MALIGNANI ARTURO

MALIGNANI ARTURO (1865 - 1939)

inventore, industriale

Immagine del soggetto

Arturo Malignani in un ritratto dello studio Pignat (Udine, Civici musei, Fototeca).

Nacque a Udine il 4 marzo 1865. Il padre Giuseppe, originario di Torreano di Cividale, dopo aver acquisito una formazione tecnico-artistica presso l’Accademia di Venezia, si diede alla professione di fotografo e pittore. Dal primo matrimonio era nata Adele, successivamente Giuseppe aveva sposato in seconde nozze l’udinese Carolina Ruggeri, che gli diede Arturo. L’attività del padre, titolare di un laboratorio di fotografia, luogo di incontro e formazione dei fotografi udinesi, fu il primo fortissimo stimolo per il giovane M., che fin da bambino si cimentò nell’esecuzione di esperimenti chimici e ottici, nella lavorazione del vetro e naturalmente nella fotografia. Nel 1878, in seguito alla morte del padre, la sua formazione passò sotto la guida della sorella Adele, che divenne per lui un insostituibile punto di riferimento. Erano questi gli anni durante i quali iniziava a diffondersi in Italia ed in Europa l’utilizzo dell’energia elettrica. La stessa città di Udine aveva istituito nel 1878 una commissione incaricata di studiare il problema dell’illuminazione pubblica cittadina e, nel 1882, M. poté assistere ad uno fra i primi esperimenti tenutosi in città ad opera della Edison italiana. Durato all’incirca una decina di giorni, colpì profondamente l’immaginazione di M., che stava tra l’altro per conseguire presso il regio Istituto tecnico di Udine la licenza in fisica e matematica. Un secondo esperimento, eseguito questa volta dalla Siemens di Berlino, venne compiuto nell’agosto del 1883, in occasione del cambio di denominazione della piazza Contarena in piazza Vittorio Emanuele II e dell’inaugurazione del monumento equestre a Vittorio Emanuele. Nello stesso anno, terminati gli studi presso l’Istituto tecnico, M. si iscrisse alla Facoltà di scienze naturali dell’Università di Padova, frequentandola tuttavia solamente per un anno. ... leggi Trasferitosi infatti al Politecnico di Milano, si iscrisse alla Facoltà d’ingegneria diretta da Giuseppe Colombo, ideatore a Milano del primo impianto di produzione elettrica con sistema termico, nonché collaboratore della Edison. Affascinato dalle applicazioni tecnico-elettroniche, effettuate in quegli anni da Thomas Edison negli Stati Uniti e da Alessandro Cruto in Italia, M. decise di abbandonare gli studi per dedicarsi all’applicazione pratica, concentrandosi in particolare sulla sperimentazione delle lampadine ad incandescenza. Affidata la direzione dello studio fotografico a Luigi Fabris, creò un piccolo laboratorio domestico nel quale iniziò a coltivare i suoi studi e, nel 1884, presentò ad alcuni cittadini udinesi una nuova lampada ad incandescenza, che emanava una luce bianca di doppia intensità e con una durata raddoppiata rispetto a quelle in uso all’epoca. Sulla scia del successo ottenuto, diversi negozi e fabbriche decisero di passare al sistema d’illuminazione da lui prodotto, che venne adottato fra gli altri dal Cotonificio udinese, dalla fabbrica di Lane Rossi di Schio e dal ristorante “Al Vapore” di Venezia. Conquistati i primi clienti, grazie al contributo di tre finanziatori (fra i quali la sorella Adele) venne fondata la Arturo Malignani & Co., con stabilimento presso casa Malignani: fabbrica di lampade, accumulatori, motori elettrici, dinamo ed altri accessori elettrici. In un periodo durante il quale la scelta tra gas ed elettricità non era ancora del tutto scontata, M. decise, dunque, di puntare sul futuro e così fece, seppur tra non poche difficoltà, anche il comune di Udine, che nel 1886 bandì una gara per l’assegnazione dell’illuminazione pubblica. Dopo una lunga fase d’incertezza, nel febbraio del 1888 l’appalto venne concesso alla ditta Volpe&Malignani Snc, creata appositamente per l’occasione, che