Umanista e pubblico maestro, nacque nel 1468 e morì a Gemona intorno al 1550. Il padre, Gilberto – umanista e maestro a sua volta, attivo nell’Italia meridionale, quindi, alla fine del secolo XV, in Dalmazia ed in Istria – è noto per aver plagiato una grammatica di Pomponio Leto, nonché alcuni epigrammi di Callimaco Esperiente (tale aspetto poco nobilitante della sua attività fu scoperto dal Ruysschaert; un’analisi attenta dei carmi plagiati è stata compiuta dalla Casarsa, la quale ha rilevato come la contraffazione non abbia un carattere meccanico, ma riveli una capacità di rielaborazione a tratti anche raffinata). Il G. accompagnò il padre nelle sue varie peregrinazioni, coadiuvandolo nell’attività d’insegnamento e, alla morte di questi (1501), proseguendone l’attività. Come “magister publicus” fu a Capodistria dal 1501 al 1504 (vi ebbe la protezione della notabile famiglia Caluri, del cui cognome usò poi fregiarsi); si spostò quindi a Pirano (piranese era sua moglie, Lucia Felice Caldana), e fu poi di nuovo a Capodistria per il triennio 1508-11. Si trasferì finalmente in Friuli, e vi trascorse il resto della vita: per brevi periodi soggiornò a Udine, a Cividale e a San Daniele, ma prevalentemente risiedette e insegnò a Gemona. Suo figlio Pietro seguì le tradizioni avite e, con l’incarico di “magister publicus”, si trasferì a Pirano. Il G. coltivò amicizie e relazioni con varie e notevoli personalità della vita culturale friulana del primo Cinquecento: tra esse il notaio udinese Antonio Belloni, del cui figlio fu precettore; il musicista cremonese, attivo a Cividale, Filippo da Lurano (un carme latino del G. fu musicato da Lurano, ed è stato pubblicato dal Pressacco e poi dal Lockwood); il celebre Giulio Camillo Delminio, che visitò Gemona nel 1529; il pittore Pellegrino da San Daniele, cui il G. commissionò una pala d’altare per il duomo gemonese (opera che non pare essere stata realizzata). Notevole documento dell’attività didattica del G. è un’edizione cinquecentina di Virgilio custodita nella Biblioteca del seminario di Udine (XXI H 55), sulla quale l’umanista appose una fitta rete di notazioni, a carattere sia esegetico sia autobiografico (di queste alcune trasmettono dati importanti, per noi altrimenti sconosciuti). Le postille del G., pur non essendo particolarmente originali e innovative rispetto alle correnti «lecturae Vergilianae» del Quattro e del Cinquecento, dimostrano tuttavia un’apprezzabile varietà di letture, che implica, a sua volta, una cospicua disponibilità di libri. L’umanista cita tutti i maggiori prosatori e poeti latini di età classica; il medievale Odo Magdunensis (noto come Macer Floridius); una cospicua serie di autori del Quattro e del Cinquecento (tra cui Giovanni Pontano, Filippo Beroaldo, Agostino Dati, Erasmo); tra le opere in volgare è menzionato soltanto il Purgatorio di Dante (in volgare il G. si esprime raramente); non mancano riferimenti alla Sacra Scrittura (Antico e Nuovo testamento): egli accoglie pienamente l’interpretazione in senso moralistico e cristiano dell’opera di Virgilio, diffusissima nel Medioevo e nel Rinascimento.