Nacque a Trieste il 26 agosto del 1853, da una famiglia di ebrei italiani. Dopo avere frequentato il Ginnasio comunale di Trieste, M. si recò a studiare a Vienna, dove ebbe come maestri due tra i maggiori epigrafisti e archeologi dell’epoca, Otto Hirschfeld e Alexander Conze, che avrebbero avuto una profonda influenza sulla sua attività, indirizzandola alla luce delle contemporanee concezioni positiviste. Già nel 1877 M. pubblicò un primo articolo sulle «Archäologisch-Epigraphische Mitteilungen aus Oesterreich», nel quale presentò i risultati di un viaggio di studio compiuto nella primavera del 1876 in Friuli e in Istria, fornendo un quadro assai articolato delle antichità e delle collezioni presenti nei territori di Trieste, Pola e Aquileia, con una particolare attenzione per la documentazione e i recenti rinvenimenti epigrafici. Lo studio di numerose iscrizioni portò ad un proficuo scambio di informazioni con Theodor Mommsen, impegnato nella pubblicazione della Pars posterior del volume V del Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL), che uscì nello stesso anno, mentre l’esperienza riguardante le collezioni private si sarebbe rivelata utilissima nei decenni successivi. Nello stesso numero della rivista comparvero altri due suoi saggi, tra cui la prima parte di un articolo realizzato con R. Schneider e dedicato alla presentazione delle iscrizioni, edite e inedite, rintracciate nel corso di un’esplorazione condotta nell’agosto del 1877 nelle regioni occidentali dell’Ungheria. Tornato da Vienna, M. ebbe l’incarico di insegnamento presso lo Staats-Gymnasium di Gorizia, ma continuò ad occuparsi alacremente delle antichità della regione e, soprattutto, di Aquileia, pubblicando numerosi saggi nelle annate successive delle «Archäologisch-Epigraphische Mitteilungen aus Oesterreich». Tra questi va segnalata la serie fondamentale dedicata alle iscrizioni inedite provenienti da Aquileia, che proseguì il lavoro di Carlo Gregorutti, applicando però il moderno modello mommseniano. A partire dal 1879, M. fu chiamato a svolgere alcuni incarichi ad Aquileia, ove si andava realizzando il programma voluto dalla Central-Commission viennese, che prevedeva la conduzione di scavi archeologici sistematici, la musealizzazione, la conservazione e la tutela del patrimonio storico, archeologico e monumentale dell’Impero. Aquileia, infatti, era stata scelta come realtà di riferimento del Küstenland e come luogo di formazione dei nuovi quadri dirigenti preposti alla tutela del patrimonio imperiale. Parte integrante del progetto era la costituzione di un museo statale che riunisse e superasse le precedenti raccolte pubbliche. M. svolse un’intensa attività di propaganda a favore della realizzazione del museo, attraverso la pubblicazione di articoli sui giornali locali e di studi scientifici. Fondamentale, in quest’azione e nella storia delle ricerche, fu il volume Aquileia zur Römerzeit, esempio di un approccio storico che vedeva nella documentazione letteraria, epigrafica e archeologica gli strumenti essenziali per la ricostruzione del passato. Per sua iniziativa fu avviata l’acquisizione di alcune importanti collezioni, come quella Monari e quella Bertoli-Cassis-Ritter, temporaneamente alloggiate presso casa Ritter a Monastero, in attesa dell’allestimento della villa Cassis Faraone, acquistata dallo Stato nel 1881. Il 3 agosto del 1882 fu infine inaugurato in quest’ultima sede il Kaiserlich-königlich Museum zu Aquileja (Caesareum Museum Aquileiense), la cui direzione fu affidata a M., nominato inoltre Curatore del distretto di Gradisca. Fino al 1893, tuttavia, M. mantenne l’incarico di professore presso il Ginnasio di Gorizia, dividendo in tal modo la sua vita fra Trieste, dove continuò a risiedere la famiglia, Gorizia e Aquileia. Nonostante ciò, M. si fece fin dall’inizio promotore di una radicale trasformazione del ruolo e della funzione del Museo e nella gestione delle attività archeologiche, che egli, sull’esempio dei maestri, contribuì a ridefinire in termini scientifici, ponendo fine ad Aquileia all’epoca dello studio antiquario, condotto da cultori appassionati ma senza una adeguata preparazione tecnica. Negli anni successivi M. proseguì l’attività