aveva per soci il cavaliere Marco Volpe e lo stesso M. Avviata, nel gennaio seguente, l’illuminazione della città, M. si pose subito all’opera per risolvere due problemi chiave alla base del buon funzionamento degli impianti d’illuminazione: l’annerimento della parete interna del bulbo delle lampade e la breve durata del filamento incandescente. Il risultato fu l’ideazione di un nuovo metodo di creazione del vuoto all’interno del bulbo, basato su di un processo chimico utilizzante i vapori di fosforo e arsenico abbinato ad un’innovativa procedura di svuotamento del gas mediante l’utilizzo di una pompa a stantuffo che, unito ad altre piccole migliorie, portò ad una considerevole riduzione dei tempi e dei costi della vuotatura, ad un significativo aumento della durata delle lampade e, cosa non secondaria, all’eliminazione degli effetti nocivi del mercurio sugli operai impegnati nelle fasi di lavorazione. Ottenuti i primi importanti riconoscimenti scientifici ed economici, M. sposò nel 1891 Maria Lupieri, dal cui legame sarebbe nato due anni dopo il figlio Camillo. L’anno seguente (1892) il nuovo processo di svuotamento venne brevettato e, nel giro di poco, venduto dapprima alla Società generale italiana di elettricità e successivamente al Gruppo Edison, dopo che nel 1896 M. si era recato negli Stati Uniti per presentarlo a Thomas Edison. Il nuovo sistema, denominato tecnicamente “getteraggio”, venne presentato ufficialmente nel 1900 all’Expo di Parigi, dopo che lo stesso brevetto era stato ceduto anche alla francese Società centrale di elettricità. Incamerato il successo americano, M. proseguì nella sua attività di inventore, sperimentatore e industriale. Già dal 1890, dopo aver potenziato l’impianto esistente nelle vicinanze del castello, aveva infatti avviato lo sfruttamento di diverse centrali idroelettriche disseminate in città e fuori. Maturato un buon bagaglio di esperienza e ottenuta nel 1897 la concessione per lo sfruttamento delle acque alle Bocche di Crosis, sopra Tarcento, la ditta Volpe&Malignani iniziò la costruzione della diga omonima, che doveva servire ad alimentare una nuova centrale idroelettrica e che, una volta terminata, venne venduta alla Società veneta per la filatura dei cascami di seta. La realizzazione della diga di Crosis, pensata ed ideata da M. durante i soggiorni passati con la sua famiglia nella villa di Tarcento, fu uno degli stimoli principali che spinse lo scienziato a proporre un altro progetto molto interessante: nel 1899 la Volpe&Malignani propose, infatti, alla città di Udine la sostituzione del servizio cittadino di trasporto mediante carrozze trainate da cavalli con un sistema tranviario a trazione elettrica che collegasse non solo le varie vie della città, ma anche quest’ultima con Tricesimo, Tarcento, Artegna e Buia, e in un secondo momento Mortegliano. La proposta, inizialmente respinta, fu accolta solo diversi anni dopo e testimonia in modo evidente l’interesse dimostrato da M. per il settore dei trasporti, nel quale si era già cimentato progettando e brevettando, nel 1890, una delle prime auto elettriche alimentata a pile. Il veicolo, perfezionato negli anni successivi, venne presentato pubblicamente all’Esposizione di Palermo e, dal 1911, iniziò a circolare a Berlino come taxi. Gli anni successivi al 1900 furono un susseguirsi di progetti e riconoscimenti, a partire dalla nomina a cavaliere del lavoro assegnata a M. nel dicembre del 1904, su proposta del senatore Elio Morpurgo. Tra il 1905 e il 1906, in seguito all’acquisto delle azioni della Società anonima gestrice dei tram a cavallo, e dopo aver ottenuto il via libera della giunta municipale, M. costituì in collaborazione con diversi politici e industriali udinesi la Società friulana di elettricità (SFE) e procedette finalmente all’elettrificazione della tramvia cittadina, alimentata dalle centrali udinesi e da una nuova centrale