RUBINI DOMENICO

RUBINI DOMENICO (1864 - 1961)

agronomo

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L'agronomo Domenico Rubini.

Nacque a Udine il 20 dicembre 1864 da Pietro e Giulia Tosoni, unico figlio maschio preceduto da quattro sorelle. I suoi avi provenivano da Como, dove avevano esercitato la filatura e la tessitura serica; trasferitisi in Friuli, continuarono l’attività industriale e commerciale dedicandosi pure all’agricoltura. Dopo aver frequentato l’Istituto tecnico A. Zanon conseguendo la doppia licenza di perito agrimensore e agronomo, R., anche su consiglio dello zio, il senatore Gabriele Luigi Pecile, s’iscrisse alla Scuola superiore di agricoltura di Portici, dove si laureò «brillantemente» in scienze agrarie. Ebbe l’opportunità di conoscere le condizioni agrarie di vari Paesi dell’Europa orientale e della Russia in un viaggio compiuto nel 1891 al seguito del professore udinese Giuseppe Marcotti. Nel 1896 sposò Teresa Cacitti, figlia unica di benestanti industriali di Pordenone, dalla quale ebbe sei figli. Curò il riordino della sua proprietà terriera, dotandola di ampie case coloniche, promovendo soprattutto la viticoltura, divulgando l’impiego dei concimi chimici, praticando largamente l’allevamento del baco da seta. A proposito di quest’ultima attività, combatté strenuamente nei primi anni del Novecento la Diaspis pentagona, nefasta cocciniglia dei gelsi, aderendo agli insegnamenti della lotta biologica impartiti da Antonio Berlese. Ricoprì ruoli di responsabilità in numerosi enti cooperativi e istituti statali e parastatali: fu, tra l’altro, consigliere dell’Associazione agraria friulana, nel cui «Bullettino» iniziò a scrivere dal 1887 in tema di frutticoltura. Vari suoi articoli sono rinvenibili anche negli altri periodici agrari friulani, quali «L’amico del contadino» e, tra le due guerre mondiali e nel secondo dopoguerra, «L’Agricoltura friulana». Nel 1898-1899, in particolare, diede vita a Palazzolo dello Stella alla Latteria sociale e al Circolo agricolo, dei quali fu presidente. ... leggi Nel 1901 impiantò presso Cividale un vivaio consorziale di viti americane, innestate con marze di pregiati vitigni nostrani, atte a resistere alla fillossera. Venne poi chiamato – fu il riconoscimento dell’efficacia della sua azione a difesa della viticoltura friulana – a far parte della Commissione consultiva per la fillossera presso il Ministero di agricoltura, sui cui lavori, e più in generale sulla «questione fillosserica», scrisse diversi articoli. Collaborò inoltre, con un capitolo sui consorzi antifillosserici, a uno studio di Francesco Coceani concernente la forzatura degli innesti su viti americane, edito a Casale Monferrato nel 1908. Nel 1905 aveva assunto la presidenza del Comizio agrario con sede a Cividale (sulla cui attività svolta tra gli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento era stata stampata nel 1895 una sua relazione), adoperandosi perché fosse ivi istituita la sezione della Cattedra ambulante per il Friuli orientale. Sorresse l’iniziativa della Stazione agraria sperimentale per uno studio geoagronomico dell’area cividalese, pubblicato nel 1909, dettandone la premessa e collaborando alla stesura del testo. Nel 1910 guidò un gruppo di agricoltori a effettuare un’accurata ricognizione di zone collinari della Toscana interessate dalla bonifica, pubblicandone un’ampia relazione. Della bonifica egli ebbe poi sempre a occuparsi, non solo in relazione alla zona eocenica del Friuli, bensì anche in ordine alla «bonifica integrale» della bassa friulana; a tal proposito pubblicò nel 1934 Cenni sulle opere di bonifica del Bacino Fraida e contermini (fu «presidente di fatto del comprensorio di bonifica circumlagunare del bacino Fraida e contermini»). Sperimentò per primo in territorio friulano la coltura del tabacco nei suoi terreni di Spessa di Cividale. Sulle problematiche agrarie del Cividalese collaborò assiduamente con i tecnici della Cattedra ambulante e poi dell’Ispettorato agrario, segnatamente con