MIANI CESARE

MIANI CESARE (1891 - 1961)

architetto

Immagine del soggetto

L'architetto Cesare Miani, nella sede comunale di palazzo D'Aronco a Udine, illustra il piano di ricostruzione di borgo Ronchi e viale Ungheria, 1949.

Nato a Udine nel 1891, frequentò il Liceo artistico a Venezia, conseguendo la borsa di studio Bartolini nel 1910, e a Udine fece esperienza saltuariamente presso lo studio di Provino Valle. Grazie alla borsa Marangoni, si iscrisse all’Accademia di Brera ed entrò in contatto con l’ambiente architettonico milanese, dai docenti quali Gaetano Moretti, Piero Portaluppi e Luca Beltrami, ai compagni di corso come Giovanni Muzio, anche lui allievo di Moretti. Dopo aver conseguito il titolo di professore di disegno architettonico (1916), restò a Milano come assistente di Moretti all’Accademia e collaboratore di studio. Rientrato a Udine nel 1919, venne assunto dal comune come capo della ripartizione edilizia e, dal 1921, assunse l’incarico di direttore dell’ufficio tecnico a causa della malattia dell’ingegner Giuseppe Tonizzo. Tra i tanti lavori che seguì, vi è il completamento del palazzo comunale progettato da Raimondo D’Aronco in qualità di direttore dei lavori. Nel 1923 si dedicò esclusivamente alla libera professione e a questo periodo appartengono alcuni dei suoi edifici più significativi, quali: villa Bierti in via Grazzano (1921, ora demolita), il villino Grassi in via Duchi d’Aosta (1921), l’arredamento del caffè Contarena con Carlo Someda de Marco (1921-1922), casa Rizzi in viale Duodo (1923), le ville Miotti (1922-1924) e Spezzotti (1922-1924) a Tricesimo. Nei progetti realizzati a Udine, M. dimostra di aver assimilato la lezione dell’architettura viennese declinata secondo l’interpretazione fornita da Raimondo D’Aronco, ma alcuni spunti gli provengono da Joseph Hoffmann, conosciuto tramite Provino Valle. ... leggi Le case popolari di via Ermes di Colloredo (1921-1922) si richiamano agli interventi realizzati nell’anteguerra a Milano e abbinano alle moderne esigenze igienico-edilizie, elementi di decoro che variano per ogni blocco edilizio. Degni di nota i numerosi interventi in centro storico con edifici che, grazie all’adozione di un linguaggio eclettico, si armonizzano agevolmente con l’architettura preesistente, come casa Zorzi in via Mercatovecchio (1924-1925), con affreschi di Enrico Miani, e casa Trangoni in via Pelliccerie (1926-1927). Nella seconda metà degli anni Venti, M. realizzò numerosi villini, sempre impiegando quell’eclettismo ben temperato dove gli elementi in stile sono impiegati solo in alcuni punti, quali cornici di porte e finestre, colonnine, balaustre, i quali si coniugano armoniosamente con una tipologia edilizia caratterizzata da piante articolate che rispettano le esigenze funzionali, senza rinunciare al decoro fornito da affreschi, intonaci lavorati, bassorilievi: casa Feruglio in via Nimis (1925-1926), casa Zilio in largo Cappuccini (1925-1926), il villino Schiavi in via Volturno (1926), con Vittorio Fattori, casa Canciani (1926-1927), casa Broili (1926-1927). Nello stesso periodo, per la Banca del Friuli, realizzò numerose filiali: a Tarvisio (1921), Gorizia (1922), Cormons e Cividale (1923), Grado (1925). Per la Società anonima Cave del Predil progettò un complesso di abitazioni e uffici nel quale inserì elementi tratti dall’architettura di montagna. Nella casa “popolare” Rizzi in via Volturno (1930) M. impiega un lessico tratto dall’architettura novecentista, la cui spiccata vocazione neoclassica denota l’influenza dell’ex compagno di studi Giovanni Muzio. L’avvento del nuovo linguaggio razionalista si può riscontrare in diversi edifici progettati a partire dagli anni Trenta, tra i quali casa Camavitto in via Zanon (1932-1933), villa Trani a Lignano (1935) e la chiesa di Lignano (1937), la Casa del Littorio a Cividale (1934-1935), casa Sartogo-Gualino a Roma (1935). Anche in questi edifici le scelte di M. sono guidate da un vivo senso della misura, denotato da scelte cromatiche di materiali, ma soprattutto in termini di linguaggio espressivo sempre in sintonia con il contesto circostante, con il quale si cerca il dialogo. Partecipò attivamente alla vita professionale e culturale udinese: membro della Commissione di arte sacra, componente della Commissione igienico-edilizia comunale (1926 con Ermes Midena e Provino Valle), ispettore onorario ai monumenti per Udine e provincia, fondò il Sindacato architetti a Udine e diventò presidente dell’ordine per due volte (1946-1950, 1956-1958). Insegnò alla Scuola di arti e mestieri Giovanni da Udine (1932-1936) e al Liceo classico Iacopo Stellini (1937-1947); inoltre, dal 1948 al 1957, fu direttore dell’Istituto autonomo case popolari (IACP) di Udine. M. morì a Udine nel 1961.

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Bibliografia

DAMIANI, Arte del Novecento I, 212-216; L. MIANI, Protagonisti dell’architettura udinese tra le due guerre, «R.tec.», 33/5 (1982), 33-41; ID., Villa Bierti, Caffè Contarena, Case popolari, in Arti a Udine, 354-357.

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