CANDIDO GIOVANNI

CANDIDO GIOVANNI (1450 - 1528)

storico

Nato a Udine intorno al 1450 dalla famiglia dei Candidi, signori di Luseriacco (Tricesimo), studiò nella città natale, dove ebbe per maestri Marcantonio Sabellico e Quinto Emiliano Cimbriaco. Si laureò all’Università di Padova “in utroque iure” per esercitare poi la professione di giureconsulto a Udine. Da una lettera senza data del notaio Antonio Belloni si ha notizia del suo matrimonio con una nobile Torriani di Portogruaro. A seguito dei fatti udinesi del giovedì grasso del 1511, il C., partigiano del partito “strumiero” o castellano o filoimperiale e legato ai Colloredo, si rifugiò per un periodo a Cividale, dove conobbe Nicolò Canussio. Rientrato a Udine, dopo l’abolizione dell’Arengo e la serrata del consiglio, il C. nel 1518 fece parte con Gregorio Amaseo , Nicolò Monticoli e Gerolamo degli Onestis della commissione ad hoc per compilare la prima Matricola nobilium delle famiglie udinesi, che definì gli aventi diritto all’ordine nobile del nuovo consiglio. Il C. fu accolto nella Matricola, ufficializzata dal cancelliere Matteo Clapiz. Si dedicò alla raccolta di memorie patrie con il proposito di narrare in una sintesi cronologicamente ordinata la storia del Friuli fino alle vicende a lui contemporanee. ... leggi Era la prima volta – e di qui il successo dell’opera – che si tentava un lavoro complessivo su tale materia. La documentazione fu messa insieme dal C. sia attraverso atti di archivi pubblici e privati, da lui consultati anche nell’esercizio della sua attività professionale, sia con l’aiuto di amici, quali Antonio Belloni, Iacopo di Porcia, Pietro Passerino, ricorrendo pure ad autori classici e a cronache. La forma latina fu rivista stilisticamente da Giovanni Battista Egnazio (una minuta di lettera senza data del C. a Egnazio nel fondo Joppi della Biblioteca comunale di Udine, manoscritto 215) e Gregorio Amaseo, il quale apportò integrazioni – poi espunte nell’edizione a stampa – a esaltazione della sua famiglia. L’opera con il titolo di Commentariorum Aquileiensium libri octo ab ultimis temporibus usque ad inducias quinquennales a. C. 1517 fu edita per la prima volta a Venezia nel 1521. Il C. morì a Udine nel 1528. La sua opera ebbe larga diffusione, sia manoscritta sia a stampa. Il testo fu tradotto in volgare con il titolo di Commentarii di Giovan Candido giureconsulto de i fatti d’Aquileia, edito a Venezia nel 1544 da Michele Tramezino. L’edizione latina fu ristampata a Leida nel 1722. Una parte dell’opera, il libro sesto, fu pubblicata nel 1884 a Udine dalla tipografia Bardusco a cura di Angelo Purasanta per le nozze Blum-Levi, mentre nel 1926 si ebbe una ristampa dell’edizione del Tramezino a cura del tipografo Pietro Zampa di Pradamano (Udine). La stessa è stata riedita in anastatica dall’editore Forni di Bologna. Il C. conobbe fin dall’inizio estimatori e detrattori: agli elogi di Belloni e del Porcia si contrapponevano le accuse di plagio postillate da Giuseppe Colloredo, secondo il quale il C. si sarebbe servito di un’inedita storia di Aquileia di Pietro Passerino. In realtà Passerino trascrisse con qualche aggiunta la cronaca del canonico Giuliano, fornendo una fonte al C. In genere gli veniva riconosciuto scrupolo nella ricostruzione della storia passata, mentre veniva avvertito uno spirito di partigianeria nel racconto delle vicende contemporanee. A partire dal Settecento vennero messe in luce inesattezze, dovute a cattiva lettura delle fonti, o affermazioni non documentate per la parte romana e medievale, come segnalano, per esempio, Giusto Fontanini e Paolo Fistulario. Quest’ultimo, in particolare, mentre prendeva in esame la storia del Friuli per evidenziare ciò che era conosciuto e ciò che si doveva ancora costruire, trovava nel C. i «difetti de’ tempi in cui visse, e talvolta ancora non poco ispirato di partito», rilevando una serie di errori, tra cui l’origine di Udine e di Cividale. A questo proposito il Fistulario, pur essendo un sostenitore e un teorico del ruolo aggregante di Udine sul territorio della Patria, annota come non sia provato in alcun modo che la rocca di Udine sia stata costruita, come afferma il C., da Giulio Cesare e che sia stata chiamata Giuliade, mentre Cividale non può essere chiamata Castrum Iulii (Castel Giulio), ma Forum Iulii. In realtà su questa questione il C. voleva affermare l’origine romana sia di Udine sia di Cividale sia di Zuglio Carnico per cercare una mediazione, come recentemente è stato accennato da Cesare Scalon, in una polemica ai suoi tempi particolarmente vivace, tentando di conciliare le argomentazioni di Marcantonio Sabellico, che voleva nobilitare Udine a scapito di Cividale, e di Canussio, che invece dimostrava l’origine romana di Cividale. Il C. difende la dignità di Udine, in quanto «sede di Aquileia», città che si costruisce come tale con il favore dei patriarchi, nella volontà di spostare i termini della questione dalle sue origini all’età tardo medievale, quando Udine si impone come centro. Nell’Ottocento Giuseppe Bianchi confutò ancora la scrupolosità del C. nell’uso delle fonti, soprattutto delle quattrocentesche vite dei pontefici di Bartolomeo Sacchi detto il Platina, affrontando la questione della presenza di Dante in Friuli e dimostrando come il poeta non potesse avervi soggiornato, come sostenuto dal C., all’epoca del patriarca Pagano della Torre, errore perpetuato dagli scrittori successivi. Gli appunti inediti di Joppi, Letterati friulani, conservati presso la Biblioteca civica di Udine, segnalano una serie di inesattezze e incongruenze dei Commentarii, che, pur con limiti ormai evidenziati, segnano comunque un riconosciuto inizio di tradizione di storia del Friuli. Va segnalata tra le carte della famiglia Candido, un’elegia in distici latini, Sacrum encomiasticon del 1490, dedicata al C. e a Vincenzo Dionisi Anconitano da Callimaco Siculo, il verseggiatore umanista Angelo Callimaco originario di Mazara del Vallo.

