SECCANTE VITTORIO

SECCANTE VITTORIO (1648 - ?)

giurista, poeta

Nacque il 4 novembre 1648. Si laureò “in utroque iure” a Padova, il 16 maggio 1674. La sua carriera poetica sarebbe iniziata assai presto, se già nel 1668 diede il proprio contributo a un volume di Poesie al merito dell’illustrissimo et eccellentissimo signor Zaccaria Valaresso, luogotenente generale della Patria del Friuli, nella partenza dal suo gloriosissimo reggimento, raccolte e consecrate a s. e. da Servilio Treo di Raimondo, nell’Accademia de’ signori Sventati detto il Mutabile. Negli anni successivi si susseguirono le collezioni encomiastiche che ospitavano suoi componimenti: per le esequie del luogotenente Girolamo Loredan (1675), alla partenza dei luogotenenti Giovanni Tron (1678) e Giovanni Cornaro (1683), in lode dell’operato dei luogotenenti Pietro Grimani (1686), Girolamo Diedo (1705), Lazzaro Foscarini (1706), del provveditore alla sanità in Friuli Domenico Mocenigo (1683) e di Vittorio Migliori, teologo patriarcale e predicatore nel duomo di Udine per la quaresima del 1694. Ancora è presente con suoi versi nella silloge scritta in lode del generalato di Girolamo Cornaro a Palmanova (1676) e dedicata al procuratore di S. Marco Battista Nani, e infine nella raccolta di “fiori poetici” allestita in onore di un altro provveditore generale, Girolamo Gradenigo (1682), e offerta al cardinale Giovanni Dolfin, patriarca di Aquileia. Di un qualche rilievo è il contributo a un Serto poetico offerto a Maria Vergine delle Grazie […], per la fine della siccità del 1704. Già alcuni anni prima, forse nel 1681, da una simile situazione di scarsità di precipitazioni aveva tratto spunto Ermes di Colloredo per un componimento friulano (XXXVI. La seccagine. ... leggi Canzone) che si rivolgeva proprio al poeta udinese. Il corpus collorediano accoglie anche la Risposta del signor dottor Seccante alla seccagine del Co. Ermes di Colloredo. Canzone (XXXVII). In essa il S. amplifica gli spunti offerti dall’interlocutore insistendo sui segni spaventosi della siccità, immaginando scenari ancor più tristi e andando a fondo nella ricerca delle cause che già Colloredo aveva individuato nelle intemperanze degli uomini e, in particolare, nella lussuria. Nondimeno il S. ammette esili speranze nella misericordia di Dio e nell’onestà almeno di alcuni. I due componimenti non rinunciano a toni nobili perseguiti mediante una certa levigatezza formale, pur condividendo arguzie e particolari realistici che frastornano il lettore e disorientano chi ricerca i propositi di questo divertimento letterario: «E pur sospire in van lu prat la brine / par dà e muarte iarbe alcun vigor / parcè che, ciuland dal gran brusor, / Giunon patis di retenzion d’urine» [E pure il prato sospira invano la brina per dare qualche vigore all’erba morta perché, gridando per il gran bruciore, Giunone soffre di ritenzione d’urina]. Il confronto con il sonetto del Serto poetico misura le distanze degli esiti e la divergenza dei riferimenti culti: «Ardea la terra, e per gl’adusti campi / ogni stelo, ogni pianta egra languia, / e ’l ciel parea che, senza nubi e lampi, / rinovasse il seren prisco d’Elia». In assenza di tracce di poesia friulana o di espliciti riferimenti al Colloredo, si deve altresì supporre che non sia completo il manoscritto udinese intitolato da Luigi Frangipane, nel dicembre 1889, Poesie autografe di Vittorio Seccante nato l’anno 1648 (4 nov.), raccolte per caso in Morsano di Strada dal signor dottore Antonio Moro di Gonars ed a me gentilmente favorite. Nella raccolta, non priva di contatti tematici con il Colloredo, figura anche un complimento accademico di Martino Nardon, ampolloso saggio di fattura esclusivamente letteraria, cui il S. replica per le rime con una Risposta al s.r d.r Martino Nardoni che nelle turbolenze presenti di guerra non può sperarsi commercio co’ le Muse. Si comprende fin dal titolo che sull’orizzonte poetico del S. compaiono anche preoccupazioni di ordine civile; tuttavia la trama, invero più scorrevole, fatica a svincolarsi dai modi iperbolici e dalle “figure” consacrate. Nel 1699 Nardon aveva dedicato a Nicolò Madrisio un quaresimale che rielaborava in versi friulani i sermoni pronunciati in quell’anno nel duomo di Udine dal barnabita Francesco Gattinara. Contestualmente il S. con Francesco Rossi diede alle stampe una raccolta di Componimenti vari in applauso del reverendissimo padre d. Francesco Gattinara […]. A integrare il quadro dei pretesti, si osservino almeno pochi altri titoli dal manoscritto del S.: Il martirio di S. Agnese. Oratorio recitato in musica dalle religiose del monasterio di S. Spirito della città di Udine; e ancora Ad un amico. Si descrive una innondazion d’acque, o infine il sonetto Per una scarsezza dei vini più famosi del Friuli l’anno 1665. All’ill.mo sig.r co. Danielo Antonini. La trama epistolare del S. è fitta e, oltre a Nardon, include Sebastiano Bombelli e il conte Madrisio, presenti anche nella corrispondenza di Colloredo. Con il nome di Carifilo Acroniano il poeta figura tra i primi membri della “colonia Giulia”, l’Arcadia udinese sorta il 24 luglio 1704 per ispirazione dello stesso Madrisio.

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Bibliografia

Il ms autografo di V. SECCANTE si trova presso la BCU, Principale, 42.

V. SECCANTE, Serto poetico offerto a Maria Vergine delle Grazie che, levata dalla chiesa dei rr. pp. Serviti e portata processionalmente la di lei miracolosa immagine, tosto liberò il Friuli dalla comune e travagliosa siccità dell’anno 1704, Udine, Angeli, 1704; ID., Componimenti vari in applauso del reverendissimo padre d. Francesco Gattinara chierico regolare di s. Paolo, predicatore eloquentissimo nell’insigne cattedrale di Udine, Udine, Antonini, 1699.

P. PASCHINI, Arcadia in Friuli e Friuli in Arcadia, «MSF», 30 (1934), 65-82; E. DI COLLOREDO, Versi e prose, a cura di R. PELLEGRINI, Udine, AGF, 1994, 148, 151, 155, 156, 196; PELLEGRINI, Ancora tra lingua e letteratura, 354.

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