BIANCHI GIUSEPPE

BIANCHI GIUSEPPE (1789 - 1868)

ecclesiastico, erudito, bibliofilo

Immagine del soggetto

Ritratto di Giuseppe Bianchi, olio su tela di E. Berghinz, 1868 (Codroipo, chiesa parrocchiale).

Nato a Codroipo (Udine) il 15 maggio 1789, compì gli studi nel Seminario di Udine. Ordinato sacerdote, nel 1818, iniziò la carriera d’insegnante di lettere; dal 1838 al 1849, quando venne messo a riposo, fu prefetto (cioè preside) del Ginnasio di Udine. Nel 1864 il comune di Udine gli diede l’incarico di riordinare la raccolta libraria della città, provvisoriamente collocata nel palazzo municipale; egli ne promosse la crescita, sollecitando donazioni da parte di cittadini udinesi, e curò il trasporto dei libri in palazzo Bartolini, sede definitiva della biblioteca. Morì a Udine il 17 febbraio 1868. Il suo nome è legato soprattutto ad un’attività durata per ben quarant’anni: il reperimento e la trascrizione di 6064 documenti (in parte pubblicati), relativi al periodo fra il 1200 e il 1400, raccolti in sessantun volumi manoscritti, ora patrimonio della Biblioteca civica Vincenzo Joppi di Udine; infatti nel 1875 il nipote Lorenzo Bianchi donò l’archivio dello zio al comune, a condizione che questo provvedesse alla pubblicazione dell’indice dei documenti, come fu fatto due anni dopo. L’interesse per le fonti storiche (insieme all’esame di esse, nella loro complessità, e all’ampiezza di orizzonti storiografici, pur nel dettaglio) è presente già nel Saggio storico-critico intorno all’epoca della distruzione di Aquileia (1835), dove si evidenzia l’amore per le memorie patrie: l’emblema di queste, in Friuli, era costituito da Aquileia, alla cui grandezza e caduta B. si riferiva con enfasi romantica. La passione per la propria terra non intaccava tuttavia la probità dello studioso. Nel 1844 usciva il suo ampio volume Del preteso soggiorno di Dante in Udine od in Tolmino durante il patriarcato di Pagano della Torre, dove B. demoliva una delle leggende che abbellivano la storia del Friuli. ... leggi Egli ricostruì la formazione del racconto tradizionale e lo confutò, innanzitutto attingendo ai biografi danteschi, quindi inserendo la vita e la psicologia del poeta nella storia del suo tempo; infine, si riferì alla sua già vasta conoscenza delle fonti friulane del primo Trecento, anche relative alla cospicua presenza di Toscani nel patriarcato d’Aquileia, le quali tacciono del tutto su di un soggiorno a Tolmino o a Udine dell’illustre fuoruscito fiorentino. Alcuni anni più tardi (1852), B. pubblicava un’essenziale cronologia dei maestri pagati dal comune di Udine fra il 1297 e il 1676 (Storia del Ginnasio, 8-9), frutto di una ricerca avviata dall’erudito Giovanni Domenico Ongaro e proseguita dallo studioso codroipese. Una vicenda analoga ebbe il lavoro Le scuole pubbliche di Udine nel XV secolo, edito tuttavia postumo, nel 1885, il cui manoscritto autografo era stato fornito da Vincenzo Joppi, allora direttore della Biblioteca civica. Lo studio era stato avviato dall’Ongaro (indicato nel frontespizio come l’autore) e riordinato da B.: si tratta di un saggio accurato, costruito seguendo puntualmente dei documenti inediti (in genere, contratti e pagamenti), di cui spesso sono riportati espressioni e passi. Ma il nome di B. è legato soprattutto all’opera Documenti per la storia del Friuli dal 1317 al 1332, in due volumi, pubblicata a Udine negli anni 1844 (dal 1317 al 1325) e 1845 (con l’indice dei documenti); com’egli scriveva a pagina 3 («Al lettore»), quei documenti costituivano «il fondamento della Storia friulana di quel periodo di tempo e l’addentellato per la pubblicazione di tutti i Documenti del tempo precedente e susseguente […] ho rovistato negli archivi, ho cercato i protocolli originali…». Le ricerche erano state compiute a Udine, nella Biblioteca vescovile e negli Archivi capitolare, demaniale, notarile e municipale; a Cividale, nell’Archivio capitolare, a Portogruaro, in quello vescovile, a San Daniele, nella Biblioteca Fontaniniana; presso privati: nell’archivio dei conti Torriani, nelle collezioni Portis-Guerra e in quelle di Cintio Frangipane, Pietro di Montereale Mantica, Carlo Fabrizio e Iacopo Pirona; i documenti erano stati letti negli originali o in copia e la trascrizione era sostanzialmente corretta, anche se non accurata. Non mancavano documenti già pubblicati da de Rubeis, Verci e qualche altro studioso. La storia del Friuli, pur collocata nell’ambito dell’Impero, era collegata al papato avignonese, ai regni di Boemia e di Napoli, al ducato di Carinzia, ai vescovati di Salisburgo e di Bamberga, a Venezia, Padova, Verona e Treviso. Dall’eterogeneità degli argomenti contenuti – di carattere ecclesiastico, politico, sociale, istituzionale, economico e culturale – emergono le strutture caratteristiche del patriarcato d’Aquileia, il parlamento, l’aristocrazia feudale, la servitù di masnada e castelli, comuni cittadini, statuti, arcidiaconati, capitoli, monasteri, pievi. La concezione del lavoro storico