MANIACCO TITO

MANIACCO TITO (1932 - 2010)

scrittore, pittore, letterato, politico, maestro

Immagine del soggetto

Lo scrittore Tito Maniacco ritratto da Nino De Carne, Udine 2003.

Nacque a Udine il 6 gennaio 1932 da Rosalia Maniacco e Silvio Maria Buiatti, il grande fotografo noto per i ritratti e le tecniche tipiche del “pictorialism”. L’infanzia e l’adolescenza vissute sino al 1945 nei borghi Villalta e Gemona furono rievocate da M. nel libro autobiografico Figlio del secolo (2008), romanzo di formazione e vivido affresco storicosociale. Gli studi irregolari, le insaziabili letture, la precoce creatività e un acuto senso critico lo portarono a formarsi una cultura vasta, internazionale, anticonformista. Entrò giovanissimo nella FIGC (Federazione italiana giovanile comunista) e poi nel Partito comunista italiano (PCI), restandovi fino al 1985. Fece parte del comitato cittadino del partito e dal 1970 fu consigliere e capogruppo comunale, riservando particolare attenzione ai temi dell’autonomia e dell’identità friulana. Nel 1957, dopo aver vinto il concorso magistrale, ottenne un primo incarico come supplente a Moggessa, dove insegnò per qualche mese in una pluriclasse; questa esperienza costituisce il nucleo del romanzo Mestri di mont (2007). A Udine frequentò il gruppo di poeti Mario Cerroni, Alcide Paolini, Luciano Morandini, Domenico Cerroni Cadoresi, che faceva capo alle riviste «Momenti» e «La Situazione». Su «Momenti» comparve nel 1953 la sua prima poesia edita: Se vorrete parlarmi a sera. Coltivò sia la scrittura che l’arte figurativa, anche congiuntamente: i suoi quaderni di appunti e di poesia sono sempre accompagnati da immagini e segni calligrafici; le sue opere pittoriche sono spesso accompagnate da testi scritti. ... leggi Iniziato alla pittura da Giuseppe Zigaina, nel 1952 partecipò a una collettiva a Udine; nel 1968 espose al Circolo degli artisti friulani di Udine. I suoi collage ironici e provocatori incontrarono una perplessa accoglienza. Negli anni dell’ugualmente appassionato impegno politico e professionale (fu amatissimo maestro in varie località del Friuli: a Venzone e a Manzano, che raggiungeva in treno, poi finalmente, dal 1978, a Udine) riuscì al contempo ad esprimere la propria multiforme creatività e a realizzare almeno in parte i suoi numerosi progetti. Divenne presidente del Circolo culturale Elio Mauro che si occupò per la prima volta in Friuli (1971) di Tina Modotti e portò a Udine il Mistero buffo di Dario Fo e il grande poeta Rafael Alberti. Tra il 1977 e il 1979 pubblicò I senza storia. Storia del Friuli, in tre volumi illustrati da Ferruccio Montanari. Opera dal taglio inedito, ispirato al metodo della scuola francese delle Annales, fu più tardi rielaborata nella Storia del Friuli (1985). Accantonata apparentemente la pittura (in realtà non smise mai di dipingere), per molti anni seguì l’attività degli amici artisti da “lettore” (così amava definirsi: fu in realtà critico finissimo): in particolare si interessò di Mario Baldan, Pino Mocchiut, Luciano Ceschia, Tonino Cragnolini, Carlo Ciussi, Aldo Colò, Sergio Altieri, Cesare Mocchiutti, Anzil (Giovanni Toffolo) e del fotografo Danilo De Marco; più tardi di Giancarlo Ermacora, Riccardo De Marchi e Bruno Aita. Intensa fu l’attività letteraria di M., poetica, narrativa e saggistica. Numerose le raccolte poetiche e i poemetti: Stagioni in Friuli (1958), Una sorta di ira (1967), Le vette del tempo (1971), Una luce generale (1973), La farfalla notturna (1976), L’azzurro non è misurabile (1980), Le bianche scogliere di Rügen (1983), Viaggio di Herr Walter von der Vogelweide nella Patria del Friuli, ospite del Signore Patriarca Wolfger di Ellenbrechtskirchen, in Civitate Austriae (1988), Da una lontananza irrevocabile (1991), Gentiluomo nello studio (1996), Collages (1998), Mediterraneo (1998), Patriarca nella nebbia (2004). La poesia di M. è generalmente caratterizzata da un’intertestualità che si estende alle maggiori espressioni della poesia universale, con uno spiccato gusto per la citazione, per l’assemblaggio (al collage fece ricorso, come si è detto, anche in pittura), per una topica colta, e ha spesso un tono eticamente risentito: M. non si rassegnò mai al tradimento dei chierici e al declino dell’utopia rivoluzionaria. La sua produzione narrativa comprende due raccolte di racconti: Genesi (1999) e Le favole del corvo (2005), i romanzi brevi L’uomo dei canali (1993; ripubblicato nel 2004 assieme al racconto La perdita di mandato) e La veglia di Ceschia (2001) e i citati Mestri di mont e Figlio del secolo. Opere che testimoniano tutte delle vastissime frequentazioni letterarie di M. e della sua capacità di penetrazione, assimilazione e mimesi di culture, generi e stili diversi: La veglia di Ceschia è un Finnegas Wake nostrano che molto deve a Joyce (anche per l’uso di una sorta di “stream of consciousness”) e a Laurence Sterne; Genesi appartiene al genere delle ri-Scritture (la definizione è di Piero Boitani e si riferisce ad opere ispirate alla Scrittura; M. fu lettore assiduo della Bibbia, e ben conosceva Il Grande Codice di Northrop Frye); L’uomo dei canali è una straordinaria immersione nella cultura cinese, di esso scrisse Carlo Sgorlon: «Maniacco è magistrale nel descrivere gli ambienti del potere e le regge. Allo stesso modo detesta la guerra e le sue conseguenze, ma gli piace indugiare a descrivere tattiche e strategie. A me non pare una contraddizione, così come non mi sembra che il suo storicismo contrasti con la sensibilità lirica e cinesizzante verso la natura e i suoi incanti. I suoi lettori poi gli devono essere grati perché sia nelle liriche sia nella narrativa ha saputo dotare di leggerezza incantata i suoi fondamentali filosofici, l’hegelismo, il razionalismo, lo storicismo marxista. E ciò in particolare in questo delizioso romanzo breve». Per quanto attiene alla saggistica, è del 1995 L’ideologia friulana. Critica dell’immaginario collettivo, un pamphlet in cui M., da intellettuale progressista e lucido ermeneuta della storia e della contemporaneità del Friuli, fustigava il provincialismo, il conservatorismo, il ritardo culturale e la falsa coscienza di un localismo asfittico, retorico e codino. La controlettura della storia friulana proseguì con la Breve storia del Friuli e la Breve storia di Udine; del 1997 è La patata non è un fiore. Vivere e morire da contadini, saggio in cui la storia alimentare è spunto per una veemente denuncia del colonialismo europeo e per un ulteriore drastico sbugiardamento della pseudotradizione. Oscurato dalla stampa locale per l’appartenenza politica, solo verso la fine degli anni Ottanta cominciò a collaborare ad alcune testate, trovando ospitalità in «TuttoUdine» prima, poi ne «Il Gazzettino» e ne «Il Friuli», diventato successivamente «Il Nuovo Friuli», sui quali, nelle rubriche Ritratti e Moleskine, si espresse con lucidità critica e accorata polemica sugli aspetti della politica e della società da cui dissentiva in nome della propria ideologia severa e libera allo stesso tempo: mai rinnegò l’utopia comunista, pur riconoscendo gli errori e i limiti della realpolitik e del partito. Il 1991 segnò la ripresa ufficiale della pittura, con la mostra “Bricolage II”, presentata in una libreria, a conferma dello stretto nesso che in M. lega arte e letteratura. Nel 1999 sposò in seconde nozze la scrittrice e storica Marina Giovannelli, con la quale trascorse diversi periodi a Grado e nell’ampezzano, località ispiratrici di due testi tra i suoi più significativi: Patriarca nella nebbia (2004) e Oltris (2009), l’ultimo suo libro di poesie, l’unico in friulano, e di una serie di nuove ricerche figurative con la tecnica dell’acquarello, mai abbandonata nel corso degli anni. Patriarca nella nebbia, Mestri di mont, Figlio del secolo e Oltris si distinguono dalle altre opere per una dimensione più intima, catartica, tra memoria e bilancio, tra introspezione e confessione; non senza accenti commossi, lo scrittore si rivela nella sua piena umanità. M. ottenne tardivi riconoscimenti pubblici: il premio Friûl Aquila d’oro conferitogli dal comune di Pozzuolo del Friuli nel 1987, il premio Epifania 2003 di Tarcento, il premio alla carriera della Società operaia di mutuo soccorso di Pordenone nel 2007; nel 2008 il comune di Udine gli conferì il sigillo della città quale cittadino onorario, mentre la sua opera letteraria ottenne nel 1972 il premio Cittadella per la silloge poetica Le vette del tempo e nel 2008 il premio Caterina Percoto (ex aequo) per Mestri di mont. Nel 1988 M. subì un primo intervento chirurgico al cuore che ne compromise la vigoria fisica, ma non l’energia morale che lo sostenne senza cedimenti anche nel periodo estremo della grave malattia che ne causò la morte in Udine il 22 gennaio 2010.

