MAGRO GINO E MENCACCI PIETRO

MAGRO GINO E MENCACCI PIETRO

artigiani

Immagine del soggetto

L'officina Magro e Mencacci in porta Cussignacco a Udine, fotografia di Attilio Brisighelli (Udine, Civici musei, Fototeca).

L’officina Magro e Mencacci fu fondata tra il 1919 e il 1920 da Pietro Mencacci e Gino Magro (Udine, 1893-1980), due operai dell’officina Calligaris. Nella Mostra udinese d’emulazione del 1921 i due fabbri figurarono nel comitato promotore generale e Mencacci fu uno degli otto membri ordinatori della sezione arte applicata al metallo. L’officina Magro e Mencacci era situata a Udine presso il cavalcavia di porta Cussignacco, ma fin dagli anni Venti era stata aperta una filiale a Trieste, in via Vidali, poi, dal 1928, addirittura un’altra a Roma. Tra le numerose mostre cui la ditta partecipò si possono citare: la Mostra d’arte friulana (1920); la Fiera campionaria di Milano (1923, 1925, 1926) e di Padova (1925 1926); la I Biennale friulana d’arte e la Crociera promozionale dei prodotti italiani (1924) in Sud America. La ditta si distinse per la sua adesione all’arte déco in cui collaborò con i maggiori artisti del periodo del tempo: da Raimondo D’Aronco ad Ermes Midena. La scelta di delegare a un architetto il disegno della propria produzione fu molto innovativa dal punto di vista artistico, in grado di poter sostenere la concorrenza sul piano delle forme moderne. La collaborazione con Raimondo D’Aronco iniziò nel 1925 quando l’officina Magro e Mencacci eseguì la ringhiera modulare e il lampadario a corona per villa Tamburlini. Nel 1929 la Magro e Mencacci collaborò con la Calligaris nei lavori del municipio realizzando i due cancelli per gli scaloni secondari e le cancellate ornamentali nel passaggio coperto tra via Cavour e via Rialto, i quattro cancelli in ferro battuto e bronzo per le porte degli ascensori, l’intelaiatura in ferro (1930) per il velario sul soffitto dell’antisala Ajace. ... leggi Un rapporto più continuo di collaborazione fu quello con l’architetto Ermes Midena, che disegnò gran parte dei ferri battuti art déco prodotti negli anni Venti. Lo dimostrano le piantane che reggono coppe in vetro soffiato, i lampadari per la Banca d’Italia a Tripoli, la specchiera a muro esposta nella Biennale udinese del 1926, le vetrine in metallo e marmo della Farmacia Aquila Nera, le ringhiere udinesi di casa Sgualdino (1925-1927), l’insegna dell’Osteria Friulana, ricostruita alla Mostra del vino di Conegliano nel 1927, le inferriate per la sede triestina della Banca d’Italia (1928). Nel 1927 circa, in coincidenza con la fine della collaborazione con l’architetto Midena, l’officina ottenne da parte della ditta Stuard, diretta dall’architetto triestino Gustavo Pulitzer Finali, l’appalto dei lavori in metallo sulle navi costruite a Monfalcone. La Magro e Mencacci operò per le motonavi Vulcania e Saturnia. Nacque così un nuovo rapporto di collaborazione con l’architetto Gustavo Pulitzer Finali, che disegnò e fece eseguire dall’officina udinese una balaustra razionalista per la Triennale del 1930 e i cancelli per la Borsa di Trieste (1929). Il graduale cambiamento del gusto e il costo proibitivo delle lavorazioni, dovuto sia ai materiali usati che alla lavorazione manuale, portarono nel 1932 alla chiusura dell’officina.

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Bibliografia

G. BUCCO, Il ferro battuto in Friuli tra Liberty e Déco. Alberto Calligaris e la sua scuola, in Carlo Rizzarda 1883-1931 e l’arte del ferro battuto in Italia, a cura di A. P. ZUGNI TAURO, Vicenza, Stocchiero, 1987, 91-106; EAD., Il labile confine tra arte e artigianato. Per una storia delle arti applicate in Udine (con schede delle arti applicate), in Arti a Udine, 201-238, 416-417; EAD., L’opera di Alberto Calligaris e le officine febbrili del Novecento in Friuli, «Atti dell’Accademia San Marco di Pordenone», 4-6 (2002-2004), 865-873; Palazzo comunale, 150-151, 222.

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