TRENTO FRANCESCO (1710-1786)

TRENTO FRANCESCO (1710-1786)

Presbitero, predicatore

Immagine del soggetto

Francesco Trento in una calcografia di Vincenzo Giaconi.

Nacque in Udine il 19 gennaio 1710, come si evince dalla copia dell’atto di morte (BCU, Principale, ms. 875, fasc. 20, f. 621: «obiit die 15 februarii 1786, aetatis annorum 76, et dierum 27»). Il padre Giacomo e la madre Zenobia Milliana appartenevano entrambi al patriziato udinese; entrambi nutrivano una profonda religiosità, che trasmisero ai nove figli, cinque maschi (tra essi Francesco era il più giovane) e quattro femmine: di essi tutti, a eccezione di uno solo (paralitico dall’infanzia), si dedicarono alla vita consacrata. Nell’epistolario del T. sono citate due sorelle, indicate con i nomi assunti in religione di Maria Eletta e Maria Angela (la quale, forse la più giovane, era una clarissa del convento udinese di Santa Chiara); rivolgendosi al gesuita Carlo Leoni, Rettore del Collegio di Pistoia, T. risponde alla notizia della morte del fratello Filippo, gesuita anch’egli, già attivo presso il Collegio pistoiese (Delle lettere del canonico Francesco Trento patrizio udinese, parte prima, seconda ed., Piacenza, Orcesi, 1805, p. 43). Un altro fratello, Giuseppe, fu sacerdote dell’Oratorio udinese e ne ebbe anche incarico di preposito (cfr. G. Vale, L’Oratorio e la Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri a Udine, fasc. II, f. 75r, in ACAU, Nuovi Manoscritti, 550). Inoltre le disposizioni testamentarie del T. comprovano ulteriori legami parentali: tra gli eredi nomina infatti Pietro di Prampero e Quinto de Brandis, entrambi suoi cugini. Studiò a Udine presso i Barnabiti, e presto cominciò a frequentare l’Oratorio dei Filippini, cui sempre rimase legato, prestandovi servizio anche come musico, e trovando in Giovanni Francesco Madrisio una significativa guida spirituale. ... leggi Dopo gli studi presso il Seminario udinese, passò all’Università di Padova, dove anche si trovava Francesco Florio, che lo definisce «angelo di dottrina e di costumi» (Elogio, p. 12); ebbe qui come maestri il domenicano francese Jacques-Hyacinthe Serry, il sandanielese domenicano Niccolò Concina, e Jacopo Facciolati. Al periodo padovano risale una disputa, dal Florio narrata in maniera ellittica, intercorsa con un magistrato veneziano: T. ne uscì vincente anche per intercessione del Procuratore Giovanni Emo, ma soprattutto per la «modestia» e per «la prontezza di spirito» dimostrata all’occasione (Florio, Elogio, pp. 12-13). Il periodo padovano fu tra i pochi vissuto lontano da Udine, dove sempre risiedette, dedicandosi con costanza alla predicazione, all’adempimento degli impegni pastorali, allo studio. Abitò presso l’Oratorio in qualità di convittore e a favore dell’Oratorio impegnò parte cospicua delle sue sostanze, anche facendovi convogliare la raccolta libraria paterna (Vale, L’Oratorio, fasc. III, f. 1r e f. 7r). Giovanni Gorgo, suo intimo amico, lo sollecitò a comporre un Compendio delle vita di Gesù: è questa una delle rare opere pubblicate in vita (Udine, Giambattista Fongarino, 1745: stampa rara, di cui una copia è presso la Biblioteca del Seminario di Pordenone, con collocazione 7M. A/COMan), ma celata da un anonimato intenzionale; la paternità trova riscontro sia nella testimonianza del Florio, sia in alcune tarde ristampe (Udine, Pecile, 1805; un’edizione con indicazione di paternità, sprovvista di dati tipografici, risale presumibilmente ai primi dell’Ottocento: Breve compendio della vita del N.S. Gesù Cristo, estratto de’ santi Evangelj da monsignor Francesco Trento canonico della chiesa metropolitana di Udine di chiara memoria; inoltre la paternità è dichiarata nell’edizione Udine, Murero, 1830, dove nel frontespizio si avverte anche essere questa la quinta edizione dell’opera). Sentimento