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Bibliografia

A. GIACOMINI, La poesia di Tito Maniacco, «La Panarie», n.s., 4/13 (1971), 44-46; C. SGORLON, Ideologia e ambiguità. Profilo di Tito Maniacco, «Quaderni della FACE», 42 (1972), 28-37; E. GUAGNINI, Narrativa italiana in Friuli tra il 1976 e il 1977, «Ce fastu?», 53 (1977), 177-192; R. JACOVISSI, Sante strìche di pitìche. L’ideologia friulana secondo Tito Maniacco, «La Panarie», n.s., 27/107 (1995), 105-111; L. DAMIANI, Maniacco, variazioni sull’isola di Böcklin, «MV», 9 novembre 2003; G. CARBONETTO, Prefazione a T. MANIACCO, L’uomo dei canali / La perdita di mandato, Barcellona, Euromeeting/Mediasat, 2004; M. TURELLO, Moggio, i ricordi di un maestro, «MV», 13 febbraio 2008; ID., Il romanzo di Tito e della vecchia Udine, ibid., 15 ottobre 2008; M. CARMINATI, Figlio della storia, «La Panarie», n.s., 42/163 (2009), 19-28; L. DAMIANI, Elegie a collage: l’utopia perduta di Tito Maniacco, «MV», 10 luglio 2009; M. TURELLO, Il friulano e lo zen di Tito Maniacco, ibid., 5 agosto 2009; ID., Uno scrittore universale nemico della retorica, ibid., 23 gennaio 2010; L. DAMIANI, Nella terra promessa di Tito, ibid., 24 gennaio 2010.

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