GALLICI

GALLICI

famiglia di stampatori

Immagine del soggetto

Marca tipografica dei fratelli Gallici alla Fontana da un'incisione di Antonio Del Pedro per il terzo volume delle Vite del Liruti, 1780.

La famiglia G. ebbe origini bergamasche. Si trasferì in Friuli nel Seicento e per tutto il secolo il primo componente ricordato nelle genealogie, Domenico ed i suoi discendenti esercitarono l’attività di tintori di seta a Udine in borgo Grazzano. Le informazioni sull’inizio dell’attività dei G. in campo tipografico sono molto scarse: sappiamo che ebbe inizio nel primo decennio del XVIII secolo quando Francesco del fu Giovanni, a nome suo e della famiglia, fece uscire le prime pubblicazioni che riportano la dicitura «appresso li Gallici alla Fontana», dall’ubicazione della sede situata nelle vicinanze della fontana dell’attuale piazza della Libertà. Senza dubbio il legame matrimoniale fra Giulia G., pronipote del capostipite Domenico, e Francesco Schiratti, l’ultimo discendente della grande famiglia di tipografi attiva nel Seicento a Udine, che scomparve nel 1704, è all’origine dell’ingresso dei G. nell’impresa tipografica. Già dal 1706, tre anni prima dell’uscita del primo testo con il nome di questa nuova tipografia, Francesco aveva ottenuto in affitto per un decennio (ma rinnovato nei decenni successivi più volte) la stamperia camerale, che aveva il privilegio di stampare gli atti emanati dalla cancelleria pretoria e dalla camera fiscale del luogotenente, affitto che negli anni precedenti, anche se per un periodo limitato, era stata appannaggio di Andrea Angeli successore di Francesco Schiratti in questa carica. Ma in realtà nei primi anni di attività dei G. non si trovano testimonianze di pubblicazioni con tale dicitura («per li Gallici alla Fontana stampatori camerali») anche se indubbiamente veniva eseguita la stampa di bollettari e ordini che, vista la destinazione d’uso, non sono sopravvissuti se non in qualche raccolta d’archivio. La produzione fino al 1741, anno della scomparsa di Francesco, è esigua: in alcuni anni non si trova alcuna pubblicazione, in altri si arriva ad un massimo di cinque: accanto al Bando, e sentenza dell’eccelso Conseglio di Dieci contro Lucio della Torre q. ... leggi co. Sigismondo (1717), qualche raro testo per l’arrivo o la partenza di luogotenenti, come Tributo d’applausi al merito dell’illustriss., et eccellentiss. sig. Giovanni Sagredo luogotenente generale della Patria del Friuli racolti nella partenza dal suo sempre memorabile regimento e dedicati all’illustrissima, et eccellentissima signora Chiara Savorgnana Sagredo dignissima di lui consorte dal conte Gio. Alfonso Antonini (1718) o testi per rappresentazioni teatrali, come Astarto drama per musica da rappresentarsi nel teatro Mantica d’Udene il carnovale dell’anno 1720 e pubblicazioni ufficiali, le raccolte di terminazioni ed ordini, come la Raccolta di terminazioni, et ordini tutti stabiliti dagl’illustriss. et eccellentiss. sig. Piero Grimani, Michiel Morosini, e Z. Alvise Mocenigo per la Serenissima Republica di Venezia, etc. sindici inquisitori in T.f. per la città di Udine, e Patria del Friuli. [1722]. Accanto a questa produzione, merita una segnalazione l’uscita nel 1717 degli Statuti della Patria del Friuli rinovati, e dedicati all’illustriss. ed eccellentiss. sig. Girolamo Ascanio Zustignano fu’ gloriosissimo luogotenente generale della medesima Patria che escono però in triplice “emissione simultanea” con la sottoscrizione rispettivamente dei G., «Per Gio. Domenico Murero» e «Si vende da Gio. Boneschi alla Nave». È possibile che i due maggiori stampatori di Udine di quegli anni, Murero e G., e