e stile del Compendio sono consoni all’intera opera del T. Il soggetto era all’epoca assai frequentato (si cimentarono con esso, fra altri, il Pascal, l’oratoriano Carlo Ignazio Massini, Jacopo Facciolati, l’oratoriano Antonio Cesari), ma, pur nell’ambito di una tradizione consolidata, T. seppe imprimervi alcune novità: i destinatari, persone indotte e semplici («egli [scil. l’autore] ha avuto in capo di giovare appunto ai semplici e non ai doti (sic); a quelle persone cioè che non hanno tempo da leggere libri di gran mole, e che intanto sono addietro nei lumi delle cose di Dio, i quali non si cavano mai né più giusti né più sicuri che dalla vita di Gesù»); il rilievo dato al fatto che nella genealogia di Gesù, accanto a personaggi «chiarissimi in virtù e in nobiltà» ce ne siano altri «ch’ebbero un carattere d’ignobiltà e d’infamia», con il conseguente ammaestramento che «la nobiltà di cui abbiamo principalmente a curarci, non è già la originaria della nascita, ma la personale delle azioni» (con ciò T. si avvicinava a un’idea di umanità moderna, affine a quella propugnata alla sua epoca da pensatori di impostazione assai diversa). Il carattere fondante del Compendio è catechetico: ogni evento della vita di Gesù è accompagnato da una considerazione di ordine etico-morale concernente la vita stessa del credente. La vita di Gesù è dunque esempio al quale il credente deve protendere. Dal patriarca Dionisio Dolfin fu assunto nella neonata Accademia di Scienze: fu tra i quarantasei membri che la costituirono dall’atto di fondazione, insieme al direttore Francesco Florio, a Francesco Madrisio e a Niccolò Concina (ACAU, ms. 176, Registro degli atti dell’Accademia delle scienze, fasc. I, f. IVv; al f. VIv sono elencate le adunanze dal 1731 al 1734; T. tenne una lettura il 2 giugno 1734, insieme a Francesco Tartagna; nessuna indicazione è data in merito all’argomento); la sua partecipazione anche all’Accademia ecclesiastica fondata nel 1745 da Daniele Dolfin, è testimoniata dal Florio (Elogio, p. 18), che accenna a due discorsi tenuti da T., uno per l’investitura alla dignità cardinalizia del Dolfin (1747), avente lo scopo di «prescriver i confini alla troppa credulità, e di metter freno alla licenza di creder poco»; l’altro, di poco seriore, con il quale intendeva «additare regole a parrochi per ben istruire il popolo»: questo secondo, di cui si conserva l’originale autografo (ACAU, ms. 176, fasc. 16) fu dato alle stampe, anonimo, nel 1771, e con il Compendio è l’unico caso di uno scritto pubblicato in vita (Istruzioni due per li parrochi, prima della prudenza, seconda della predicazione, Utini, apud fratres Murero, 1771, alle pp. 49-67). Fra le indicazioni che vi sono fornite, alcune hanno rilevanza anche per comprendere l’omiletica del T. stesso: così l’invito a evitare «idee troppo alte e speculative», perché è «un’indegnità in un Ministro Evangelico sacrificare alla vanità di comparire ingegnoso e dotto il frutto che potrebbe raccogliere col portare cose più piane e più intelligibili». Dunque la predicazione deve essere fatta di «poche cose», le quali però devono essere ben spiegate. E a tale fine è necessaria chiarezza. È un’esigenza che governa anche le omelie e le meditazioni del T., le quali, pur indirizzate a un pubblico cittadino, dotato di qualche istruzione (diverso cioè da quello rurale sopra delineato), rifuggono i tecnicismi propri dell’arte predicatoria, ravvisabili invece nella contemporanea manualistica (ad es. in Alfonso Maria de’ Liguori). Tale impostazione maturò in T. con lo studio di vari autori: oratori sacri, specialmente gesuiti, fioriti fra XVII e XVIII secolo (Giulio Vitelleschi, Quirico Rossi, Alessandro Ignazio Sagramoso, Francesco Masotti, Giovanni Granelli, Girolamo Trento, predicatore padovano, senza legami di parentela