MALIGNANI GIUSEPPE

MALIGNANI GIUSEPPE (1812 - 1878)

pittore, fotografo

Immagine del soggetto

Il pittore e fotografo Giuseppe Malignani (Udine, Civici musei, Fototeca).

Nacque a Torreano di Cividale (Udine) il 12 aprile 1812, da Giovanni e da Cecilia Cudicio. Passò l’infanzia nel paese natale, frequentò da giovane lo studio del pittore Giovanni Mattioni di Udine, ed in seguito, con l’aiuto economico dello zio paterno don Giuseppe, frequentò l’Accademia di belle arti di Venezia, dove ebbe per maestri Odorico Politi e Ludovico Lipparini, conseguendo numerosi premi e diplomandosi nel 1834. Mosse i primi passi nel campo dell’arte come ritrattista nel territorio cividalese ma, non traendo dal lavoro sufficiente guadagno, emigrò in Stiria, in Carinzia, in Croazia, offrendosi a curati, castellani, borghesi per ritratti di familiari al fine di ottenere una qualche remunerazione. Fu anche a Vienna, dove espose alcuni lavori che vennero acquistati. Sposò in prime nozze Anna Soberli, dalla quale ebbe la figlia Adele. Rimasto vedovo nel 1865, sposò Caterina Ruggeri; dall’unione nacque, il 4 marzo 1865, Arturo, il noto inventore la cui fama nel tempo avrebbe oscurato quella del padre. Come ritrattista, M. ottenne un certo successo presso i contemporanei, e non soltanto all’estero, giacché furono apprezzati anche i dipinti che presentò alle varie Esposizioni di arti belle e meccaniche di Udine. In quella del 1855 espose il Ritratto del cardinale Fabio Maria Asquini (Fagagna, chiesa di S. Giacomo), illustre personaggio appartenente ad una nota famiglia nobiliare di Fagagna, che fu diplomatico, vescovo, patriarca di Costantinopoli. ... leggi Seduto su una poltrona elegantemente intagliata, in posa nel rosso abito cardinalizio, con in mano un foglietto con la scritta «A Sua Eminenza / Il Sig. Cardinale / Fabio Maria Asquini», il braccio sinistro appoggiato su un tavolo coperto da un drappo arabescato su cui poggiano anche il quadrato ed un crocifisso in bronzo dorato, Asquini è ritratto quasi con eccessivo verismo nel volto mite ma fermo, visto di tre quarti. Lo sguardo assorto e la mano sinistra aperta sembrano suggerire tuttavia un disagio interiore, un intimo se pur pacato tormento. Gradevoli i ritratti “dal vivo” (Ritratto di Valentino Sabbadini, Civici musei di Udine; Ritratto di signora in abito verde; Ritratto di bambina, 1842, in collezione privata), mentre convenzionali e freddi sono quelli relativi a personaggi storici (Paolo Sarpi o Paolo Canciani, Civici musei di Udine) e i dipinti di genere (Venditore di tappeti, Civici musei di Udine). Artista polivalente, M. fu restauratore (con risultati non brillanti) ed eseguì anche pale d’altare di qualche merito (Madonna della cintura tra i ss. Leonardo e Domenico, e in basso una scenetta sacra ed un arioso paesaggio, parrocchiale di San Vito di Fagagna; Madonna con Bambino tra santi, chiesa di S. Michele in Castello a Fagagna; S. Leonardo e s. Domenico (1857), chiesa parrocchiale di Flagogna), ma la sua attività nel campo non è ancora conosciuta. Tra il 1853 ed il 1855 decorò il soffitto del salone di villa Giacomelli a Pradamano: nel tondo centrale affrescò l’Allegoria dell’Agricoltura e del Commercio, nei riquadri minori Il Canto, La Musica, Putti, dipinti in linea con la retorica del tempo. A partire dal 1860 circa M. si dedicò alla fotografia e nella nuova arte fu il maggiore forse – insieme con Augusto Agricola – tra quanti operarono in Friuli nell’Ottocento. La professione di fotografo, mai disgiunta da quella di pittore (sul retro dei cartoncini fotografici scriveva infatti, come del resto tanti altri artisti dell’epoca, tra cui Giovanni Battista Braida o Andrea de Castro, «fotografo e pittore»), lo portò a guardare con attenzione il soggetto da ritrarre per cogliere da una parte gli aspetti più minuti della sua fisicità, dall’altra quelli ben più difficili della personalità attraverso lo sguardo, l’espressione del volto, l’atteggiamento. Aprì uno studio a Udine, prima in via Cortazzis, poi nel palazzo Bartolini ed infine in borgo Bartolomio (attuale via Manin). Nella «Rivista friulana» del 1964, compare un annuncio pubblicitario in cui si scrive che «nello Stabilimento fotografico di Giuseppe Malignani in borgo S. Bartolomio si eseguiscono ritratti ad uso biglietti da visita, al prezzo per ogni dozzina di fior. 4, per mezza dozzina fior. 2, per una sola copia fior. 1». Da esperto fotografo, praticava la “cromofotografia”. È possibile che egli abbia appreso l’arte fotografica da Giovanni Blason, chimico e fotografo a Gradisca d’Isonzo e a Trieste, dopo il 1864. In numerosi archivi privati, in quello familiare e nella fototeca dei Civici musei di Udine si conservano sue fotografie che ne testimoniano le capacità artistiche: non solo ritratti – nei quali eccelle – ma anche foto di attualità. Ben nota è la serie di fotografie relative all’incendio della loggia del Lionello di Udine del 19 febbraio 1876. Purtroppo gran parte della sua produzione è andata perduta durante la prima guerra mondiale. M. morì il 18 marzo 1878 e la sua attività fu continuata dalla figlia Adele. In seguito lo studio passò alla ditta Rovere & Madussi ed infine a Umberto di Faccio. Anche il figlio Arturo per qualche tempo si dedicò alla fotografia, soprattutto di paesaggio: sue immagini sono state pubblicate nella Guida del Friuli della Società alpina friulana.

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Bibliografia

PICCO, Scritti vari, passim; A. PICCO, Ricordi popolari, Udine, Tip. Patria del Friuli, 1884, 82; G. B. ROMANO, Giuseppe Malignani. Nozze Doretti-Fabris, Udine, Tip. Doretti, 1900; Arturo Malignani, Udine, Accademia di scienze lettere e arti, 1941; P. SOMEDA DE MARCO, Giuseppe Malignani pittore e fotografo, «Sot la nape», 14/4 (1962), 40-42; G.B. CAVALCASELLE, La pittura friulana del Rinascimento [1873], a cura di G. BERGAMINI, Vicenza, Neri Pozza, 1973, indice; I. ZANNIER, Fotografia in Friuli 1850-1970, Reana del Rojale (Udine), Chiandetti, 1979, 13-15; Attilio Brisighelli fotografo, a cura di G. BERGAMINI, Udine, Art&, 1989, 5-7; V. GRANSINIGH, in Galleria arte antica II, 186-191; Tra Venezia e Vienna, passim.

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