PIETRO DA SAN VITO

PIETRO DA SAN VITO (1460 - 1535)

pittore, scultore

Immagine del soggetto

'La città  di Dio', particolare dell'affresco con il 'Giudizio universale' di Pietro da San Vito (1515) sulla parete di fondo dell'abside della chiesa dei SS. Filippo e Giacomo ad Arzenutto (San Martino al Tagliamento).

Operante tra la fine del XV e la prima metà del secolo XVI, P. era nato da Nicolò Albanese a San Vito al Tagliamento intorno al 1470. Dai documenti riportati da Joppi e Bampo si apprende che nel 1485 abitava ad Udine e che in seguito abitò anche a Sesto al Reghena, Spilimbergo, Portogruaro. La sua attività è documentata dal 1492 al 1544. Da un atto del 5 aprile 1546 che riguarda il figlio Giuseppe, scultore e indoratore che viveva a Portogruaro con la moglie Lucina, si evince che all’epoca era già morto. Figura problematica, P., la cui firma compare in alcuni affreschi della destra Tagliamento (ZUAN PIERO DE S. VIDO oppure PIERO DE S. VIDO) deve ancora trovare la sua giusta dimensione nell’ambito della pittura (e della scultura lignea) friulana del primo Cinquecento, essendo spesso stato confuso con altri artisti dalla simile poetica. Tra questi Giampietro da Spilimbergo, padre di Marco Tiussi e autore tra l’altro di affreschi a Tauriano e Dignano che venivano attribuiti a P., identificato fino a qualche tempo fa con Pietro: cosa non possibile essendo diverse le date di morte dei due artisti. Giampietro da Spilimbergo morì infatti nel 1522, P. intorno al 1545. Anche l’attività dell’artista non è ben definita, soprattutto per quanto attiene alla produzione di statue ed ancone lignee, che dalla lettura dei documenti pare essere stata cospicua. Gli è stata in passato attribuita l’esecuzione, in collaborazione con Bartolomeo da San Vito, di un’ancona proveniente dalla parrocchiale di Bagnara e conservata nel Museo Correr di Venezia, ma attualmente la critica pare orientata ad inserirla nell’ambito della bottega di Andrea Bellunello. Forse allievo del Bellunello, per molti versi vicino al fare di Gianfrancesco da Tolmezzo, P. abbassa talvolta il tono delle opere a livello naïf, sgrammaticato com’è nella definizione delle figure statiche e prive di vitalità. Risulta quasi sempre carente nelle proporzioni e nell’impaginazione, anche se adotta talvolta soluzioni che per ingenuità di linguaggio e di contenuto possono risultare persino gradevoli, quasi poetiche. ... leggi Lo si vede nella paletta della chiesa di S. Giorgio a Carpacco (Madonna con Bambino con S. Sebastiano e S. Giorgio, firmata e datata 1509), nei due riquadri a fresco che lascia nella parrocchiale di Provesano (1513) e soprattutto nel suo più vasto ciclo pittorico, quello che copre le pareti e la volta del presbiterio della chiesetta dei SS. Filippo e Giacomo ad Arzenutto (1515), con un Giudizio Universale mutuato dall’analogo soggetto di Gianfrancesco in S. Antonio a Barbeano (1489) e dove illustra tra l’altro episodi della vita dei santi titolari inserendoli entro impianti architettonici interessanti anche se discutibili nella prospettiva. Gli sono stati attribuiti numerosi affreschi, tra cui una Crocifissione, Madonna e santi, già nella chiesa di Orcenigo da cui è stato staccato per essere esposto al Museo civico di Pordenone, ed una Madonna con Bambino e santi nella chiesa di S. Martino in castello a Meduno, dal fare largo e dalla corretta impostazione. Non sono purtroppo rintracciabili le ancone lignee eseguite per S. Stefano di Nimis (1522), S. Maria di Farla (1523), Talmassons (1525), Terenzano (1527), Codroipo (1528), Pravisdomini (1542): ciò avrebbe permesso una più corretta valutazione della sua personalità artistica. Non rimane nemmeno la cornice lignea che nel 1528-29 Giovanni Martini aveva scolpito, e P. indorato, per contenere il grande polittico di Pellegrino da San Daniele nella chiesa dei Battuti di Cividale.

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Bibliografia

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