VIVIANI PIETRO DOMENICO

VIVIANI PIETRO DOMENICO (1780 - 1835)

letterato, scrittore, traduttore

Immagine del soggetto

Frontespizio dei Versi di Quirico Viviani, Venezia 1821: nell'antiporta, ritratto dell'autore, incisione di G. Aliprandi su disegno di Natale Schiavoni.

Nacque a Soligo (oggi nel comune di Farra di Soligo, Treviso) il 30 aprile 1780 da Giambattista e Maria Furlan e gli venne imposto il nome di Pietro Domenico. Questa data è confermata dai registri degli archivi parrocchiali e dal biografo Pasin, che però sbaglia il mese, fissando la nascita il 30 agosto. La conferma viene dallo stesso V. che, nella lettera a Bartolomeo Gamba datata 30 aprile, scrisse «Amatissimo Amico, oggi è il mio compleanno». Fu avviato agli studi nel Seminario di Ceneda (Vittorio Veneto). Dopo aver preso i primi ordini, si iscrisse come studente “artista” all’Università di Padova già nell’anno accademico 1800-1801. Nel 1804 divenne diacono e a Padova seguì le lezioni di eloquenza greca tenute dall’abate Melchiorre Cesarotti. Ebbe come compagno di corso Giuseppe Urbano Pagani Cesa, al quale dedicò l’ode L’ospitalità di Clizia; fu anche suo ospite nella villa di Nogarè in occasione della rappresentazione della sua tragedia Polissena. Contemporaneamente alle prime esperienze poetiche, V. strinse amicizia con Angela Veronesi, in arte Aglaia Anassillide, e iniziò a frequentare i circoli letterari. A Venezia entrò a far parte del salotto della Teotochi Albrizzi, conobbe Foscolo, Giustina Renier Michiel e l’abate Dalmistro; ebbe contatti anche con Pindemonte. Si presentava come abate, avendo compiuto gli studi in seminario, pur non abbracciando il sacerdozio: non si ha finora notizia di una sua ordinazione. Cesarotti lo prese a ben volere, lesse i suoi versi, lo spronò a continuare a scrivere e favorì l’edizione 1807 delle Canzoni militari presso l’editore Nicolò Bettoni, presentandolo come giovane «che le Muse lattar più ch’altro mai». La raccolta reca la dedica dell’editore a «Sua Eccellenza Signor Caffarelli Ministro della Guerra». Fu allora che V. assunse il nome d’arte di Quirico. ... leggi Bettoni nello stesso anno pubblicava l’opera Dei Sepolcri di Foscolo. La conoscenza con quest’ultimo avrebbe riservato a V., anni dopo, la lettura in privato della tragedia foscoliana Aiace, prima che essa fosse rappresentata a Milano. Il 15 novembre 1807, con decreto vicereale, fu costituito a Udine il regio Liceo. Su proposta di Cesarotti, che era in buoni rapporti con letterati e nobili di Udine, V. fu nominato professore di belle lettere e di storia antica e moderna. Quivi si trasferì nel gennaio 1808 e Cesarotti lo presentò alla contessa Lavinia Florio Dragoni, nel cui salotto letterario si riunivano i migliori ingegni di Udine. Alla fine dell’anno scolastico, nell’agosto 1808, in occasione della solenne distribuzione dei premi, V. tenne un discorso Delle varie influenze delle Monarchie e delle Repubbliche sopra le Arti e le Scienze, in cui dichiarava la sua entusiastica fede in Napoleone e nel suo governo. Fece in tempo a ricevere le congratulazioni di Cesarotti, che venne a mancare nel novembre successivo. V. perse un amico, un padre, un protettore. L’anno dopo, sempre in agosto, per la chiusura degli studi nel regio Liceo, lesse l’Elogio di Daniele Florio udinese, composto mentre era in vacanza a Cesana tra le montagne di Feltre presso una sorella. Per il successivo anno scolastico 1809-1810, il prefetto Tedoro Somenzari lo nominò reggente del Liceo. A Udine aveva aperto da poco una libreria in contrada S. Tommaso il veneziano Bortolo Darif, padre del