FISTULARIO GIROLAMO

FISTULARIO GIROLAMO (1735 - 1824)

ecclesiastico, storico

Figlio di Francesco, avvocato fiscale della Repubblica di Venezia, e di Cornelia Gadaldini di Agostino, segretario veneziano, G. è fratello di Paolo, figura di spicco del ceto dirigente cittadino nei decenni a cavallo tra Sette e Ottocento visto che fu provveditore ai confini nel periodo veneto, presiedeva la municipalità al ritorno degli Austriaci nel 1798 e faceva parte del governo centrale del Friuli nel 1805. G. è anche nipote di un altro Paolo, una delle personalità di maggiore rilievo della vita culturale e politica della città nel XVIII secolo. Nacque nel 1735 (venne battezzato nella chiesa del Redentore il 13 novembre di quell’anno) in una delle famiglie più in vista del ceto dirigente udinese della seconda metà del Settecento i cui membri si dimostrano attivamente coinvolti sia nel governo della città, sia nella promozione della sua centralità politica, sia nelle iniziative culturali e pubblicistiche che ne qualificano la costruzione identitaria. La carriera ecclesiastica – sarebbe stato nominato canonico e nel 1772 decano della Metropolitana udinese – non impedì infatti al F. di condividere e sostenere la prospettiva sociale e culturale che caratterizzava l’azione di alcuni suoi familiari ormai da un paio di generazioni e che segnò, più in generale, la scena pubblica cittadina della seconda metà del secolo cui egli partecipò intessendo legami con importanti personalità come testimoniano le lettere a monsignor Claudio Vorajo o a Lavinia Dragoni Florio. Figura tuttavia poco rilevata dalla storiografia, egli è noto per aver pronunciato l’elogio funebre dello zio Paolo nell’Accademia di Udine l’8 giugno 1781. Il testo, che costituisce la prima biografia di uno degli eruditi e storici cittadini che maggiormente misero la loro scienza a vantaggio della città e della elaborazione storica della sua identità, parla anche al tempo stesso del suo autore e si offre come testimonianza della sua visione oltreché come fonte della comune storia familiare. ... leggi Il F. sottolinea infatti la matrice cittadina della sua ascendenza e l’esercizio di professioni legali di molti dei suoi membri: «La sua famiglia ha avuti i suoi principii nella città di Udine. La professione notariale sostenuta in più età succedanee una all’altra da più di due secoli forma la sua civile condizione». L’elogio, a partire dalla sua appartenenza al patriziato civico e a quello specifico gruppo di famiglie che al suo interno si erano rafforzate per le loro conoscenze giuridiche, per le battaglie antifeudali e per l’adesione al progetto di governo veneziano, tratteggia la figura di un uomo nel quale la cultura è messa al servizio della comunità e della riscrittura della sua storia con l’obiettivo di rafforzarne il ruolo di capitale del territorio. Paolo Fistulario s’inscrive nella gloriosa tradizione storica friulana sei-settecentesca, quella che si apre con Fontanini e annovera – nell’elenco di glorie che il nipote sceglie di ricordare – Filippo della Torre, Francesco Beretta, Bernardo Maria de Rubeis, il Liruti, chiudendosi con Carlo Fabrizi con il quale lo zio aveva condiviso molte battaglie politiche (la difesa della città nella controversia, a metà del secolo, con l’ordine di Malta) e culturali (la sistemazione della documentazione e dell’Archivio della città, la fondazione nel 1759 dell’Accademia di Udine). Battaglie che G. ripercorre, più o meno diffusamente, sottolineandone lo spirito che le muove: non è casuale infatti che molte e molte volte in quelle pagine ricorrano termini come “cittadino” e “Patria” a fissare l’orizzonte etico di quelle posizioni che egli mostra altrettanto di condividere. Dopo aver ricordato l’opera storica (e soprattutto il Discorso sopra la storia del Friuli del 1759 e Osservazioni intorno alle notizie di Gemona del 1779) e storico-geografica dello zio (Della geografia antica del Friuli, 1775), il F. si sofferma più a lungo, non a caso, su una sua opera inedita, quelle Osservazioni critiche intorno alla storia della città di Udine, corposo scritto del 1769, dove la storia della città veniva così puntualmente ripercorsa e documentata – ma anche riscritta sotto il profilo interpretativo, soprattutto per quel che riguardava i secoli moderni e il conflitto tra città e parlamento che li aveva percorsi – che i familiari, alla sua morte, ne avevano donato il manoscritto alla comunità che lo avrebbe conservato nei suoi archivi municipali. Per quanto G. F. ottemperasse ai compiti cui il suo ruolo ecclesiastico lo chiamava – il 14 maggio 1786 officiò la messa per le esequie dell’arcivescovo Gian Girolamo Gradenigo, di cui nel 1771 era “maestro di camera”, e unì in matrimonio, il 19 febbraio 1789, Violante di Colloredo e Antonio Valentinis – non mancò di rivolgere attenzione agli eccezionali avvenimenti che percorsero la vita pubblica di quegli anni. Nel mutato clima politico e civile, a pochi mesi dall’arrivo dei Francesi in Friuli e dalla caduta del secolare dominio della Repubblica di Venezia, G. F. affidò a poche, sarcastiche pagine il suo pensiero su uno dei provvedimenti del nuovo governo che venivano radicalmente azzerando l’ordine precedente e che colpivano il clero, cioè la francazione dei censi dei beni ecclesiastici. Il 23 dicembre 1797 firmò la Lettera di Girolamo Fistulario al suo vecchio amico Marc’Antonio Lorio che sarebbe stata stampata l’anno successivo in un opuscolo assieme alle «rimostranze» indirizzate dal Lorio al governo centrale di Udine sull’argomento e ad un’altra risposta. La critica pungente si rivolgeva, anche se in forma antifrastica, a quell’insieme di interventi legislativi giacobini che consideravano «le proprietà ecclesiastiche […] secondo il loro codice, come beni nazionali di cui possono essere liberamente, ed arbitrariamente spogliati i particolari individui». Nel 1812, finiti i quarant’anni di canonicato, sarebbe stato giubilato dall’arcivescovo. Morì a Udine il 2 marzo del 1824, all’età di ottantanove anni.

