URANIO BARTOLOMEO

URANIO BARTOLOMEO (1430 - 20)

rettore di scuola

Immagine del soggetto

Incarico di insegnamento per il maestro Bartolomeo Uranio (Udine, Biblioteca civica, CA, Annales, 37, f. 166v-167r, 27 maggio 1489).

Originario di Brescia, nacque attorno al 1440, se accogliamo l’ipotesi che il 21 aprile 1460 avesse già una cattedra a Cividale, o sul finire di quel decennio, se diamo credito a Iacopo da Porcia, che lo ricorda «iam septuagenarius» nell’elogio funebre. Dalla stessa fonte si attingono notizie sulla sua formazione nella città d’origine con il maestro Gian Pietro da Lucca («Iohannis Petri Lucensis, viri sua tempestate in omni scientiarum genere eruditissimi, disciplinae se commendavit»), sul trasferimento a Padova, dove insegnò retorica («Patavinam Academiam petiit, ibique omnium consensu rhetoricae artis interpres delectus est») e acquistò tale fama da essere invitato come “precettore” a Verona. Un percorso impegnativo, che si colloca a fatica entro il limite cronologico del 1460 con l’incarico a Cividale, tanto più che il Liruti sostiene che all’inizio della sua attività era stato «ricercato da’ Coneglianesi ad istruire la loro gioventù». Forse è più probabile che la prima cattedra a Cividale fosse di poco anteriore al 1468, quando fu invitato a Udine per subentrare a Giacomo da Salò, per uno o due bienni, poiché lasciò quella sede nell’ottobre del 1472 a Marcantonio Sabellico. La sua presenza a Gemona è indirettamente documentata fin dagli inizi del 1471, secondo quanto registrato nell’atto del 16 aprile: «In quo consilio proposito quod Bartholomaeus de Brixia supplicat Communitati ut dignetur intercedere pro eo coram magnifico domino locumtenenti quod magnificentia ipsius velit sibi relaxare restum penae carceris in quam fuit condemnatus consideratum quod ipse stetit in carceribus mensis tribus […]». Nel 1480 insegnò a Feltre; nel 1483 accettò un altro contratto triennale a Udine, autorizzato a tenere in casa dozzinanti con lo stipendio di 70 ducati, ma non è scontato che lo abbia portato a termine. ... leggi Infatti, nell’indice del secondo fascicolo, conservato nell’Archivio di stato di Treviso, si accerta la «electio magistri Bartholomaei de Brixia gramaticae prophessoris» e la relativa conferma per l’anno 1485-86 (la data si ricostruisce sulla base di altri atti, poiché manca il f. 170 cui si fa riferimento). Nel 1486 l’U. si trasferì a Gemona, insieme con il figlio Giambattista (mancano purtroppo nell’Archivio comunale di Gemona i Quaderni dei massari relativi agli anni 1480-1499). Chiamato di nuovo a Udine dalla comunità, che il 27 maggio 1489 stese un contratto con norme dettagliate sulle modalità di incarico riguardanti anche il figlio e un nipote, U. preferì recarsi a Treviso, dove insegnò fino al 1492: se la conferma del 10 aprile 1491 della cattedra «per annos duos proxime sequuturos» consente di affermare che aveva già completato il primo biennio, la «cassatio magistri Bartholomaei de Brixia grammaticae professoris» del 30 gennaio 1492 lascia intendere che ancora una volta il maestro ha cercato altrove una sistemazione più congrua. Sollecitato dalla comunità di Udine con la delibera del 7 luglio 1493, nella quale si chiarisce che i tre Uranio «debiano vignire a servir dicta magnifica comunità et cum diligentia cum tempo et hora convenienti et congrui attender alli scolari si come se appertien lezando et insegnando in gramatica, poesia et arte oratoria segondo le condiction qualità et intelligentia deli scolari cum le debite et convenient examination pro rectore scolarum gramatice pro uno anno incepturo die festi S. Michaelis […] pro ducatis centum sexaginta auri […] promisit et se solemniter obligavit ut in capitulis subscriptis continetur», onorò l’incarico per il biennio 1493-95, ma fu costretto ad abbandonarlo dopo il veemente attacco, in pieno consiglio, del notaio Bernardino Lovaria che il 27 agosto 1495 riferì al luogotenente in terraferma Leonardo Mocenigo che «li maistri de schola de questa Terra forino cassi per non haver fatto lo lor dover como per li capitoli erano obbligati». U. accolse finalmente l’invito di Iacopo da Porcia a recarsi presso di lui e trascorse gli ultimi anni circondato da stima e affetto crescenti, sicché il nobile mecenate, che aveva portato spesso ad esempio ai suoi corrispondenti la singolare dottrina dell’umanista e il suo lungo magistero («Est enim singularis Ciceronianae doctrinae interpres, artem rhetorices egregie tenet, utpote ille, qui per triginta annos eam publice interpretatus sit ipsum quotidie audituri adimus»), ne rimpianse soprattutto la grande statura morale («fidem, probitatem, iustitiam, temperantiam, liberalitatem, Dei cultum ac metum […]»). Morì a Porcia poco dopo il 1519 e fu sepolto nella locale chiesa di S. Giorgio. Ben poco sopravvive della sua attività poetica e degli scambi epistolari: quattro versi per Iacopo da Porcia, cui è dedicato il De concordiae pacisque dulcedine suavitateve salutari (dopo l’11 luglio 1500) di Pietro Edo, e l’epistola prefatoria dell’operetta De rei publicae venetae administratione (1492) del suo protettore. Ongaro sostiene di aver visto due epistole dell’U. del 1480, indirizzate rispettivamente a Francesco Strassoldo e ai funzionari della comunità di Gemona, nelle quali si accenna alla sua condotta a Feltre. Infine, è indirizzato a lui, mentre si trovava a Udine, il biglietto scritto «volanti calamo» a Venezia da Marcantonio Sabellico (Epistulae familiares, f. 47v); a lui e al figlio è dedicato un carme di Girolamo Bologni.