e l’esperienza personale di B. sono esposte in un opuscolo “per nozze”, pubblicato nel 1895 per rendergli omaggio: Prefazione inedita alla sua collezione di documenti di storia friulana (San Vito al Tagliamento); secondo il curatore, questa Prefazione sarebbe stata scritta per la raccolta di regesti che venne pubblicata a Vienna fra il 1861 e il 1869, ma in realtà essa si adatta di più ai Documenti. Dopo avere constatato (così scriveva B.) che negli archivi friulani si potevano trovare documenti originali risalenti solo al periodo successivo alla metà del XIII secolo (in effetti, egli si riferiva ai rogiti notarili), proseguiva in questo modo: «Persuaso io che la storia cominciar non debba che dal punto in cui cominciano a rinvenirsi i documenti, da cui essa riceve vita e nutrimento, e che ne costituiscono la base e il fondamento, stabilii di dar principio alla mia Collezione dal mille e duecento, e mi diedi con grande cura a ricercarli». Non accontentandosi delle copie, aveva perseguito gli originali. Commentava così le difficoltà dell’indagine, la fatica e la pazienza necessarie alla decifrazione ed alla trascrizione dei documenti: «Ho consumato in quell’opera gran parte della mia vita, e non ho esteso le mie indagini che al secolo decimoterzo e al seguente». Tributava la propria riconoscenza agli eruditi che lo avevano preceduto: Fontanini, Bini, Guerra, Liruti…, per le loro raccolte; ad esse allora si aggiungevano i documenti che egli aveva «disseppellito dalla polvere degli Archivi e delle Biblioteche, e che da nessuno de’ precedenti Collettori era mai stato per l’innanzi visto né scoperto: e, per di più, vorrete aggiungere quello che ho potuto ottenere colle mie importunità dalla cortesia de’ miei amici: siccome la mia Collezione comprende tutte le altre, e va altresì ricca di sì importanti e numerose aggiunte, potrò io dire, che, avuto riguardo dei brevi termini a cui l’ho circoscritta, è anche di ogni altra la più compiuta?». Perché, avrebbe potuto chiedere qualcuno, egli non aveva scritto un’opera di storia? «Io volli fare di più: volli che voi aveste la storia, senza che vi sia bisogno che alcun la scriva». Criticando duramente le invenzioni fantasiose, egli voleva che chi desiderava conoscere le vicende reali del passato potesse «almen formarsi una giusta idea della storia di que’ due secoli […]. In una parola, farò che i documenti stessi vi diano la storia che ricercate». A chi dubitasse dell’importanza della storia del Friuli, B. ribatteva che «essa è quella della nostra patria»; ed era altresì una parte della storia dell’Impero austriaco, a cui il Friuli apparteneva. Due anni dopo (nel 1847), per incarico del comune di Udine, che voleva festeggiare l’ingresso dell’arcivescovo Zaccaria Bricito nella città, B. pubblicò il Thesaurus Ecclesiae Aquileiensis (corredato da indici). Si trattava di un’opera in gran parte attribuita al cancelliere patriarcale Odorico Susanna, che entro il 1376 aveva riordinato i documenti attestanti i diritti feudali dei patriarchi ed altri loro domini, diritti e giurisdizioni, sia nel temporale, sia nello spirituale, in Friuli ed anche fuori di esso (in Istria, Slovenia, Carinzia). Nel 1856 B. diede alle stampe un altro manoscritto, nella copia dell’Ongaro che lo studioso codroipese aveva trovato nella collezione Fontanini, appartenente alla Biblioteca di San Daniele del Friuli: il Chronicon Spilimbergense, dalla scarna struttura annalistica. Intanto, nonostante il carattere schivo di B., la sua fama varcava i confini del Friuli. Nel 1861 l’Akademie der Wissenschaften di Vienna pubblicò i Documenta historiae Forojuliensis saeculi XIII ab anno 1200 ad 1299 summatim regesta e, fra il 1864 e il 1869, i Documenta historiae Forojuliensis saeculi XIII et XIV ab anno 1300 ad 1333 summatim regesta. Nell’Introduzione, del 1861, B. rilevava il fatto che nei secoli XIII-XIV il governo dei patriarchi d’Aquileia interessava, oltre al Friuli, anche altre «province» confinanti: ai tempi dello studioso, l’uno e le altre costituivano una parte non piccola dell’Impero austriaco. I regesti riguardano, come i Documenti, tematiche diverse, e fanno riferimento sia ad originali, sia a copie, sia a documenti pubblicati (anche da lui stesso); sempre dettagliati, molte volte contengono trascrizioni parziali di testi di rilevanza pubblica, come leggi, accordi di pace e provvedimenti del parlamento friulano. I Documenti, il Thesaurus e i Documenta historiae Forojuliensis costituiscono strumenti preziosi per gli storici del Friuli: Pio Paschini, Pier Silverio Leicht e Carlo Guido Mor, per ricordare solo i maggiori, attinsero ampiamente ad essi. Nel corso della sua vita, B. fu anche autore, abile ma non originale, di poesie d’occasione, in italiano e in latino. Nella Biblioteca civica di Udine si conservano, oltre ai manoscritti delle sue opere e alle trascrizioni di migliaia di documenti, pure molte lettere da lui inviate a personaggi della cultura del tempo, come Iacopo Pirona e Karl von Czoernig.