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Bibliografia

ASU, Caimo, 77, Lettera a Lavinia Florio Dragoni, 1808; ms BAU, 176; mss BCU, Principale, 1009, Investiture feudali (Il terzo fascicolo riguarda investiture e beni dei Fistulario, 1565-1707); ivi, 874, Indici e cataloghi di biblioteche e archivi pubblici e privati del Friuli, Catalogo della libreria Fistulario in Udine e Fagagna; ivi, 464, Lettere di varii dirette a monsignor Claudio Vorajo dall’anno 1765 al 1792, Lettere di Girolamo e Paolo Fistulario, 1-10; ivi, 874, Catalogo della libreria Fistulario in Udine e Fagagna; Ibid., Joppi, 185, Del Teglio, Famiglie nobili, f. 259; ivi, 179, A. e V. Joppi. Famiglie friulane e Parlamento, 160-169.

G. FISTULARIO, Elogio di Paolo Fistulario, patrizio udinese (1703-1779), pronunciato dal di lui nipote, mons. Girolamo, canonico della metropolitana di Udine, il di 8 giugno 1781, nella pubblica Accademia di Udine, Udine, Gallici, 1781; ID., Lettera al suo vecchio amico Marc’Antonio Lorio, in Esposizioni indirizzate agli amici della Verità, Udine, Pecile, 1798. A. DELLA FORZA, Diario Udinese (1740-1800), a cura di G. COMELLI, Udine, Casamassima, 1986, 105, 175, 246; L. CARGNELUTTI, Gli uomini e le istituzioni. Dalla caduta dello stato veneto al Regno d’Italia napoleonico (1797-1805), in L. CARGNELUTTI - R. CORBELLINI, Udine napoleonica. Da metropoli della Patria a capitale della provincia del Friuli, Udine, AGF/Comune di Udine, 1997, 25.

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