pittore ritrattista Giovanni. V., con altri professori del Liceo, fra i quali Orioli, maestro di francese, e con altri appassionati cultori del libro, come Antonio Bartolini, il più illustre bibliografo del tempo, Filippo Florio e il giovane Emanuele Cicogna, divenne un assiduo frequentatore della libreria, alla quale approdavano spesso visitatori eruditi e collezionisti veneziani, fra i quali i librai Pietro Milesi e Adolfo Cesare. Compose poesie celebrative, come la cantata Nell’anniversario dell’incoronazione di S. M. Napoleone I in Re d’Italia, e poesie d’occasione. Nel 1812, il 12 settembre, morì la contessa sua protettrice e V. le dedicò il componimento In memoria della desideratissima donna Lavinia Florio Dragoni udinese. In quegli anni a Udine si era ricostituita l’Accademia aquileiese agraria, che aveva come presidente il prefetto, Teodoro Somenzari, e come segretario l’abate Greatti. Gli insegnanti del Liceo ne divennero soci, nell’intento di dare un nuovo impulso all’agricoltura attraverso l’istruzione. Persino l’arcivescovo Baldassare Rasponi aveva disposto che i chierici frequentassero al liceo pubblico le lezioni di agraria di Giovanni Mazzucato. V. scrisse le Istruzioni elementari di agricoltura, precedute da un Avvertimento per chi leggerà il presente manoscritto, ma esse sarebbero rimaste inedite. La Direzione della pubblica istruzione del Regno Italico promosse nei Dipartimenti le inchieste sociologico-culturali per ottenere un quadro completo degli usi, costumi, caratteri e modi dei dialetti degli abitanti dei diversi comuni. Quando divenne direttore della Pubblica istruzione, il conte Giovanni Scopoli dispose che i professori delle belle lettere dei licei si incaricassero dell’inchiesta. Per il dipartimento di Passariano, V. fu nominato relatore ufficiale. Era all’apice della sua carriera. Ma gli avvenimenti storici mutarono la sua sorte. Crollato il Regno italico, gli austriaci rientrarono a Udine il 25 ottobre 1813, accolti con favore da gran parte della popolazione, che sperava di ottenere una pace duratura. Rimossi dal loro ufficio i funzionari napoleonici, si provvide alle nuove nomine. Il governo austriaco sorvegliava gli intellettuali, soprattutto quelli che erano appartenuti alla Loggia napoleonica, come V., e non vedeva di buon occhio nemmeno il liceo pubblico, la scuola laica di progettazione francese; privilegiò il ginnasio e il liceo del Seminario, adeguando i loro programmi a quelli delle scuole pubbliche. Fu così che nei corsi del Seminario aumentarono i frequentanti, mentre il liceo pubblico ebbe la soppressione di diverse cattedre: nelle lettere indirizzate a Bartolomeo Gamba a Venezia, dove si era trasferito da Bassano per assumere la direzione della tipografia Alvisopoli, V. manifestava i timori anche per la propria. Nonostante cercasse di ingraziarsi la fiducia del nuovo governo, egli era tenuto d’occhio dalla polizia austriaca. Nel 1819 venne sospeso dall’incarico; lo riebbe per intercessione di Pietro di Maniago, ma lo perse definitivamente nel 1821. Iniziò allora un’attività di editore e di traduttore, appoggiandosi ad entrature in Udine e in Venezia, in particolare poté far conto su Gamba. Con Alvisopoli pubblicò Dell’indole delle Istituzioni scientifiche del secolo decimonono. Discorso letto nell’I. R. Istituto di Filosofia della città di Udine nel 1819 e, l’anno successivo, i romanzi, tradotti dal francese, Maria e le Olandesi di Luigi Bonaparte e la Storia di Gil Blas di Santillana di Alain-Renè Lesage. Nel 1822, a Udine, i fratelli Mattiuzzi presero in affitto la stamperia dei Pecile, in