idroelettrica costruita a Vedronza, nei pressi di Lusevera. Nell’ottobre del 1907 venne completata la posa del primo tratto di rotaie cittadine, per una lunghezza pari a oltre quattro chilometri, e nel gennaio seguente iniziò il servizio effettivo, ampliato fino a comprendere, nel 1915, il tratto tra Udine e Tricesimo. Sempre nel 1907, M. fu uno dei protagonisti della fondazione della Cementi del Friuli, società composta da una trentina di friulani attivi nel settore dell’edilizia. La scoperta di alcuni giacimenti di calcare e di marna nelle vicinanze di Torreano e San Leonardo aveva infatti spinto M. ad avviare una produzione locale che rispondesse alle esigenze dell’economia udinese. Venne così creato a Udine uno stabilimento per la produzione del cemento, che assicurò ben presto una cospicua produzione di ottima qualità. L’inizio della guerra produsse però un radicale sconvolgimento dell’intero settore industriale udinese, che si ritrovò coinvolto in pieno nel conflitto. Dopo aver più volte aiutato le truppe italiane, con la rotta di Caporetto dell’ottobre del 1917 M. dovette abbandonare rapidamente il Friuli e rifugiarsi con la famiglia a Malgrate, vicino a Lecco. Durante la sua assenza, l’osservatorio meteorologico e astronomico impiantato sul colle del castello, molto attivo durante i primi mesi di guerra e operante a Udine per tutto il periodo 1891-1938 (con l’eccezione appunto del biennio 1917-1918), venne completamente distrutto dagli austriaci assieme alle officine della SFE e a buona parte delle linee tranviarie cittadine, mentre le abitazioni di Udine e Tarcento vennero quasi completamente saccheggiate. Rientrato a Udine al seguito delle truppe di liberazione la sera del 6 novembre 1918, M. cooperò intensamente fin dall’inizio per la ricostruzione: riparò la linea tranviaria cittadina, per la cui gestione fondò nel 1923 la società azionaria Tramvie del Friuli; rimise in sesto lo stabilimento di via Sottomonte e la fabbrica di lampade; avviò un piano di potenziamento della produzione e distribuzione di energia elettrica, che si fondava da un lato sulla creazione di nuovi impianti idroelettrici e termoelettrici, dall’altro su di una più stretta collaborazione con la Società adriatica di elettricità (SADE), fondata a Venezia dal conte Giuseppe Volpi nel 1905. Oltre a ciò, pensò ad un piano di rinascita dell’industria friulana, dove l’ossatura produttiva era composta da piccole e medie imprese, possibilmente consorziate, ma autonome, capaci di alimentare un processo produttivo flessibile e portato all’innovazione. Nel 1921, dopo aver ripristinato lo stabilimento di Udine, venne potenziato il settore del cemento attraverso la fondazione a Padova della società Cementi del Veneto, fusasi nel 1937 con la Cementi del Friuli, dopo che nel 1930, sempre su proposta di M., era già stato creato il Consorzio leganti idraulici delle Tre Venezie. Furono anni di intensa attività, segnati però da alcuni gravi lutti familiari, che dovettero rendere più amari gli ultimi anni di vita di M.: nel 1927 era infatti venuta a mancare la moglie Maria, mentre nel 1933 morì la sorella Adele, alla quale era profondamente legato. Oltre alle attività principali nei settori dell’energia elettrica e dei cementi, M. va ricordato per i suoi studi in ambito astronomico e nel campo della fotografia, per le numerose ascensioni compiute in gioventù sulle Prealpi friulane e per il significativo apporto nel settore degli studi meteorologici e climatici. Amante della natura e fortemente legato alla terra friulana, viene descritto come un uomo introverso, meticoloso, lavoratore instancabile, pignolo fino all’esasperazione, talvolta rude, ma sempre onesto ed attento alle esigenze dei suoi collaboratori. Morì improvvisamente a Udine il 15 febbraio 1939, dopo aver sofferto per diversi anni di problemi cardiaci, e fu sepolto in forma privata nel cimitero udinese.