con il nostro, Paolo Segneri), nonché, come testimonia Florio, di autori meno attesi, fra cui Zeger Bernhard Van Espen e Jean-Pierre Gibert (fautori entrambi della Chiesa gallicana); Charles Rollin, autore della Histoire romaine, pedagogo, giansenista e per questo condannato dalla Chiesa romana, ma ammirato dalla cultura francese illuminista; Marc-Antoine Laugier, storico dell’architettura, autore di una Histoire de la République de Venise, il quale, da gesuita, divenne benedettino per contrasti intervenuti con la Compagnia, e fu apprezzato anch’egli dagli illuministi. L’interesse di T. per la cultura francese è testimoniato inoltre dall’ammirazione per il Maresciallo di Turenne, generale francese protagonista della guerra dei Trent’anni, e per l’opera di Jacques Benigne Bossuet, predicatore e vescovo francese, il quale era stato a sua volta fautore della Chiesa gallicana, e aveva (fra l’altro) convertito il Turenne, prima protestante. Significativamente Florio testimonia l’interesse di T. anche per Ludovico Antonio Muratori e Scipione Maffei, esponenti entrambi di un cattolicesimo illuminato e progressista. Un sondaggio sugli autori nominati da T. nei postumi Ragionamenti rivela ripetute citazioni di «Tomaso da Kempis» (Thomas von Kempen), quale autore della Imitazione di Cristo e del «Padre Granata» (Luis de Granada); cioè di due illustri rappresentanti dell’ascetismo, spesso abbinati nella tradizione cattolica. Frequenti sono anche le citazioni di Francesco di Sales, e di Teresa (d’Avila), mistici cronologicamente più vicini, entrambi influenzati dalla dottrina di Luis de Granada: nel complesso si ha l’impressione di una cultura oltremodo ampia e varia. Sempre da Daniele Dolfin T. venne nominato bibliotecario (in tale incarico dimostrò l’ampiezza della propria cultura, la conoscenza approfondita non solo del latino ma anche del greco antico); vari furono inoltre i suoi impegni in ambito pastorale e catechistico: confessore straordinario della casa delle convertite e visitatore delle scuole della dottrina cristiana per le parrocchie della città; direttore spirituale di monasteri femminili, tra cui quello delle terziarie agostiniane, fondato a Udine dalla beata Elena Valentinis; dal 1753 canonico della chiesa metropolita udinese (in tale ufficio si interessò attivamente di musica); esaminatore sinodale, membro cioè della commissione che selezionava i parroci. Si dedicò inoltre all’assistenza di malati e di infermi, anche in condizioni di tempo proibitive, tanto da ammalarsi gravemente e perdere per questo l’uso dell’occhio sinistro. T. morì il 15 febbraio 1786, lasciando inediti i propri scritti omiletici ed epistolari. La Chiesa udinese presto si adoperò per darli alla luce. Dal 1798, anno in cui uscì la prima e fondamentale raccolta di ragionamenti e omelie, sino alla fine dell’Ottocento, si contano almeno ventotto edizioni che trasmettono opere del Trento, e che furono prodotte a Udine, Piacenza, Bassano, Venezia e Milano; tra esse ci sono usuali libretti di festeggiamento, indirizzati per lo più a novelli sacerdoti e contenenti qualche testo fin lì inedito (o tale supposto); ma anche cospicue imprese editoriali, che in diversi tomi pubblicano l’opera integrale, comprensiva di ragionamenti, omelie, lettere, apparecchio per la morte e conferenze. T. acquisiva così una postuma, crescente e ampia notorietà. Una fortuna che è esito della sua programmatica semplicità e limpidezza, dell’uso coerente di una lingua comprensibile e immediata, egualmente distante da barocchismi e velleità classicistiche. Dunque una lingua moderna e viva, adatta agli orizzonti di attesa dei nuovi lettori, secondo quanto già suggerito da Ludovico Antonio Muratori (Dei pregi dell’eloquenza popolare, Venezia, Giambatista Pasquali, 1750), e, ancor prima da san Filippo Neri.

