COMELLI FRANCESCO ANTONIO

COMELLI FRANCESCO ANTONIO (1753 - 1823)

organaro

Immagine del soggetto

Organo della chiesa di S. Maria Assunta di Fagagna, opera di Francesco Antonio Comelli del 1788.

Nato a Torlano di Nimis nel 1753 circa, era figlio degli agricoltori Domenico e Lucia Manzocco. Dal 1768 al 1773 studiò nel collegio dei barnabiti di Udine, rinomato riferimento culturale del capoluogo friulano; qui ebbe modo di approfondire lo studio della fisica e della matematica, materie che gli avrebbero permesso di operare anche in settori diversi dall’organaria. Sposato con Elisabetta Segnanovigh, ebbe tre figli: l’unico maschio Francesco  fu un noto farmacista, autore di alcuni scritti sulla botanica. Nel 1791 l’organaro acquistò a Udine, in borgo San Cristoforo, la casa ove visse e lavorò per il resto della sua vita. L’edificio era posto di fianco alla chiesa di S. Cristoforo e si sviluppava su quattro piani: al pianterreno due ampi stanzoni formavano la bottega e nei piani superiori trovava posto l’abitazione della famiglia. Nell’agosto 1799 avvenne il grave episodio che segnò l’intera esistenza del C. e fu causa della sua rovina economica: fu accusato dal governo austriaco di esternare eccessivamente le sue simpatie per il passato regime francese e di conseguenza venne rinchiuso, insieme con il fratello Giuseppe, nelle carceri udinesi. Qui la situazione peggiorò in seguito all’accusa di aver attentato alla vita del conte Giangiuseppe di Partistagno, preside del tribunale di appello di Udine. Trasferito nelle carceri di Venezia, fu liberato dopo oltre due anni di detenzione. L’attività professionale era ormai compromessa: al momento dell’arresto il C. aveva in lavorazione gli organi per le parrocchiali di S. Giorgio a Udine e di S. Martino a Cividale ed, inoltre, era in trattative per la costruzione di un terzo da collocare nella chiesa di Cortale. ... leggi Tutti questi strumenti furono portati a termine da G. Callido, insigne organaro veneto. In seguito il C. si dedicò alla costruzione di spinette ed alla compravendita e restauro di organi disponibili sul mercato a seguito delle soppressioni napoleoniche (Paderno di Udine, Piano d’Arta, duomo di Pordenone, Prato Carnico). Per sopravvivere, s’ingegnò anche a fabbricare strumenti di meccanica, come un torchio per la tipografia Pecile, o ad inventare il “grammeristo”, attrezzo per il calcolo geometrico ed armonico, che venne presentato nel dicembre 1806 al viceré Eugenio Napoleone in visita ad Udine. Nel 1823 accordava l’organo nella chiesa delle Zitelle a Udine e questo rimane il suo ultimo lavoro: ammalato da diversi anni, cessò di vivere il 6 dicembre 1823. Gli organi del C. si rifanno alla tradizione classica veneta, che aveva in P. Nachini  il principale artefice. La mancanza di documenti non permette di indicare con certezza i suoi maestri. Il primo intervento finora comprovato è un restauro all’organo della Madonna del Giglio a Tarcento, effettuato nel 1780 assieme ad un certo don Pietro Ermacora del luogo. Poco tempo dopo il C. lavorò a Venezia in società con l’organaro Francesco Antonio Dacci: questa compagnia si sciolse nel 1783, quand’era in costruzione l’organo di Feletto Umberto, poi portato a termine dal Dacci. Nello stesso anno l’artigiano si mise in proprio e nel 1788 completò la sua opera prima: si tratta dell’organo della pieve di S. Maria Assunta di Fagagna, unico strumento del C. conservatosi in tutte le sue parti allo stato originale. Sempre a Fagagna avrebbe dovuto costruire un altro organo per la chiesa di S. Giacomo, ma non avrebbe mai portato a compimento l’opera. Nel 1788 firmò con la Comunità di Pontebba un contratto per la costruzione di un organo; la mancanza di documenti non permette di sapere altro su quest’opera; è certa, comunque, la presenza agli inizi del Novecento di uno strumento nella parrocchiale di Pontebba, rimasto gravemente danneggiato durante il conflitto 1915-18. Anche l’organo di Ronchi dei Legionari rimase distrutto nel crollo del soffitto della chiesa, durante la prima guerra mondiale; era stato montato dal C. nel giugno 1797, poco prima del completamento di quello di Lorenzago di Cadore, recentemente ricostruito. L’organo di Forni di Sotto viene ricordato come una delle sue opere migliori: era stato inaugurato nel novembre 1791 e rimase distrutto nell’incendio del paese, avvenuto nel maggio 1944. L’organo collocato nella parrocchiale della B. V. del Carmine a Udine risale al 1793 circa, quando la chiesa era officiata dai francescani Minori conventuali; fu modificato e ampliato nel 1948 e 1974. Attribuito al C. è anche l’organo di Vrtovin (Slovenia), proveniente dalla chiesa di Medana. Il C. lavorava con lentezza, ma con inappuntabile precisione, facendosi aiutare in bottega dal fratello Giuseppe e da alcuni lavoranti; sovente faceva trascorrere diversi anni tra la stesura del contratto ed il completamento dell’organo, e questo fatto causava le lamentele dei committenti.

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Bibliografia

DBF, 218; G. MARCUZZI, Cenni storico-artistici sull’organo, Udine, Patronato, 1890, 39; VALE, Organo, 61-62; C. PAGNINI, Cose udinesi e triestine in un processo penale dell’anno 1800, «Atti dell’Accademia di Udine», s. VII, 7 (1966-1969), 203-222; PARONI - BARBINA, Arte organaria, 20, 27, 28, 33, 62-64, 95, 96, 179; DELLA PORTA, Case, 316; L. NASSIMBENI, L’organaro friulano Francesco Comelli: un inventario di bottega, «Metodi e ricerche», 13/1-2 (1994), 183-196; Organi restaurati del Friuli-Venezia Giulia. Interventi di restauro della Regione Friuli-Venezia Giulia dal 1976 al 1993, Villa Manin di Passariano (Udine), 1994 (Quaderni del Centro regionale di catalogazione dei beni culturali, 23), 64, 107, 124-126, 149; NASSIMBENI, Paganini, 51, 52, 74; METZ - NASSIMBENI, Documenti musicali, 545, 546; San Marco ornamentum civitatis et domus orationis. L’organo, Pordenone, Duomo-Concattedrale S. Marco, 2004, 22; Organi e tradizioni organarie nel Friuli Venezia Giulia. L’Arcidiocesi di Gorizia, a cura di L. NASSIMBENI, Udine, Pizzicato, 2004, 148, 164, 299-300; C. CARETTA - G PATUELLI, L’organo di Francesco Comelli 1790-1796. Restauro dell’anno 2007, Lorenzago di Cadore, Parrocchia dei SS. Ermagora e Fortunato, 2007; L. NASSIMBENI, Organi e organisti nel territorio di Fagagna, in Feagne, 361-368.

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