PICK ALESSANDRO

PICK ALESSANDRO (1849 - 1916)

architetto

Immagine del soggetto

Il caffè Garibaldi a Gorizia, progettato da Alessandro Pick e costruito tra il 1899 e il 1911.

Nacque a Gorizia nel 1849. Fu architetto attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento; il suo nome è legato alla realizzazione più nota: il caffè del Corso, detto anche caffè Viennese o caffè Specchi – ora caffè Garibaldi – costruito fra il 1899 e il 1910. Il luogo è celebre per aver rappresentato un punto di incontro fra aristocratici nativi del luogo (Ritter, Formentini, Leitgeb, Mels-Colloredo, Strassoldo, Cristalnic, Coronini, ecc.) e alta ufficialità austriaca (Spaum, Degenfeld, Giulay, ecc). Secondo Silvio Segalli «agli Specchi il dialogo fra italiani e tedeschi sembrava più facile». In seguito il caffè si chiamò Garibaldi e diventò ritrovo di intellettuali ed esponenti della borghesia goriziana; tra gli altri, il germanista Ervino Pocar, il grecista Nino Paternolli, il poeta Biagio Marin, il letterato Quarantotti-Gambini ed alcuni noti scrittori, come Panzini, Salvemini, Varisco, Jahier, Godetti, Vidari. L’edificio occupa un lotto d’angolo all’incrocio fra corso Italia e via XXIV Maggio (già via Tre Re). La strada di collegamento fra centro storico e stazione ferroviaria è l’arteria lungo la quale si sviluppò la città otto-novecentesca: vi si affacciano numerosi edifici ad angolo, le cui ali interne creano una continuità nel tessuto architettonico fra il percorso principale e le strade laterali che vi afferiscono. Il caffè Garibaldi si eleva di quattro piani fuori terra, con corpi lievemente sopraelevati al centro e sui limiti dei due blocchi laterali; il lato smussato è rivolto verso l’incrocio stradale. Il prospetto d’angolo, che comprende l’ingresso al caffè, diventa così il punto focale della composizione architettonica, che si conclude all’ultimo piano con un timpano incorniciato da lesene e capitelli. ... leggi Questo lato è connotato anche da due balconcini aggettanti, di cui l’inferiore è sostenuto da telamoni. L’apparato decorativo, molto elaborato e articolato, è realizzato prevalentemente in pietra artificiale. Il prospetto verso il corso è caratterizzato da una pensilina, leggera ed elegante, che costituiva la naturale espansione del caffè verso la pubblica via. Lo stesso P. fu progettista, a Gorizia, anche del palazzo Mels-Colloredo del 1872-1876, oggi caserma Guella in piazza Cesare Battisti; mentre nella zona di espansione della città, ai margini del centro storico, si trovano diversi villini a lui attribuiti. Fra questi, la villa Furlani (S. Tavano) al numero 61 di corso Italia (del 1875), villa Blasig e casa Bonne del 1897, sulla stessa via, che «all’epoca esibiva magnifici gerani pendenti dal terrazzino sorretto da possenti telamoni, così tanto ben curati dalle suore di Maria della Medaglia Miracolosa» (F. Zorzut). Sempre sul corso, si trova la villa Barnaba, all’incrocio con via Carlo Goldoni, del 1913 (O. Pitton). Molto interessanti sono anche il villino interno del Monte di pietà in via Carducci, del 1895, e la villa Franco in via XX Settembre (al civico 103), attualmente in stato di abbandono. La tipologia della villa appare senz’altro più consona alle capacità compositive di P., in quanto consente maggiore libertà formale della casa ad appartamenti. In tutti questi edifici si può apprezzare una garbata articolazione dei volumi, un uso appropriato della pietra artificiale nei decori e un piacevole disegno ornamentale nei particolari in ferro lavorato (di parapetti, recinzioni, pensiline). Il linguaggio architettonico qui rispecchia maggiormente il gusto della “secessione”. Nei primi anni del Novecento, il modernismo della scuola viennese si diffuse in città e l’architetto Max Fabiani ne fu un esponente di spicco. Più giovane di sedici anni di P. e allievo di Otto Wagner a Vienna, nel 1903 a Gorizia realizzò il Trgovski Dom in corso Verdi, interpretando il tema della soluzione d’angolo di un edificio abitativo (che include uffici, negozi e un piccolo auditorium), in modo decisamente più innovativo del palazzo del caffè del Corso, che rimane ancorato al linguaggio architettonico ottocentesco. Quasi a rappresentare una svolta generazionale fra architetti, la chiesa del Sacro Cuore in via Nizza, sempre nei pressi del corso, inizialmente progettata da P. nel 1890, venne terminata proprio dal Fabiani tra il 1928 e il 1958. P. morì a Gorizia nel 1916.

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Bibliografia

S. SEGALLI, Il Caffè Specchi e il Caffè Teatro a Gorizia, in Caffè Letterari, a cura di E. FALQUI, I, Roma, Canesi Editore, 1962, 49-51; S. TAVANO, Gorizia, Storia ed arte, Udine, Chiandetti, 1980, 172, 248, 311; F. ZORZUT, Le trasformazioni urbane e architettoniche nella Gorizia ottocentesca, Gorizia, CaRiGo, 1988; O. PITTON - M. CASTAGNARA CODELUPPI - A. ZULIANI, Architettura del Novecento nel Friuli Venezia Giulia, Passariano di Codroipo (Udine), Centro regionale di catalogazione dei beni culturali, 1989 (Quaderno n. 20), 16-18; S. TAVANO, La cultura della città, in Città di confine: conversazioni sul futuro di Gorizia e Nova Gorica, Portogruaro (Venezia), Ediciclo, 1994, 26; G. BRIZZI, Gorizia. Edilizia eclettica tra ’800 e ’900, «Quaderni giuliani di storia», 29/1 (2008), 87-112; Architettura goriziana negli anni del liberty, saggio introduttivo di S. TAVANO, Gorizia, Circolo fotografico isontino BFI, 2009.

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