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Bibliografia

Fonti manoscritte: BCU, Principale, ms. 875, fasc. 22: testamento, in due redazioni, olografe entrambe, e correlativa trascrizione del notaio Francesco Prodolone. BCU, Principale, ms. 1376, cartolare con documenti relativi alla Congregazione dei Padri dell’Oratorio, composto di sei fascicoli; il quinto contiene documenti tutti inerenti il T. BCU, Principale, ms. 470, contenente 31 lettere autografe del gesuita Giuseppe Tonelli, indirizzate al T. (1753-1759). BAU, fondo Nuovi Manoscritti, ms. 649, raccolta di 98 missive autografe del T. a Suor Gertrude Fistularia, Priora del convento di S. Agostino. BCU, Principale, ms. 875, fasc. 20, contenente vari materiali, indicati genericamente come «Memorie sulla vita del canonico udinese Mons. Francesco Trento».
Principali opere del T.: Ragionamenti e omelie scelte di Monsignore Francesco Trento, Udine, Pecile, 1798; Lettere scelte di cristiana istruzione per ogni stato ed ordine di persone di Monsignor Francesco Trento, canonico della chiesa metropolitana di Udine, Udine, Pecile, 1798; Conferenza agli ecclesiastici sopra l’orazioneproposta a tutto il suo dilettissimo Clero dall’ill.mo e Re.mo Mons. Pietro Antonio Zorzi Arcivescovo di Udine, s.n.t. [ca. 1800]; Lettere scelte di cristiana istruzione per ogni stato ed ordine di persone, Udine, Pecile, 1801; Ragionamenti e omelie scelte del canonico Francesco Trento patrizio udinese, Piacenza, Orcesi, vol. I-III, 1803; vol. IV, Si aggiungono in questo tomo alcuni soggetti per le persone ecclesiastiche, e varj altri per le comunita’ religiose, 1804; La preparazione alla morte del canonico Francesco Trento, patrizio udinese, Piacenza, Orcesi, 1804; Leggendario di alcune Sante, vergini e martiri, tratte dagli scrittori i più accreditati aggiuntovi in fine un breve compendio della vita del N.S. Gesù Cristo, disteso dalla Ch. ... leggiM. di Monsignor Francesco Trento, canonico della chiesa Metropolitana di Udine, nuovissima edizione, Udine, Pecile, 1805; La preparazione alla morte del canonico Francesco Trento, Bassano, Remondini, 1807; Ragionamenti e omelie scelte del canonico Francesco Trento, Venezia, Baglioni, 1812 (4 volumi); Della vita di Gesù Cristo: compendio del canonico Francesco Trento udinese, quinta edizione, Udine, Murero, 1825; Ragionamenti editi ed inediti di Monsignor Francesco Trento Canonico della Metropolitana di Udine, Milano, Artigianelli, 1886 (Opere di Monsignor Francesco Trento, 1); Omelie sugli evangeli, sulle epistole e sulle orazioni della Chiesa di monsignor Francesco Trento, Milano, Artigianelli, 1886 (Opere di Monsignor Francesco Trento, 2); Discorsi vari ed apparecchio alla morte di monsignor Francesco Trento, Milano, Artigianelli, 1887 (Opere di Monsignor Francesco Trento, 3); Lettere di monsignor Francesco Trento, Milano, Artigianelli 1887 (Opere di Monsignor Francesco Trento, 4).
Bibliografia: F. FLORIO, Elogio di Monsignor Francesco Trento, canonico della chiesa metropolitana di Udine, Udine, Murero, 1787; A. TOMADINI, Vita di monsignor Francesco Trento, canonico della chiesa metropolitana di Udine, Udine, Pecile, 1798; G. TOMMASO FACCIOLI, A. e V. JOPPI, Chiese di Udine (ms. Joppi 682a della Biblioteca Civica di Udine), a cura di di G. Bergamini, P. Pastres e F. Tamburlini, Udine, Deputazione di Storia Patria per il Friuli, 2007,  266-268. M. VENIER, Un predicatore udinese del secolo XVIII: Francesco Trento, «Atti dell’Accademia udinese di Scienze, Lettere e Arti» 106 (2013 [pubblicato 2015]), 89-115.Chiudi

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