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Bibliografia

Tra i numerosi studi e pubblicazioni di A. Malignani si segnalano in particolare: Legge per la tassa sulla fabbricazione degli spiriti, «Rivista di viticoltura ed enologia», 7 (1883), 705-711; Sul progetto di legge per le derivazioni di acque pubbliche, Udine, Del Bianco, 1907; Sui possibili miglioramenti del servizio tramviario cittadino e suoi eventuali prolungamenti, Udine, Del Bianco, 1909; Come venga intralciato in Friuli lo sviluppo industriale e segnatamente quello delle energie idro-elettriche, Udine, Tip. del Patronato, 1910; La magra 1921-22 nei riguardi dell’industria idroelettrica e gli ammaestramenti che essa ci ha offerto, Udine, Del Bianco e figlio, 1922; Sulla opportunità di utilizzare le sorgenti del Torre a scopo di produzione di energia elettrica, Udine, Del Bianco e figlio, 1922; Un fenomeno celeste osservato in Udine il 10 maggio 1923, Udine, Doretti, 1926; Quarant’anni di osservazioni meteorologiche in Friuli, Udine, Doretti, 1932; Sulla via per ottenere una migliore concordanza nelle prove sui cementi (in quattro parti), Udine, Del Bianco e figlio, 1935-1936; Sulla irradiazione e suoi perniciosi effetti sulla vegetazione primaverile. Sulla inversione della temperatura, Udine, Doretti, 1938; Della temperatura atmosferica e dei modi di determinarla, Udine, Doretti, 1939.

Per la biografia di A. Malignani si segnalano in particolare: Arturo Malignani, Udine, AGF, 1941; Arturo Malignani scienziato e industriale, a cura di P. FERRARIS - L. PROVINI, Udine, CCIAA, 1992. Inoltre: F. SAVORGNAN DI BRAZZÀ, A. Malignani ed il vuoto industriale, in Da Leonardo a Marconi, Milano, Hoepli, 1933; E. MARCHETTANO, Meteorologia e precipitazioni di Arturo Malignani, «AAU», s. ... leggi VI, 5 (1938-1939), 71-80; C. ERMACORA, Chi era A. Malignani?, «La Panarie», 86 (1939), 105-112; F. SAVORGNAN DI BRAZZÀ, La conquista del vuoto da Torricelli a Malignani, «Illustrazione italiana», 67/9, 3 marzo 1940; A chronological history of electrical development from 600 B. C., New York, National Electrical Manufacturers Association, 1946, 69; F. SAVORGNAN DI BRAZZÀ, Malignani Arturo, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 22 (1951), voce; N. PARMEGGIANI, Gli stadi dello sviluppo industriale nella provincia di Udine. Ricognizione storica dal primo Ottocento ad oggi, Udine, Del Bianco, 1966, 110-118; P. MALIGNANI, La luce bianca a Udine, in EMFVG, 2/I, 1972, 347-350; G. CAMERI, L’energia elettrica, ibid., 371-378; A. TAGLIAFERRI, Udine nella storia economica, Udine, Casamassima, 1982, 239-240; P. MALIGNANI et al., L’evoluzione del clima a Udine, Udine, Casamassima/AGF, 1989; W. B. CARLSON, Innovation as a Social Process. Elihu Thomson and the Rise of General Electric, 1870-1900, Cambridge, Cambridge University Press, 1991, 314; G.L. FONTANA, Le vie dell’industrializzazione europea: sistemi a confronto, Bologna, il Mulino, 1997, 629; A. PERESSINI, Dai fanali a olio alle lampadine di Malignani: l’illuminazione pubblica a Udine, «M&R», 17/1 (1998), 3-14; Revolution in lamps: a chronicle of 50 years of progress, edited by R. KANE - H. SELL, Lilburn (GA), The Fairmont Press, 2001, 2-3; A. CAFARELLI, I signori della luce: la cooperazione elettrica in Carnia dalle origini alla seconda guerra mondiale, Udine, Forum, 2003, 60, 82, 115; A. CASTAGNOLI - E. SCARPELLINI, Storia degli imprenditori italiani, Torino, Einaudi, 2003, 66; Torviscosa: esemplarità di un progetto, a cura di E. BIASIN - R. CANCI - S. PERULLI, Udine, Forum, 2003, 74-75; Energia e sviluppo in area alpina: secoli XIX-XX. Atti della settima sessione del seminario permanente sulla storia dell’economia e dell’imprenditorialità nelle Alpi in età moderna e contemporanea, a cura di A. BONOLDI - A. LEONARDI, Milano, F. Angeli, 2004, 297 s.; M. PAVAN, Economia e finanza municipale a Udine (1866-1904), Udine, Forum, 2004, 249, 258, 261; Friuli. Storia e società IV, 87, 118-119.

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