il cartolaio-libraio Boneschi (con negozio nel palazzo del centro di Udine ancora oggi denominato alla Nave e che usava come insegna di bottega una nave) si fossero associati per dividere costi e guadagni, rischi e ricavi, della stampa degli Statuti, secondo un uso diffuso nella tipografia già a partire dal Cinquecento con numerosi esempi anche nella vicina Venezia. La stampa degli Statuti nel corso del Settecento sarebbe rimasta prerogativa dei G.: nel 1735 e nel 1745 vennero, infatti, nuovamente pubblicati con il frontespizio quasi identico all’edizione del 1717 (mutuato a sua volta dalla precedente stampa di Andrea Angeli del 1707, con l’identico stemma xilografico di Girolamo Ascanio Giustinian sotto la cui luogotenenza della Patria era stato portato a termine il rinnovo delle vecchie costituzioni nell’ormai lontano 1673); a conferma del fatto che è sicuramente l’opera più stampata a Udine nel corso del secolo, ritroviamo, inoltre, un’altra edizione Gallici datata ancora 1745, ma uscita non prima del 1750 che riporta sul frontespizio il leone marciano, prerogativa dello stampatore camerale, e la nota «Si vende da Gio. Domenico Pecile Lire 2»; e, per la prima volta negli Statuti, compare la formulazione «stampatori camerali», seguita poi dal Ristretto degli statuti della Patria del Friuli con l’aggiunta delle leggi tutte pubblicate in materia delle Mani morte del 1769. Questo inizialmente uscì con un frontespizio che riporta due errori evidenti, la data 1719 (mentre la data della lettera dedicatoria all’inizio è correttamente 1769) e il nome di uno dei deputati; solo il frontespizio sarebbe stato ristampato e avrebbe sostituito il precedente. Nel 1773 apparve ancora un’altra edizione degli Statuti della Patria del Friuli rinovati con l’aggiunta delle terminazioni sindicali 1772 del Ristretto degli statuti medesimi, e delle leggi pubblicate in materia delle mani morte (sul frontespizio: «Si vende il suddetto Statuto Lire sei») mentre l’ultima, che vide la luce nel 1785, fu la più elegante di tutte con il frontespizio interamente inciso e con un prezzo di vendita aumentato a dieci lire. Durante i primi decenni di attività i G. convissero a Udine in concorrenza soprattutto con un’altra grande famiglia di stampatori, i Murero, che aveva iniziato a produrre negli stessi anni con Giovanni Domenico e che sarebbe stata ancora più longeva dei G., coprendo anche molti decenni dell’Ottocento. Era inoltre presente allora in questa città anche Giovan Battista Fongarino. Con i Murero, che avrebbero avuto il monopolio delle stampe per la città di Udine, nacque una lunga vertenza per la ricerca di una precisa definizione e suddivisione delle esclusive competenze relativa agli atti, emessi dal comune o dal luogotenente, da stampare e per l’uso dell’immagine del leone di S. Marco. I G. erano, al pari dei Murero, una stamperia pubblica ma “camerale”, in quanto incaricata della pubblicazione degli «ordini, che escono dalla cancelleria pretoria e dalla camera fiscale tanto per la Città che per la Patria» ed in quanto tale era la sola a poter mettere sulle pubblicazioni ufficiali il leone marciano. Dopo la scomparsa di Francesco nel 1741, suo figlio Eugenio con i fratelli Antonio e Giovanni, subentrò al padre: il nome dell’impresa venne mantenuto ancora e solo molto più tardi sarebbe comparso sui frontespizi «per li fratelli Gallici» o simili («p.o li fratelli Gallizi», «apud fratres Gallicos»); e oltre alla prerogativa di tipografia camerale i fratelli aggiunsero quella di tipografi dell’Accademia («per li fratelli Gallici stampatori dell’Accademia») e della filiazione di questa: la Società d’agricoltura pratica («per li Fratelli Gallici alla Fontana stampatori della Società d’agricoltura pratica»). Inoltre i G., come nel secolo precedente avevano fatto gli Schiratti, provvidero anche alla stampa di bollettini, quaderni e registri per l’attività del Monte di pietà di Udine. Troviamo inoltre due pubblicazioni del 1772, le Regole riguardanti la direzione de’ beni ad pias causas di raggione delle venerande chiese, fratterne, e luochi pii della signoria d’Osoppo, delli contadi di Castel-Nuovo, e Belgrado, del marchesato d’Ariis, e delli contadi di Cussignaco, Palazzuolo, e Savorgnan, ed annesse tutte respettivamente del nob. ho. sier conte Mario Savorgnan, regolate, e ristampate e la Tariffa per il contado di Castel-Novo, giurisdizione del nobil homo signor, e marchese Mario co: Savorgnan separata dalla Patria del Friuli, e dipendente solo dall’eccelso consiglio di dieci in cui compare la denominazione «stampatori del contado»). Il primo ventennio della conduzione dei fratelli seguì l’andamento precedente con scarsa produzione libraria, ma dalla fine degli anni Sessanta, e per un ventennio, – periodo nel quale venne aperta in città anche la stamperia di Antonio del Pedro – la produzione crebbe notevolmente e si qualificò grazie anche all’Accademia udinese e soprattutto alla Società d’agricoltura nata nel 1762, che portò in Friuli una ventata di novità nel settore dell’agricoltura e delle scienze, commissionando la stampa di dissertazioni, memorie, saggi, notizie di esperimenti. Uscirono quindi le Memorie ed osservazioni pubblicate dalla Società d’agricoltura pratica d’Udine e raccolte nell’anno 1771 che contengono, tra l’altro, il Discorso sopra la scoperta e gli usi della torba in mancanza de’ boschi e del legname di Fabio Asquini, la Lettera diretta alla Società d’agricoltura pratica in cui si dà ragguaglio d’una nuova fabbrica di pentole introdotta nel nostro Friuli di Gherardo Freschi, le Memorie sopra la coltivazione delle viti, de’ foraggi, e della legna di Lodovico Ottelio, la Regola pratica, e compiuta di allevare i bigatti felicemente nel 1777, la Memoria di Gottardo Canciani udinese, che ha riportato il premio dalla Società d’agricoltura di Udine rispondendo al problema proposto l’anno MDCCLXX per cui si vogliono determinati i più essenziali difetti dell’agricoltura friulana, ed i mezzi più facili, e più atti correggerli, per accrescere, e migliorare i prodotti nel 1773; la Continuazione degli esperimenti sopra gl’innesti del vaiuolo fatti in Udine nell’autunno dell’anno 1770 del protomedico di Udine Giovanni Fortunato Bianchini. Di Antonio Zanon uscì nel 1771 l’ottavo volume dell’opera Della utilità morale, economica e politica delle accademie di agricoltura, arti, e commercio i cui precedenti erano stati stampati a Venezia da Modesto Fenzo. Fu questo decisamente il periodo più fecondo della stamperia che vide anche uscire, accanto alle pubblicazioni “camerali”, come il Proclama e tariffa per la muda di Monfalcon del 1772, testi di carattere storico (e la seconda e terza edizione, 1771 e 1776, dell’Istoria de’ signori Savorgnani detti del Monte conti di Belgrado, Castel Nuovo, etc. scritta da Francesco Caro, pubblicata per la prima volta a Verona nel secolo precedente); geografico – Della geografia antica del Friuli dalle età più rimote sino ai tempi di Costantino il grande. Memorie del nobile udinese Paolo Fistulario (V.) nel 1775, opera accompagnata da una bella carta geografica –; medico, filosofico (le Riflessioni morali dell’imperatore Marco Aurelio Antonino, tradotte dall’edizione francese in 2 tomi nel 1772 e la seconda edizione degli Elementi di filosofia morale o sia Cognizione