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Bibliografia

Ms BCU, Principale, 899, G. Bianchi, Diplomatarium forojuliense, 61 volumi.
G. BIANCHI, Saggio storico-critico intorno all’epoca della distruzione di Aquileia, Udine, Murero, 1835; ID., Del preteso soggiorno di Dante in Udine od in Tolmino durante il patriarcato di Pagano della Torre e documenti per la storia del Friuli dal 1317 al 1332, Udine, Turchetto, 1844; Documenti per la storia del Friuli, a cura di ID., I-II, Udine, Turchetto, 1844-1845; Thesaurus Ecclesiae Aquileiensis, edidit J. BIANCHI, Udine, Trombetti-Murero, 1847; G. BIANCHI, Storia del Ginnasio, in Programma dell’i.r. Ginnasio liceale di Udine per l’anno scolastico MDCCCLII, Udine, Trombetti-Murero, 1852, 8-9; Chronicon Spilimbergense, editum a J. BIANCHI, Utini, Turchetto, 1856; Documenta historiae Forojuliensis saeculi XIII ab anno 1200 ad 1299 summatim regesta a J. BIANCHI, Wien, Akademie der Wissenschaften, 1861; Documenta historiae Forojuliensis saeculi XIII et XIV ab anno 1300 ad 1333 summatim regesta a J. BIANCHI, I-IV, Wien, Akademie der Wissenschaften, 1864-1869; Indice dei documenti per la storia del Friuli dal 1200 al 1400 raccolti dall’ab. Giuseppe Bianchi, pubblicato per cura del Municipio di Udine, Udine, Comune di Udine, 1877; D. ONGARO, Le scuole pubbliche di Udine nel secolo XV, opera postuma riordinata dall’ab. G. Bianchi, Udine, Tip. del Patronato, 1885; G. BIANCHI, Prefazione inedita alla sua collezione di documenti di storia friulana, San Vito al Tagliamento, Tip. Polo, 1895 (nozze Privileggi-Bianchi).
L. SERENI, Profili di bibliotecari udinesi. Giuseppe Bianchi (1789-1868), «Avanti cul brun!», 33 (1966), 263-266; MARCHETTI, Friuli, 945; F. DE VITT, La Chiesa basso-medioevale in Friuli e a Trieste. Un secolo e mezzo di bibliografia, «Studi Goriziani», 75 (1992), 43-59: 43-44.

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