Guido Poggi. Altra notevole benemerenza a lui ascrivibile, che andò a vantaggio di parecchi comuni del Cividalese, fu la costruzione dell’acquedotto consorziale del Poiana, i cui lavori, iniziati nel 1913 dopo anni di studi, proseguirono sia pur lentamente anche durante la grande guerra, consentendo l’approvvigionamento idrico dell’esercito combattente. Profugo a Roma dopo Caporetto, R. fu nominato commissario governativo dell’amministrazione consorziale e, nell’immediato dopoguerra, fece ripristinare rapidamente l’acquedotto, che aveva subito danneggiamenti, e completare la posa delle condutture nei comuni consorziati: l’inaugurazione ufficiale dell’infrastruttura si tenne nell’agosto 1921. Già membro nell’anteguerra del consiglio d’amministrazione del Laboratorio di chimica agraria di Udine, sulla cui attività redasse dei resoconti, nel 1919 R. ne fu nominato presidente dal Ministero di agricoltura, subentrando a Domenico Pecile ( V.)e mantenendo tale carica fino al 1947. Per ospitare l’importante istituto in ambienti più consoni, fu costruito un nuovo fabbricato, solennemente inaugurato nell’ottobre 1921. L’istituto sarebbe stato poi trasformato, con regio decreto, in Stazione chimico-agraria sperimentale, eretta in ente morale. Nel 1926 R. divenne vicepresidente della Cattedra ambulante provinciale di agricoltura e dal 1928 al 1932 ne fu presidente; in tale veste propugnò nel 1930 l’acquisto di un podere dimostrativo di diciotto ettari a San Gottardo, a lungo in funzione anche nel secondo dopoguerra. Concorse alla fondazione della Cantina sociale di Casarsa, sorta nel 1931, e ne fu consigliere fino al 1947. Nel 1943 fu stampata una sua relazione tenuta all’Accademia di Udine, Cronistoria delle Esposizioni enologiche in Friuli e delle Cantine sociali. Nel 1920 R. aveva fondato l’Essiccatoio cooperativo bozzoli di Cividale, di cui fu ininterrottamente presidente fino al 1944. Sull’esperienza di tale sodalizio pubblicò nel 1930 I primi dieci anni di vita dell’Essiccatoio cooperativo bozzoli mandamentale di Cividale del Friuli. Nell’ambito di questo inedito comparto del movimento cooperativo friulano, uno dei più vitali tra le due guerre mondiali, ricoprì pure la carica di presidente della Commissione per gli essiccatoi cooperativi bozzoli, istituita nel 1921 presso la Federazione agricola del Friuli come organismo di coordinamento ed espressione dell’imprenditorialità “associata” degli essiccatoi stessi. Fu eletto inoltre vicepresidente della Società anonima veneta per prove e assaggio, stagionatura e magazzini bozzoli e sete, sorta a Treviso nel marzo 1923 con capitale sociale di 500.000 lire e con il determinante concorso degli essiccatoi cooperativi friulani. Da segnalare che R. pubblicò nel 1945, a riprova della sua profonda conoscenza di tale tipologia della cooperazione agricola, la monografia Gli essiccatoi cooperativi bozzoli del Friuli alla data del 31 dicembre 1943. Fu, tra l’altro, socio ordinario dell’Accademia di scienze, lettere ed arti di Udine, nonché sindaco di Ipplis per vent’anni; venne insignito delle onorificenze di commendatore e grande ufficiale. Spentosi il 27 dicembre 1961, R. va indubbiamente annoverato «tra le figure di primissimo piano», avendo fattivamente concorso al progresso economico del Friuli nel settore agricolo per oltre mezzo secolo.

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Bibliografia

D. FERUGLIO, In ricordo di Domenico Rubini, «AAU», s. VII, 7 (1966-1969), 191-201 (memoria presentata nell’adunanza del 24 aprile 1967); F. BOF, Antefatti, origine e sviluppo iniziale degli essiccatoi cooperativi bozzoli in Friuli, «Storia economica», 10 (2007), 5-51, voce; ID., L’imprenditorialità degli essiccatoi cooperativi bozzoli friulani tra le due guerre mondiali, ibid., 11 (2008), 171-210, voce; ID., Per la tutela dei bachicoltori veneto-friulani: le prove di rendita dei bozzoli e la stagionatura veneta di Treviso (1923-1935), ibid., 12 (2009), 127-171, voce.

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