dell’uomo, opera postuma di Antonio Genovesi del 1773); religioso, come le Cure pastorali dell’arcivescovo di Udine Gian Girolamo Gradenigo in due tomi nel 1776; di interesse sociale Colloquio sopra gli studi delle donne in cui si trattano tre questioni importanti: primo, se le donne debbano applicarsi a qualche studio, secondo, quali studi convengano alle medesime, terzo, come debbano essere acconciati i libri necessari alla loro istruzione di incerta attribuzione, Francesco Ianini o Angelica Ianesi, del 1774. A tutto ciò si affiancava la consolidata produzione d’occasione. Spesso si trattava di opere tradotte dal francese, la lingua della cultura europea del secolo, ma anche di traduzioni dall’inglese, come le Riflessioni sopra la elevazione e dicadenza delle antiche repubbliche adattate al presente Stato della Gran Bretagna del diplomatico viaggiatore e ambasciatore inglese in Turchia Montagu Edward Mortley, uscite in due volumi nel 1781 o il Poemetto del Young sopra la esistenza di Dio, ch’è la notte ventesima intitolata I cieli, traduzione in verso libero del signor abate Antonio Gaio da Edward Young (1773). Nello stesso periodo si trovano anche testi in friulano, come la dottrina cristiana del Bellarmino, stampata a Udine, quasi contemporaneamente, anche dal Fongarino o dai Murero, pubblicata dai fratelli G. («In Udin, par ju fradis Galliz») prima nel 1775 e poi nel 1778 (La duttrine cristiane del Bellarmin sminuzzade, e ridotte plui facil a mandâ a memorie de jnt senze lettere in lenghe chiargniele). Sempre in questi anni alcuni autori locali di spicco si affidarono ai G. per la stampa delle loro opere non solo minori e d’occasione, ma anche per quelle più impegnative o consistenti. Assume particolare rilievo per la presente sede l’esempio del Liruti che tra il 1776 e il 1777 affidò loro l’edizione dei cinque volumi (di quasi 1700 pagine complessive) delle Notizie delle cose del Friuli. Fino ad allora era, infatti, più frequente che gli intellettuali friulani dell’epoca si rivolgessero ai tipografi lagunari, soprattutto i Fenzo, i Pasquali, gli Albrizzi, che garantivano esperienza maggiore, visibilità e circolazione più vasta delle loro idee rispetto ai prodotti che uscivano dalle tipografie udinesi: ma è proprio negli anni contrassegnati da Eugenio che i testi usciti dai G. assunsero un’eleganza prima sconosciuta grazie alla presenza di frontespizi incisi provenienti da Venezia, come nel caso della raccolta di sonetti in onore del doge Paolo Renier (Sonetti per occasione del giorno anniversario della solenne incoronazione del serenissimo doge di Venezia d.d. Paulo Renier dedicati a s.e. il sig. Angelo Maria Renier fratello amorisissimo di sua serenità, Udine, stamperia dell’Accademia, 1780) in cui venne impiegata dai G. la stessa cornice del frontespizio usata da Carlo Palese a Venezia (Poesie per il solenne ingresso di sua eccellenza mss.r Zorzi Pisani proccuratore di s. Marco per merito, Venezia, presso Carlo Palese, 1780). Il legame con la città ducale è rivelato anche dalla presenza di interi frontespizi, di antiporte, di finalini e vignette eseguiti nelle botteghe veneziane da Giuseppe Wagner, da Antonio Zuliani o dall’allievo del Wagner, il bellunese Antonio Baratti che trasponeva su rame i disegni di Antonio Novelli. Gli stampatori udinesi, lontani dall’affrontare la pubblicazione di testi classici o le opere dei grandi autori o del nuovo genere di letteratura d’intrattenimento che si andava diffondendo in area veneta, il romanzo, rimasero generalmente ancorati alla realtà locale ed alle esigenze di un pubblico certo, al servizio di una comunità dove non mancavano accademie, scuole ed