ODORICO DI FRANCESCO DA PORDENONE

ODORICO DI FRANCESCO DA PORDENONE (1263 - 1335)

notaio, cronista

Le poche informazioni biografiche sul notaio O. di F. da Pordenone di cui siamo in possesso derivano tutte dalle note di storia domestica contenute nella sua breve cronaca, conosciuta con il titolo di Memoriale, assegnatole da G. Bianchi  quando ne curò un’edizione parziale. O. racconta di essere nato a Pordenone il 29 giugno del 1263 (secondo l’unico testimone manoscritto dell’opera, esistente nella Biblioteca comunale “V. Joppi” di Udine, dove si legge «die secundo exeunte iunio») oppure il 2 giugno (nell’edizione del Bianchi che, probabilmente per una svista, omette l’“exeunte”); di avere preso moglie nel 1300 (il nome di questa donna non compare però nel Memoriale); e di avere generato sette figli, nati dal 1307 al 1324. Altre informazioni su di sè o sulla sua famiglia il notaio non aggiunse; sappiamo però che morì il 20 marzo 1335 perché questa notizia è stata inserita alla fine della cronaca da Giovanni, il maggiore dei suoi figli maschi, che evidentemente ereditò il codice con le note paterne e si propose di continuare l’opera del genitore. Il testo del Memoriale è noto agli studiosi nell’edizione del Bianchi, il quale dichiarò di essersi servito di un manoscritto originale (quindi forse autografo) conservato nell’archivio dei conti di Montereale. Come prevedeva la sede di pubblicazione, il Bianchi non mirò a redigere un’edizione critica dell’opera, ma si limitò a stampare solo quelle notizie in essa contenute che riteneva utili per illustrare la storia del Friuli, senza rispettare la struttura del testo ed omettendo tutto quello che gli sembrava superfluo. Di conseguenza quanto edito non permette di cogliere a pieno la forma dell’opera di O., per analizzare la quale – perduto ormai l’autografo – bisogna ricorrere al citato manoscritto d’età moderna. ... leggi Come mostrano alcune note di mano del Bianchi sui fogli di guardia del piccolo codice, questa che sembra essere copia integrale dell’opera era nota all’erudito friulano, e si può persino ipotizzare che si tratti di una copia redatta proprio ad uso di quello studioso. Ad eccezione delle parti che il Bianchi decise di omettere, il testo manoscritto non presenta significative varianti rispetto a quello edito, e si può ragionevolmente ritenere che, dove le due lezioni divergono, si tratti solo di errori di trascrizione del copista o dell’editore (un puntuale confronto, di cui qui non è possibile dare conto, mostra la seconda possibilità come più di frequente). Nel manoscritto l’opera si apre con una sorta di indicazione d’intenti in cui il notaio informa di voler annotare le date di nascita dei suoi figli, non senza registrare prima la propria. Quindi O. segna la data del proprio matrimonio ed inizia ad elencare i suoi figli, inserendo in questo elenco una sola nota di storia pubblica per il 1322: in quell’anno gli nacque Clara e il duca d’Austria fu sconfitto dal duca di Baviera (il Bianchi ha pubblicato solo la nota relativa alla battaglia, accorpandola alle altre informazioni relative al 1322). Questa pagina, posta in apertura del Memoriale – quasi alla soglia della cronaca vera e propria – esaurisce tutte le note di storia domestica registrate da O.: nel prosieguo del testo la sua opera mantiene sempre carattere disorganico, ma non accoglie altre notizie autobiografiche. Terminata la pagina di storia privata ha inizio una sequela di note di storia politica di ampio raggio che, dopo una prima annotazione relativa al 1292, comincia con il 1308 e comprende il racconto degli scontri che opposero il patriarca Ottobono a Rizzardo da Camino alleato con Enrico, conte di Gorizia; passa poi a narrare le vicende legate all’elezione ed alla discesa in Italia di Enrico VII; torna quindi a porre l’attenzione sugli scontri militari che avevano luogo in un Friuli tormentato anche dalla carestia. In queste pagine il racconto si dipana su una sorta di doppio binario in cui scorrono le vicende locali alternate a quelle di più ampio respiro geografico. L’opera è costituita da una serie di note di lunghezza variabile, tutte puntualmente datate con anno (omesso dall’editore che riorganizza il testo originale) giorno e mese; ma ciò non vuol dire che si tratti di note redatte immediatamente a ridosso dei fatti: nel caso del breve patriarcato di Gastone della Torre, ad esempio, il notaio ricorda la celebre famiglia da cui proveniva il patriarca, conosce le cause della sua morte, ma dal testo è evidente che non ne rammenta il nome di battesimo. La sensazione di trovarsi davanti ad un racconto scritto ad una certa distanza di tempo dallo svolgimento degli eventi si prova anche leggendo le pagine seguenti del Memoriale, dove O. interrompe il dettagliato racconto delle guerre che contrapponevano in Veneto gli Scaligeri a Padova per inserire tra notizie di fatti accaduti nel 1319 e nel 1320 una nota dedicata a ricordare un incendio che ebbe luogo a Pordenone nel 1318 (coerente con la logica della sua opera, in questo ed in altri casi analoghi il Bianchi ricompone la corretta sequenza cronologica, modificando così l’aspetto originale del Memoriale). A questo punto del testo – siamo nel 1322 – la narrazione, dopo essere stata condotta in modo tutto sommato lineare, si