DEPERIS ALFONSO

DEPERIS ALFONSO (1870 - 1932)

verseggiatore, compositore

Immagine del soggetto

Il compositore Alfonso Deperis.

Nato a Cormòns (Gorizia) il 23 giugno 1870 da Giovanni, proprietario terriero, e da Filomena Zardini, frequentò a Gorizia la Realschule e si applicò anche negli studi di violino presso il locale istituto di musica. Nel 1889 si sposò con Giustina Calligaris, dalla quale ebbe sei figli e che sarebbe morta prematuramente nel 1914. Dal 1891 al 1895 fu impiegato presso il comune di Cormons; successivamente assunse incarichi presso la locale filanda Naglos e presso la ditta Ritter Rettmeyer di Gorizia, finché diventò direttore amministrativo del Cotonificio Triestino Brunner della medesima città. Contemporaneamente continuò a suonare il violino (in particolare nel Sestetto Cormonese) e praticò la direzione d’orchestra. Al momento dell’intervento in guerra dell’Italia venne arrestato insieme con il figlio Cesare a causa dei sentimenti irredentistici, e durante il conflitto venne trasferito a Vienna presso la Baumwollzentrale. Rientrato in patria al termine del conflitto, sposò l’ungherese Luisa Steiner, si impegnò nella ricostruzione dell’attività produttiva del cotonificio, entrò a far parte del consiglio comunale di Gorizia e della consulta della Camera di commercio e industria, e infine fu nominato censore della locale sede della Banca d’Italia. Nel 1929 si ritirò a vita privata e morì a Cormòns il 17 luglio 1932. Pur essendo costretto a relegarle a un ruolo marginale, nel corso di tutta la sua vita D. si dedicò alla scrittura e alla composizione sia su testi propri (Soi inamorât [Sono innamorato], 1915; Vilote [Villotta], 1916; Friûl [Friuli], 1930), sia di altri poeti (Duc’ i lucs. ... leggi La lenghe furlane. Pal zentenari di Pieri Zorùt [Tutti i luoghi. La lingua friulana. Per il centenario di Pietro Zorutti], di Toni Franzòt, 1892; Autùn [Autunno], di Tite Robul, 1927). Già nel 1902 aveva messo in musica l’operetta friulana Il cialciùt [L’incubo], un’“azione fantastica” mimo-danzante in dieci quadri ideata da Giovanni Cossar su testi di Pietro Piani, rappresentata nella sala maggiore del ristorante Centrale di corso Verdi a Gorizia. Altri musicisti si sono cimentati, nel tempo, con le sue quartine di ottonari, pubblicandone la musica sulle riviste della Società filologica friulana; si ricordano in particolare Franco Escher (La mode [La moda]) ed Egone Cunte (No-l spuce di todésk [Non puzza di tedesco], 1921), ma è stato fecondo soprattutto il sodalizio con Leonardo Vinci (L’alpinist [L’alpinista], nel 1913; Il miò ben l’è lât in uere [Il mio amato è andato in guerra], La mê frute [La mia ragazza], Religiòn [Religione], Eterne storie [Eterna storia], nel 1921). La produzione friulana di D., non molto ampia, è stata raccolta in volume nel 1957, con la prefazione di Maria Gioitti Del Monaco. Nella fase che precede la guerra essa consiste soprattutto in variazioni alquanto convenzionali sulle tematiche tipiche della villotta d’autore e dà voce alla gioia di vivere e di amare, a un clima di solarità e di contemplazione della bellezza naturale e del fascino femminile, più che a stati d’animo di malinconia e nostalgia: «’Ste matine ti ài scontrade / e cui vôi ti ài confessât, / che la pâs tu mi às robade, / che di te soi inamorât» [Stamattina ti ho incontrata e con gli occhi ti ho confessato che mi hai rubato la pace, che sono innamorato di te] (Vilote [Villotta], datata «Viene, 12 di zenâr 1916» [Vienna, 12 gennaio 1916]). Le speranze di redenzione nutrite prima e durante il conflitto verranno ben presto deluse negli anni successivi, cosicché le pagine della maturità, più sarcastiche, lasceranno trasparire una mentalità intransigente, soprattutto riguardo alle mode e ai codici di comportamento delle donne, ai nuovi balli e alle nuove musiche: «Chêi jerin timps! Cumò il temperament / nol si contente plui cussì a la buine; / ’l è qualchidun, che, par divertiment, / ’l à imparât a nasâ la cocaine; / li’ feminis son nudis e i fantaz / pòdin cialâ, smalfiâ senze imbaraz!» [Quelli erano tempi! Adesso il temperamento non si accontenta più così alla buona; c’è qualcuno che, per divertimento, ha imparato a fiutare cocaina; le donne sono nude e i giovanotti possono guardare, palpeggiare senza imbarazzo] (Cormòns, «Gurizze, 14 di zuin 1930» [Gorizia, 14 giugno 1930]). Tuttavia la rapida trasformazione del dopoguerra, pur provocando in D. il risentimento e l’amarezza tipici di coloro che si sentono esclusi dalle novità, non viene da lui compresa nella sua complessità. La voce del poeta si esprime peraltro – e sempre con la consueta immediatezza – anche in merito alla mancanza di serietà e onestà politica, all’attaccamento per i beni materiali, alla salvaguardia dei propri interessi, al disordine e alla irresponsabilità amministrativa: in questi ambiti la sensibilità di D. muove da un sincero rigore morale ed è consapevole delle difficoltà economiche causate dalla guerra, ma appare fondamentalmente conservatrice e piuttosto chiusa nei confronti delle classi più disagiate.

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Bibliografia

A. DEPERIS, Poesie friulane, Gorizia, Tip. Sociale, 1957.

DBF, 287; Musike furlane. Friula muziko (estratto dal terzo fascicolo del «Teſaŭr de Lenge furlane»), Bologna, Libreria Zorutti, 1921; D. ZORZUT, Ermete Zardini, Alfonso Deperis, 'Sef Pieri Collodi. Ciacarade tignude a Cormòns pal XXXII Congrès da Filologjche Furlane "G.I. Ascoli", 22 di setembar dal 1957, Cormons, Poligrafiche San Marco, 1958; D. CARRARA, Gorizia nelle sue canzoni. Antologia di canti popolari del Friuli orientale (testi poetici), «Studi Goriziani», 25 (1959), 9-69; Mezzo secolo di cultura, 96; E. SGUBIN, Un secolo di poesia e di prosa in lingua friulana a Cormòns, in Cormòns, 224-228; ID., Pinsîrs e peraulis. Antologia friulana cormonese, Cormons, Comune di Cormons, 1982, 89-116; ID., Lingua e letteratura friulane nel Goriziano, in Marian, 588-589; GALLAROTTI, 134-135; FAGGIN, Letteratura, 164-165.

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