istituzioni pubbliche e private che promuovevano e richiedevano la stampa di libri per lo più rispondenti ad esigenze immediate e concrete. A questo tipo di letteratura apparteneva anche il Giornale e lunario sopra l’anno bisestile 1768 […] il quale contiene le feste mobili, e stabili, giusta l’uso della città, e diocesi arcivescovile di Udine, le quattro tempora il levar del sole, ed il far della luna con li suoi quarti: vi è pure la regola tenuta nella s. metropolitana di questa città in far suonare il matutino colla variazione della mezz’ora […]: sonovi parimente le fiere di questa città, e d’altri luoghi principali, unico esempio di pubblicazione seriale uscita dai G., il quale giornale con periodicità variabile era e sarebbe stato pubblicato dai Murero anche nell’Ottocento. Eugenio G. a volte firmò anche le lettere dedicatorie di alcune raccolte (Raccolta di poesie per la felice nascita in Udine del primogenito di sue eccellenze il n.h. Sebastian Giulio Zustinian luogotenente generale della Patria del Friuli e n.d. Cecilia Michiel sua dilettissima consorte dedicata a sua eccellenza la n.d. Elena Corner Michiel madre amorosissima della stessa, 1780) oppure scrisse versi inclusi nelle stesse (Componimenti poetici per la solenne vestizione dell’illustrissima signora Lucia Linussio che prende il nome di suor Maria Teresa nell’insigne monastero di S. Chiara di Gemona, 1783). Alla scomparsa di Eugenio subentrò, nell’ultimo decennio del secolo XVIII, il figlio Marco, ultimo rappresentante della famiglia. Sotto di lui continuò ad essere usata la dicitura collettiva mentre la scritta «per Marco Gallici», «dalla stamperia di Marco Gallici», «nella stamperia di Marco Gallici» o «per Marco, qu. Eugenio Gallici» apparve a partire dal 1794. Nelle rare pubblicazioni come stampatore camerale compare sul frontespizio il leone marciano. Dopo la fine dell’epoca veneziana in Friuli, Marco G. divenne prima “stampatore del governo centrale” nel breve periodo francese e poi “regio stampatore” negli anni di dominazione austriaca. Della decina di opere che uscirono nel 1797, ad eccezione di un opuscolo riportante l’indicazione “stampatore vescovile” (ma trattandosi di una lettera pastorale del vescovo di Concordia Giuseppe Maria Bressa, è evidente che non c’è sovrapposizione con lo stampatore arcivescovile di Udine, Murero), e di tre pubblicazioni su norme e disposizioni per la devastante epidemia di epizoozia, come il Metodo per la cura del morbo epizootico «del cittadino D. G. Larrey officiale di sanità in capo dell’armata d’Italia» nella traduzione di Giovan Battista Zambelli, le altre sono pubblicazioni di servizio delle nuove autorità politiche, come la Lettera del generale in capo Bonaparte al Direttorio con il Testo del trattato di pace tra la Repubblica francese, e l’imperatore decretato dal Direttorio esecutivo che ordina la creazione di una armata sopra le coste dell’ocean sotto il comando di Bonaparte o l’Organizzazione provisoria del provisorio governo centrale della provincia del Friuli residente in Udine, sulla quale Marco G. è definito “stampatore del governo centrale”. Nel successivo periodo austriaco Marco sulle pubblicazioni ufficiali assunse il titolo di “regio stampatore”; nel 1802 venne meno definitivamente il ruolo di stampatore camerale, ricoperto per un secolo dalla sua famiglia. Per gli anni 1802-04 non si trova traccia di alcun testo uscito dalla tipografia G., mentre al 1805 data un’unica pubblicazione, opera dello stesso Marco, che però non si dichiara sul frontespizio ma all’interno dell’opuscolo, su un tema da sempre oggetto di discussione in città: Sul progetto di riformare il sito