interrompe ed il Memoriale riporta il racconto di una visione (esclusa dall’edizione Bianchi) relativa a fatti militari che precede la notizia della morte del conte di Gorizia, registrata nel 1323. Poi il racconto continua e l’orizzonte di O. si allarga a comprendere alcune vicende toscane cui sono intercalate notizie locali sul clima oppure sul costo dei prodotti alimentari: senza soluzione di continuità e senza che emerga qualche linea narrativa. Osservazioni sulla qualità della vendemmia in Friuli o nella Marca Trevigiana si accavallano ad informazioni sugli spostamenti dell’imperatore Ludovico IV tra Lombardia e Toscana. Giunto al 1330, O. fa un’osservazione sul corso delle piogge durante tutto l’anno e questa nota gli fornisce il destro per inserire nel suo testo una serie di indicazioni sul calendario lunare, con alcune osservazioni che mettono in rapporto i periodi di pioggia con la produzione di grano (si tratta di una parte del Memoriale ancora quasi integralmente inedita). Il racconto di O. si interrompe nel 1332 con le note sulla coltivazione dei cereali, miste a informazioni di storia politica. La narrazione riprende con una nota datata 1335 in cui Giovanni di O. ricorda la morte del padre. Sono probabilmente dello stesso Giovanni le brevi note dedicate a fatti degli anni 1347, 1348 e 1349 che precedono la chiusa del Memoriale il quale termina con la notizia della morte del patriarca Bertrando e con le parole del cronista che abbandona l’intento di registrare le vicende con un assai esplicito «pro meliore meo». Da questo breve riassunto emerge come il 1322 sia un anno fondamentale nella vicenda che ha portato alla stesura del Memoriale: si osservi, innanzi tutto, come proprio al 1322 sia relativa l’unica nota di storia pubblica inserita nella pagina dedicata alla memoria domestica del cronista; alla fine della sezione di quell’anno è introdotta una lunga parentesi extra-storiografica (la visione); proprio narrando i fatti che stavano accadendo nella Marca Trevigiana poco prima del 1320, O. aggiunge al Memoriale una nota su Pordenone che ha dimenticato di segnare in precedenza; infine la narrazione che sino al 1322 scorre tutto sommato ordinata e ricca di particolari, dopo il 1323 si sfilaccia in una breve e sconnessa sequela di note. Sembra quindi lecito ipotizzare che O. si fosse dedicato alla stesura del Memoriale verso il 1322 – quando era ormai prossimo ai sessant’anni – o subito dopo quella data, per poi riprendere saltuariamente in mano i pochi fogli cui aveva affidato il ricordo delle date di nascita dei suoi figli e il racconto di una lunga stagione di guerre iniziate nel 1308 e conclusesi appunto nel 1322. Il rilievo assegnato a queste guerre mostra come il baricentro del punto d’osservazione di O. abbia sempre teso a spostarsi verso il Veneto (ma meglio sarebbe dire verso la Marca Trevigiana) nonostante la forte attrattiva esercitata dal Friuli patriarchino. Sono in particolare le gesta dei da Camino (Rizzardo prima, poi Gueccello) ad attrarre la sua attenzione, e tra i vari centri urbani della regione egli predilige senza dubbio la città di Treviso, distante solo quarantacinque chilometri da Pordenone. Anche il rilievo assegnato nel Memoriale ad Enrico, conte di Gorizia, dipende dai legami di quel personaggio con Treviso (che reggeva per conto di Federico d’Absburgo quando morì nel 1323, come O. puntualmente registra) e, più in generale, con i duchi d’Austria, piuttosto che dal ruolo esercitato dal goriziano in Friuli. Se la ricostruzione di una densa pagina di storia pubblica costituisce l’impegno principale di O., la presenza – sia pure marginale – di note di storia domestica non deve essere sottovalutata perché è uno dei più antichi casi giunti sino a noi di attenzione alla storia familiare nella cronachistica notarile: nessun testo con tali caratteristiche composto in Friuli e neppure in Veneto prima della stesura del Memoriale si è conservato. Questa caratteristica dell’opera – specie se associata alle disordinate note aggiunte al testo dopo il 1323 – pone in rilievo il carattere privato delle memorie di O., che nonostante l’attenzione per le vicende militari, sembrano destinate a non uscire dall’ambito domestico, come conferma anche la mancata circolazione manoscritta del Memoriale. Il codicetto cui questa scrittura era affidata rimase nella casa del notaio, tra le sue carte ed i suoi quaderni delle imbreviature, come dimostrano anche le modeste aggiunte che vi appose Giovanni, non a caso il suo maschio primogenito, il quale si comportò seguendo quella che era destinata a divenire la norma nei libri di ricordi continuati all’interno delle famiglie per alcune generazioni.

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Bibliografia

Ms BCU, Principale, 774.

La cronaca di Odorico, pur essendo molto nota agli studiosi di storia locale, non è stata fatta oggetto di ricerche puntuali. Buona parte del testo è pubblicata in BIANCHI, Documenti al 1325, I, 34-58, con il titolo Memoriale di Odorico notajo e maestro in Pordenone; per l’edizione delle note di storia domestica vedi M. ZABBIA, La memoria domestica nella cronachistica notarile del Trecento, «Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken», 78 (1998), 124-127.

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