marciana (Lat. XIV, 80, 4601): esso, che contiene atti dal 1267 al 1273, mostra le caratteristiche proprie del protocollo delle imbreviature, un elemento innovativo nella pratica documentaria del territorio aquileiese. In questo registro s’incontrano soluzioni di diversa origine: è cartaceo, di piccolo formato e, sull’esempio dei registri notarili italiani, presenta molti atti depennati, segno che da essi è stata tratta copia. Altro elemento d’innovazione di G. è nella scrittura, che non accoglie le istanze cancelleresche, allineandosi al modello oramai canonizzato del notariato italico. Il registro non è però propriamente un quaderno delle imbreviature, vale a dire un fascicolo cui il notaio affidava le proprie minute e al quale si rivolgeva per estrarre gli instrumenta; si tratta invece di una sorta di libro-archivio in cui il cancelliere scriveva per esteso i documenti di cui redigeva anche l’originale in pergamena munito di sigillo da consegnare ai destinatari. Tutto ciò avvicina il registro ad un cartulario, come attesta anche l’uso di inserire tra gli atti alcuni documenti di cui era destinatario il patriarca. Va sottolineato che nessuno dei quaderni di G. è integro: sono sempre mutile le prime carte. Inoltre la consistenza degli altri suoi protocolli è minore rispetto al registro della Biblioteca nazionale marciana. La miscellanea più antica mette in evidenza il rapporto di fiducia stabilitosi tra G. e Raimondo della Torre. Nel 1279, ad esempio, G. era a Lodi, dove redasse numerosi atti, mentre nel 1278 aveva rogato un documento patriarcale a Padova. Gli altri frammentari fascicoli mostrano G. attivo in Istria (Pola 1277) ed in varie località del Friuli in un giro d’anni che va dal 1269 al 1295. L’ultima stagione dell’attività curiale di G. si svolse dal 1294 al 1299, quando l’ormai vecchio cancelliere seguiva ancora il patriarca Raimondo a Udine, a Sacile ed a San Vito oltre a rogare a Cividale, eletta dal notaio a sua sede privilegiata (cfr. ms BCU, Principale, 1471/II). Incerta del tutto la sua data di morte.

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Bibliografia

BNMV, Latini, XIV, 80 (4601); ms BCU, Principale, 1471/I e II.

Thesaurus Ecclesiae Aquileiensis, ed. G. BIANCHI, Udine, 1847, 154-221; ZAHN, Archivalische Untersuchungen, 82, n. 27; Urkunden- und Regestenbuch des Herzogtums Krain, a cura di F. SCHUMI, II, Laibach, 1884-87, n. 395, 301-303, n. 396, 303-304, n. 396A, 304-305; Urkundenbuch des Herzogtums Steiermark, a cura di J. VON ZAHN, III, Graz, 1913, n. 147, 222-223; Die Kärntner Geschichtsquellen 1202-1269, a cura di A. VON JAKSCH, in Monumenta historica ducatus Carinthiae, IV, Klagenfurt, 1915, n. 2985, 698, n. 2989, 700, n. 3015, 717, n. 3016, 717-718, n. 3024, 721-722; Die Kärntner Geschichtsquellen 1269-1286, a cura di H. WIESSNER, in Monumenta historica ducatus Carinthiae, V, Klagenfurt, 1956, n. 34, 18, n. 35, 18-19, n. 38, 20-21, n. 41, 22, n. 42, 22-23; ZENAROLA PASTORE, Atti, 25-34; P. SOMEDA DE MARCO, Notariato, 31-32; MARCHETTI LONGHI, Gregorio, 358, 400, 422; BIASUTTI, Cancellieri, 36; ZABBIA - BRUNETTIN, Giovanni da Lupico, 328-346.

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