detto il giardino. Memoria umiliata alli nobili signori deputati della magnifica città di Udine da un individuo della città medesima. L’opera inoltre non risulta essere stata posta in vendita, ma disponibile nella Stamperia regia. Gli ultimi due testi datati, usciti dall’officina G., sono del 1806, l’Istruzione pratica per le piccole fabbricazioni di nitro da farsi dalle persone della campagna e le Istruzioni pratiche per li capi assistenti, ricettori, custodi, ed assistenti di finanza del Regno d’Italia (con un’indicazione nuova sul frontespizio «appresso la Fontana in Calle Bellona al N 444»), chiaramente voluti dall’autorità del dipartimento di Passariano. Ma almeno altre due, che riportano l’anno 1806 all’interno del titolo, sono da attribuire allo stesso anno. Tra le pubblicazioni uscite negli anni di Marco sono inoltre da ricordare due ancor oggi importanti per la storia della pittura in Friuli: le Riflessioni pittoresche di Leopoldo Zuccolo del 1793 e Della pittura friulana di Girolamo de Renaldis del 1796. La produzione complessiva di questa tipografia assomma a poco più di duecento titoli distribuiti in un secolo. In alcuni anni non si trova alcuna traccia di libri usciti dai loro torchi ma, senza dubbio, continuò la stampa di bollette, prospetti, moduli e bandi per rispondere alle esigenze pratiche di varie istituzioni, lavoro questo che rappresentava la vita giornaliera di tutte le tipografie dell’epoca, fino a oggi generalmente ignorato e, in gran parte non pervenuto, ma di peso notevole, anche quantitativamente, nell’economia dell’impresa. Accanto all’attività di stamperia pubblica non è trascurabile quella di opere che coprono tutti gli aspetti della vita sociale e culturale di Udine e del Friuli, da quella sociale-encomiastica che abbonda nel secolo e che accompagna gli arrivi e le partenze dei luogotenenti, i numerosi sposalizi e le frequenti monacazioni nelle famiglie nobili friulane, ai drammi giocosi del carnevale, alle feste danzanti in castello, ai libretti teatrali per le rappresentazioni nelle varie stagioni dei teatri udinesi, o ai piccoli trattati storico-geografici-letterari che non potevano interessare le stamperie della Serenissima e che per scarsa distribuzione e per l’effimero interesse al di fuori dell’ambito locale, venivano finanziate a volte dagli autori stessi. Ritroviamo tuttavia anche nel secondo Settecento le novità della scienza, i testi più impegnativi non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello più strettamente tipografico per la quantità di pagine e per la presenza di frontespizi incisi importati da Venezia. In conclusione, il primo trentennio, all’insegna di Francesco, è caratterizzato da un lento avvio e da una produzione abbastanza contenuta (una ventina le pubblicazioni) che copre le esigenze pubbliche e quelle private; il cinquantennio successivo, quello di Eugenio e dei suoi fratelli, vede un cambiamento soprattutto dopo gli anni Sessanta dovuto al naturale adeguamento del progresso del secolo dei lumi con l’apertura anche alle traduzioni di opere straniere (per un totale di poco più di 150 opere); il totale invece delle opere uscite nell’ultimo periodo di Marco, una quindicina di anni in tutto, si avvicina a quaranta, anche se quelle con il suo nome dichiarato sono poco più di trenta.

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Bibliografia

Mss BCU, CA, Catastico, XI, voce Stamperia, c. 201r-203v: 202r-203v; Ibid., del Torso, Genealogie, fam. Gallici; ASU, Archivio Agricola, comprendente atti della fam. Gallici.

COMELLI, Arte della stampa, 163, 166, 178; DBF, 377.

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