sistematica di acquisizione delle collezioni private (Priester, Moschettini, Vicentini, Widter, Gregorutti, Ritter) e di recupero dei singoli monumenti dispersi. Promosse l’ingrandimento e l’abbellimento del Museo, con la costruzione della prima galleria lapidaria e l’impianto del giardino (1898). Fu soprattutto sul piano sociale e politico che su impulso di M. l’istituzione museale divenne una realtà attiva nel territorio, interagendo con i cittadini, gli appassionati e gli studiosi di antichità. Famosa rimane la polemica innescata dalle sue ripetute accuse nei confronti degli scavatori clandestini e dalla sua aperta lotta contro le attività di sterro svolte da privati che, depredando l’antico, lungi dall’arricchire la città moderna e i suoi abitanti la degradavano a cava di materiali diversi e ne disperdevano la ricchezza archeologica e culturale. Nei primi anni, tale atteggiamento creò a M. numerose difficoltà e problemi non solo da parte di alcuni possidenti, ma anche tra i funzionari della Central-Commission. Nel 1898, anche su richiesta di M., fu installata ad Aquileia una gendarmeria col compito non secondario di svolgere un servizio di prevenzione dei furti di oggetti preziosi ed antichi. Di fatto, a causa delle difficoltà poste dai proprietari e dalla mancanza di fondi sufficienti, l’attività archeologica si concentrò soprattutto nelle aree periferiche della città e nelle grandi necropoli, i cui contesti finalmente poterono essere recuperati e studiati nella loro integrità, e infine inseriti in una visione complessiva del centro urbano e del suo territorio. Nel 1893 M. pubblicò la Fundkarte von Aquileia, probabilmente la sua opera più importante, caposaldo ineludibile per le generazioni successive, per i presupposti, il metodo seguito e i risultati ottenuti. Essa, infatti, costituiva il resoconto di un decennio di attività programmate e sistematiche, ed era frutto di un progetto scientifico che aveva nello studio «positivo» dei “Realien” il proprio fondamento. Come scrive M. nella prefazione: «Unsere Aufgabe besteht aber gerade darin, nur sichere Thatsachen und nicht Vermuthungen mitzuteilen [il nostro compito consiste nel comunicare solo fatti certi e non ipotesi]». Obbedendo alle esigenze di sistematicità e scientificità, fino al 1899 M. pubblicò regolarmente le notizie riguardanti le attività di scavo e ricerca sulle «Mittheilungen der Central-Commission», sulle «Archäologisch-Epigraphische Mittheilungen» e sull’«Archeografo triestino», avviando inoltre il progetto di un’edizione completa delle iscrizioni aquileiesi. A questa attività scientifica egli affiancò una capillare opera di informazione e divulgazione tramite numerosi articoli regolarmente apparsi sui giornali locali, dal «Piccolo» di Trieste al «Corriere Friulano» di Gorizia, grazie ai quali le informazioni sul progresso delle attività e delle scoperte archeologiche raggiunsero un pubblico molto ampio. A partire dai primi anni del Novecento le attività di ricerca e di pubblicazione di M. subirono una svolta e un drastico rallentamento. Afflitto da problemi di salute, M. fu oggetto di una polemica venata di antisemitismo, con l’accusa di avere trascurato le antichità cristiane in quanto ebreo. Nel 1893 e nel 1909, infatti, furono messi in luce i mosaici dell’aula teodoriana, la cui scoperta diede impulso straordinario alla ricerca su Aquileia in epoca postcostantiniana, portando l’attenzione sulla storia dell’arte di epoca tardoantica. Nonostante la reazione a queste accuse e alcuni parziali momenti di ripresa, l’opera di M. negli anni successivi sembra essersi limitata a ricerche specifiche, perdendo quella sistematicità che era stata prerogativa fondamentale nei decenni precedenti. Ne fu conseguenza l’abbandono dei progetti epigrafici e della pubblicazione dei dati di scavo. M. mantenne la funzione di curatore del Museo di Aquileia fino al 17 giugno del 1914, allorché fu sostituito da Michele Abramich, che con Anton Gnirs lo aveva affiancato nella direzione fin all’anno precedente. Si spense a Trieste nel 1916, dopo essere stato per oltre trent’anni il rappresentante ad Aquileia di una prospettiva culturale internazionale destinata a tramontare con la fine dell’impero.