POZZO IACOPO ANTONIO

POZZO IACOPO ANTONIO (1645 - 1721)

carmelitano, architetto

Immagine del soggetto

Particolare dell'altare della Madonna di Giuseppe Pozzo nel duomo di Udine.

I. A. P. nacque a Trento il 13 aprile 1645. Si fece frate laico con il nome di fra Giuseppe di S. Antonio presso il convento dei carmelitani scalzi di S. Maria di Nazareth a Venezia, dove morì il 31 gennaio 1721. Svolse l’attività di architetto, con particolare riguardo all’altaristica, principalmente per il suo ordine e per la famiglia Manin (in modo pressoché esclusivo dagli inizi del secolo XVIII), elaborando un proprio lessico espressivo, che man mano si distanziava dagli esempi del fratello Andrea, per altro assai diffusi e seguiti, semplificando l’apparato scenografico e illusionistico, staccando la parte scultorea da quella architettonica e impiegando materiali preziosi. Sue realizzazioni si trovano a Venezia, dove progettò la facciata di S. Stae e, su commissione Manin, altari nelle chiese degli scalzi e dei gesuiti; inoltre a lui si deve il progetto della chiesa di S. Teresa degli scalzi a Verona, l’altare maggiore del duomo di Bolzano, un laterale per il duomo di Rovigo e altari per le chiese dei carmelitani a Padova, Treviso e Mantova; gli è pure attribuita la facciata di S. Maria Maggiore a Trieste. In terra friulana operò per conto dei Manin nel duomo di Udine e nella chiesa di S. Michele a Rivolto, benché quest’ultimo intervento (documentato da un pagamento effettuato nel gennaio 1721, quindi a pochi giorni dalla morte) oggi non sia più verificabile. ... leggi Nel duomo udinese progettò, attorno al 1718, gli altari laterali del presbiterio (la cui paternità è attestata da alcuni disegni autografi conservati presso il convento dei carmelitani scalzi di Ferrara, con alcune varianti rispetto al risultato finale, e dalle incisioni di Andrea Zucchi e Giuseppe Valeriani, che nella didascalia riportano il nome del progettista) intitolati al nome di Gesù quello di destra e al nome di Maria a sinistra, ai fianchi dell’altare maggiore di Giuseppe Torretti del 1718, a completare la grande operazione di esaltazione della famiglia Manin, che ha il suo fulcro nei mausolei familiari posti ai lati del coro. Gli altari, a forma di sarcofago, sono inquadrati da due pilastri angolari e da due coppie di colonne tortili (evidente richiamo berniniano, che ripropongono soluzioni adottate in precedenza nelle chiese veneziane dei gesuiti e degli scalzi), poggiate su quattro mensoloni aggettanti, le quali sostengono le cornici e il frontone, incurvati in un gioco di ritmici movimenti spezzati, concavi e convessi, alle cui estremità stanno due sculture, sulle quali è collocata una grande conchiglia fiancheggiata da putti. Al centro, sopra la mensa, trova posto la simbolica raffigurazione della luce divina, con ripresa dell’invenzione berniniana per la cattedra di S. Pietro, attraverso raggi dorati che si irradiano dai monogrammi riferiti alle titolazioni degli altari. In precedenza, nel 1714, il P. fu chiamato ad esprimere un parere, insieme a Luca Carlevarijs, sul progetto di riforma del duomo udinese presentato dall’architetto veneziano Domenico Rossi. Va infine fatta menzione dell’ipotesi di una collaborazione fra il P. e Giulio Quaglio per gli affreschi del soffitto della chiesa della Beata Vergine del Carmine a Udine, supposizione che tuttavia non risulta accoglibile; mentre plausibile è il possibile coinvolgimento del P., suggerito da Paolo Goi, nel progetto della facciata della Cappella Manin di Udine, comunemente assegnata a Domenico Rossi.

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Bibliografia

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