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Bibliografia

Mss BCU, Principale, 565, A. Belloni, Epistolario latino, f. 45r-46r, 341v, 339rv; Ibid., Joppi, 215 (carte famiglia Candido) e 710a, I, parte II, 32. G. CANDIDO, Commentariorum Aquileiensium libri octo ab ultimis temporibus usque ad inducias quinquennales a C. 1517, Venezia, A. de Bindonis, 1521.

LIRUTI, Notizie delle vite, II, 218-225; MARCHETTI, Friuli, I, 207-210; R. RICCIARDI, Candido, Giovanni, in DBI, 17 (1974), 783-784; I. FONTANINI, Historiae literariae Aquileienses libri V, I, Romae, ex Typographia Nicolai et Marci Palearini, 1762, 116, 179, 389; P. FISTULARIO, Discorso sopra la storia del Friuli detto nell’Accademia di Udine addì X maggio dell’anno MDCCLIX, Udine, Accademia di Udine, 1769, passim; G. BIANCHI, Del preteso soggiorno di Dante in Udine e Tolmino durante il patriarcato di Pagano della Torre, Udine, Turchetto, 1884; G. VALE, La dimora di Dante in Friuli, in Dante e il Friuli 1321-1921, Udine, Accademia di Udine e SFF/Doretti, 1922, 106-126; C. SCALON, Introduzione in N. CANUSSIO, De restitutione patriae, a cura di O. CANUSSIO, Udine, Casamassima, 1990, 26, 32-33.

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