MISSIA JAKOB

MISSIA JAKOB (1838 - 1902)

arcivescovo

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L'arcivescovo Jakob Missia (Gorizia, Palazzo arcivescovile).

Succedette sulla cattedra arcivescovile di Gorizia ad Alojz Matija Zorn il 28 marzo 1898, provenendo dalla sede di Lubiana, che aveva retto dal 1884. Era nato a Mota (Ljutmer, Stiria slovena) il 30 giugno 1838 e dopo gli studi teologici a Graz e nel collegio Germanico di Roma, dove si era laureato in filosofia e teologia, fu ordinato sacerdote nel 1863. Fu poi segretario del vescovo di Seckau e cancelliere di quella diocesi, conquistandosi grande stima presso l’episcopato austriaco. Non gli fu tanto facile accettare l’allontanamento da Lubiana per passare a Gorizia: di lui erano apprezzate «pietà, sapienza, giustizia, rettitudine», come scrisse il giornale goriziano alla notizia della sua nomina, e si sapeva che avrebbe dato «vivissimo impulso al movimento cattolico». Tra i cittadini di Lubiana e tra quelli che lo attendevano a Gorizia si stavano aprendo gravi contrasti di natura politica e nazionale: c’era una parte che lo giudicava troppo filo-tedesco e quindi nemico del popolo sloveno, ma la sua origine portò a nutrire aperte forme di diffidenza specialmente tra i liberali isontini. Era un luogo comune che la parte slovena si sentisse posposta dalle autorità centrali a quella italiana, ma avveniva anche viceversa nel giudizio degli irredentisti italiani. Egli tuttavia non volle muoversi al di fuori di ambiti strettamente pastorali. Non a caso nella cappella che egli fece costruire nel palazzo vescovile di Lubiana, domina, accanto alla croce apparsa a Costantino, la scritta IN HOC SIGNO VINCES, che fu il suo motto; e nella controfacciata della stessa cappella è rappresentato il vescovo di Lubiana Tomaž Hren, con la croce sulle spalle e la scritta TERRET LABOR | ASPICE PRAEMIUM, a richiamo delle battaglie che tre secoli prima quel presule aveva dovuto sostenere. ... leggi Gli arcivescovi di Gorizia facevano parte di diritto della dieta provinciale goriziana, alla quale, in quegli anni, la parte slovena si rifiutava di essere presente: M. invece vi partecipò, sia pure di rado, proprio per evitare inasprimenti e per concorrere a superare momenti tanto critici, in cui, oltre alle divisioni di carattere nazionale, si erano verificate spaccature all’interno degli stessi movimenti politici. La sua azione contribuì a far crescere di molto la vita diocesana, ponendo le premesse per una crescita culturale sempre maggiore e avviando una parabola ascendente che sarebbe stata fermata soltanto dalla grande guerra. Incoraggiò al culto del Sacro Cuore di Gesù, con particolare attenzione al Redentore, nel passaggio del secolo: la cappella privata che, tanto simile a quella di Lubiana, egli fece costruire a Gorizia fu dedicata appunto al Redentore (22 febbraio 1902). Durante l’anno santo egli guidò un pellegrinaggio a Roma, come segno di fedeltà al Pontefice e di implicito disaccordo rispetto al nazionalismo tedesco (Los von Rom). Si impegnò nella qualificazione del clero e quindi nella sua formazione: fermi restando la meta e il modello del Frintaneum di Vienna – da dove richiamò a Gorizia Francesco B. Sedej, destinato ad essere canonico –, che venivano prospettati per chi aveva qualità e capacità superiori per servire a vantaggio della diocesi, progettò un corso ginnasiale per il nuovo Seminario minore, in vista del quale acquistò la villa Böckmann. Affidò ai francescani i santuari mariani di Monte Santo e di Barbana e appoggiò l’opera dei salesiani nell’Istituto S. Luigi. La cappella privata del palazzo arcivescovile, che egli fece costruire tra il 1899 e il 22 febbraio 1902, fu da lui consacrata un mese prima della morte improvvisa, avvenuta il 24 marzo 1902. Egli invitò a lavorare gli artisti che avevano già lavorato nella analoga cappella lubianese, Raimund Jeblinger, Franz Attorner, Joseph I. Sattler, ai quali si aggiunse il goriziano Clemente Del Neri. Vi sono impressi elementi dell’eclettismo puristico e nazareno, ma un virtuosismo raffinato introduce anche spunti del tutto nuovi. Progetti impegnativi (si parlò di “radicale riforma”) egli aveva previsto anche per la cattedrale metropolitana, che avrebbe dovuto assumere linee neoromaniche; fu interpellato l’architetto Ruggero Berlam. Il 16 dicembre 1898 fu avviato un corso di canto gregoriano, con la guida di don Franc Setničar, nei programmi della Società di S. Cecilia, a cui diede la sua collaborazione anche Augusto Cesare Seghizzi. In ambito culturale, guardando ad Aquileia, M. progettò un congresso di studi per il 1902, nell’undicesimo centenario della morte di san Paolino d’Aquileia (il convegno si tenne invece poi a Cividale). Durante il suo pontificato apparve, con la sua fotografia e con una grafica elegante di Philipp Schumacher, un capitolo sulla chiesa goriziana curato da F.B. Sedej, in Die Illyrische Kirchenprovinz, in Die katholische Kirche, unser Zeit und ihre Diener in Wort und Bild (Wien, 1900). Seguì da vicino le manifestazioni indette dalla dieta provinciale per il quarto centenario dell’appartenenza della contea di Gorizia agli Absburgo. Fatto cardinale il 15 maggio 1899, M. fu il primo ecclesiastico sloveno investito di questa dignità. È sepolto nella cappella di S. Michele sul Monte Santo.

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Bibliografia

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