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Bibliografia

Archivio comunale di Gemona, Parte antica, Quaderni delle delibere, f. 31v, n° 96; Ibid., Quaderni dei massari 1480-1499; ASTv, Comunale, Extraordinarium, 47, 281v, 292v-293r; mss BCU, CA, Annales, 33, f. 201v, 207v, 208v; 36, f. 326v; 37, f. 166v-167r; 38, f. 140r-141r; 39, f. 47v-48v, 58r.

I. DA PORCIA, De rei publicae venetae administratione, Treviso, Gerardo di Fiandra, 1492; P. EDO, De concordiae pacisque dulcedine suavitateve salutari, Venezia, M. Bonelli da Monferrato e G. Rusconi, 1500; M.A. SABELLICO, Opera, Venezia, Albertino da Lissona, 1502; LIRUTI, Notizie delle vite, I, 449-452; DI MANZANO, Cenni, 212; BALDISSERA, Degli uomini, 20-21; A. DE PELLEGRINI, Cenni storici sul castello di Porcia, Pordenone, Arti grafiche, 1925 (ried. in Cenni storici sul Castello di Porcia. Segue: Porcia i luoghi della memoria. Repertorio documentale per servire allo studio di una realtà locale, a cura di S. BIGATTON, Pordenone, Geap, 1990), 92-94; MARCHETTI, Friuli, 1023; Mille protagonisti, 484; DBF, 816 (indica il 1520 come data di morte); BELLONI, Umanisti, 141-43. Sulla sua attività: MARCHESI, 16-26, con un’importante appendice di documenti; ONGARO, Scuole, 32-34; 35-36; 38, 50, 60, 65-66; DEGANI, Le nostre scuole, 90; A. SERENA, La cultura umanistica a Treviso nel secolo decimoquinto, Venezia, r. ... leggi Deputazione veneta di storia patria, 1912 (Miscellanea di Storia Veneta, s. III, VIII, 3), 107-108 e 342; su Treviso inoltre ASTv, Comunale, Registri, 321, f. 152r (25 ottobre 1493); BALDISSERA, Alcune notizie, 10 (senza indicazioni cronologiche, poiché mancano purtroppo i Quaderni dei massari relativi agli anni 1481-1499); un cenno generico in Storia di Brescia, II, La dominazione veneta (1426-1575), a cura di G. TRECCANI DEGLI ALFIERI, Brescia, Morcelliana, 1963, 512. Sui suoi rapporti col Porcia: E. FABBROVICH, Fiamme d’umanesimo in Friuli. Vari inediti del conte Jacopo di Porcia (1462-1538), Alessandria, Ferrari-Ocalla, 1940; I. DI PORCIA, Opus… epistolarum familiarum s.l., s.e., s.d. [ma post 1520]; due a f. 35v-36r, una rispettivamente a 53r-v, 53v, 83rv, 83v, 84v, l’orazione funebre a f. 96r-97r, e forse le altre due epistole di f. 42v e 43r, rivolte genericamente a un Bartolomeo; inoltre f. 49r per il passo citato; A. STEFANUTTI, Iacopo da Porcia: gli studi e le esperienze di un intellettuale, «Metodi e Ricerche», 22/1 (2003), 3-31, ora in Saggi di storia friulana, a cura di L. CASELLA - M. KNAPTON, Udine, Forum, 2006 (Strumenti di Storia del Friuli, 3), da cui si cita: 44-45, 49, 54, 56, 63. Inoltre M. VEDOVATO, Primi accertamenti sul De concordia di Pietro Edo, t.l., Università di Venezia, a.a. 1996-1997.

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