DEGANI ERNESTO

DEGANI ERNESTO (1841 - 1922)

ecclesiastico, storico

Immagine del soggetto

Ernesto Degani, seduto, ultimo a destra, con i professori del Seminario di Portogruaro nel 1909 (Pordenone, Archivio storico diocesano).

Nacque a Portogruaro (Venezia) il 3 ottobre 1841 da Francesco e Antonia Zamboni. Originario di un’agiata famiglia friulana, la sua biografia si sviluppa quasi interamente nella città natale, sacerdote e storico della diocesi di Concordia Sagittaria. Nel 1855 iniziò gli studi ginnasiali in seminario e, dopo un anno, decise di indossare la tonaca. L’ordinazione sacerdotale gli fu conferita nel 1864, mentre già godeva del beneficio della mansioneria Spiga della parrocchia di S. Andrea. Forte di una buona preparazione giuridica, fu subito nominato segretario e cancellista per l’amministrazione del patrimonio ecclesiastico e, tre anni dopo, cancelliere vescovile. Dopo quindici anni alla direzione dell’Archivio diocesano, nel 1882 fu promosso canonico residenziale del Capitolo e, nel 1909, decano capitolare. Era stato, frattanto, consigliere d’amministrazione e membro del consiglio di disciplina del Seminario, nonché presidente dell’ospedale civile e della Banca Cattolica di S. Stefano. I suoi rapporti con l’autorità vescovile furono generalmente eccellenti, improntati al rigoroso rispetto dei ruoli e alla stima reciproca. Singolarmente tormentate, invece, furono le sue relazioni con il domenicano Domenico Pio Rossi, presule di Concordia tra il 1881 e il 1892. Nell’imminenza del sinodo diocesano del 1887, D. si fece portavoce presso il patriarca di Venezia, cardinale Domenico Agostini, delle lamentele del clero locale per il governo assolutistico e l’esercizio arbitrario, slegato dalle normative del diritto canonico e dell’autorità ecclesiastica, instaurati dal Rossi. Nella seconda metà degli anni Settanta, iniziò una feconda attività di ricerca storica. La sua vocazione maturò nel clima di rinnovato interesse per le discipline storico-archeologiche e filologiche, che aveva fatto seguito alla scoperta, opera di Dario Bertolini nel 1873, della necropoli di Concordia, risalente ad epoca pre-romana. ... leggi Fondata su di una vasta mole di fonti archivistiche, la sua ricerca ambiva a ricostruire, negli aspetti politici, socio-istituzionali e culturali, la “vita del popolo” nel territorio compreso tra Livenza e Tagliamento dall’antichità alla prima età moderna. Nel 1880 diede alle stampe la sua opera maggiore, La Diocesi di Concordia. Notizie e documenti (seconda ed. 1924 e rist. 1977), tuttora di largo uso tra gli studiosi. Si devono ancora ricordare, tra la settantina di lavori scientifici di cui fu autore, Il Codice diplomatico di Antonio Pancera (1898), I Partiti in Friuli nel 1500 e la storia di un famoso duello (1900), Le nostre scuole nel Medio Evo e il Seminario di Concordia (1904) e L’Abbazia benedettina di S. Maria di Sesto in Silvis (1908). I suoi studi contribuirono alla modernizzazione della storiografia friulana, liberandola definitivamente dall’antico impianto erudito, dandole nuove vesti di pratica narrativa. Si possono annoverare, tra gli amici e i collaboratori, i fratelli Antonio e Vincenzo Joppi, e, tra gli allievi e gli ammiratori, i monsignori Pio Paschini e Giuseppe Vale. Fu socio di importanti corpi accademici: la Deputazione di storia patria di Venezia (1880) e, in seguito, quella per il Friuli, l’Ateneo veneto (1883) e l’Accademia udinese di scienze, lettere e arti (1883). Dal 1894, fu ispettore governativo degli scavi e dei monumenti per il distretto di Portogruaro in sostituzione del defunto Bertolini, e intensificò il lavoro di catalogazione dei reperti del Museo Nazionale di Concordia. Nel 1917, l’occupazione austriaca di Portogruaro lo costrinse a riparare a Vacilio di Modena. Stabilmente rimpatriato al termine del conflitto, dovette porre fine alla sua carriera di studioso, a causa del peggioramento delle condizioni di salute e della dispersione, invero temporanea, della sua biblioteca e dei suoi manoscritti. Fu, ancora, strenuo oppositore al trasferimento della sede vescovile a Pordenone, definitivamente compiutasi, nonostante l’approvazione della Santa Sede, solo nel 1974. Morì a Portogruaro il 12 agosto 1922, poco dopo la nomina a cavaliere della Corona del Regno d’Italia. I suoi materiali di lavoro – la parte che egli stesso riuscì a rinvenire – furono donati, come da disposizione testamentaria, alla Biblioteca civica di Udine.

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Bibliografia

G.B., La morte di un friulano eminente. Lascito alla Biblioteca Comunale, «Giornale di Udine», 17 agosto 1922; A. BATTISTELLA, Mons. Ernesto Degani, in E. DEGANI, Tre conferenze postume, Udine, Percotto, 1923, III-XI; P.L. ZOVATTO, E. Degani storico della diocesi di Concordia e della Patria del Friuli, «MSF», 49 (1969), 71-87; C.G. MOR, Uno sguardo sulla storia della storiografia friulana, «Sot la nape», 24/3 (1972), 24; P. ZOVATTO, L’amministrazione della Diocesi di Concordia-Pordenone del Vescovo Rossi 1881-1892 (Due memorie inedite), «MSF», 54 (1974), 152-181; A. ORNELLA, Alcuni dati su Mons. E. Degani, in E. DEGANI, La Diocesi di Concordia. Notizie e documenti, Brescia, Paideia, 1977, VII-XIII; P. ZOVATTO, Portogruaro ottocentesca: tra cultura e storia, Portogruaro nell’Ottocento: contesto storico e ambiente sociale, a cura di R. SIMIONATO - R. BARBUIO, Portogruaro, Ediciclo, 1995, 106-108.

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