contrada di S. Pietro Martire, con un contratto decennale. Tra i testimoni del contratto ci fu V., il quale divenne il principale curatore delle edizioni dei Mattiuzzi e li indirizzò a produrre opere di valore che potessero essere diffuse anche in ambito nazionale. La prima opera importante realizzata con i fratelli Mattiuzzi fu l’edizione della Commedia, la prima stampata in Friuli, tratta da un codice membranaceo in folio del secolo XIV, che il conte Antonio Bartolini aveva acquistato nel 1817 a Udine (ora Biblioteca Arcivescovile, manoscritto 50). L’opera, in due volumi, fu pubblicata nell’ottobre del 1823 a Udine con il titolo La Divina Commedia di Dante Alighieri: giusta la lezione del codice Bartoliniano; all’inizio ebbe successo e fu ben accetta dai cultori di Dante. La prima critica al lavoro di V. arrivò da Foscolo, che a Londra pubblicò nel 1825 il Discorso sul testo della Commedia di Dante, in cui contestava a V. la fondatezza della contemporaneità a Dante del codice Bartoliniano e del soggiorno dello stesso in Friuli, due tesi da lui sostenute. Nel 1827 gli editori Mattiuzzi stamparono il Discorso di Quirico Viviani in cui si dà contezza del terzo volume aggiunto al Dante Bartoliniano, con una lettera al marchese Trivulzio, come premessa al terzo volume, che sarebbe stato pubblicato l’anno dopo. Il terzo volume includeva un Ragionamento sopra Dante di Francesco Torti, Il secolo di Dante di Ferdinando Arrivabene e un Dizionario etimologico di V. Altre critiche si aggiunsero, e insieme la precisa accusa di manomissione del codice mossagli dal poeta istriano Giuseppe Pasquale Besenghi degli Ughi. Tra quest’ultimo e V. nacque un’aspra polemica, messa a tacere da comuni amici. Più spiacevole ancora fu la diatriba che scoppiò con il conte Girolamo Asquini, che aveva criticato certe varianti apportate al testo della Commedia, per cui V. reagì con toni così accesi da portare alla rottura. Egli finì, dunque, con l’inimicarsi a Udine troppe persone. Cercò di trasferirsi a Venezia, dove aveva molte conoscenze, poi decise di stabilirsi a Padova. Da lì fece pervenire a Udine un testo manoscritto, Il dialogo dei tre morti, in cui si difendeva dalle accuse ricevute, attraverso il conversare di tre amici da poco passati a miglior vita: Vincenzo Monti, Antonio Bartolini e Leonardo Pontoni. Sempre presso i Mattiuzzi, negli anni 1830-1833, V. pubblicò l’edizione critica de L’Architettura di Vitruvio, tradotta in italiano; in essa confluirono i materiali critici di insigni studiosi, tra i quali Giovanni Poleni e Simone Stratico. Inoltre ebbe l’aiuto dell’abate Pietro Peruzzi, professore di belle lettere nel Seminario di Udine. Quando i Mattiuzzi chiusero la loro attività, V. iniziò a Padova a collaborare con Angelo Sicca, direttore della tipografia Minerva. Sicca divulgò un manifesto di associazione per una riedizione di tutte le opere di V. in dodici volumetti, ma l’iniziativa non ebbe seguito. Nell’ultimo anno di vita V. pubblicò due opuscoli per nozze, un Carme e il Pigmalione. Mentre lavorava al Manuale filosofico pratico della lingua italiana e stampava i primi fascicoli, restò vittima dell’epidemia di colera che aveva colpito la città di Padova. Morì il 2 novembre 1835.

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Bibliografia

Mss Università di Padova, Archivio antico, 554, II, f. 99 v.; Bassano del Grappa, Biblioteca civica, Epistolario Remondini, lettere di V.; Farra di Soligo (Treviso), Archivio parrocchiale, Registro delle nascite, anno 1780; BCU, Principale, 205, lettera ad A. Vida, f. 7; ibid., 337, Raccolta di versi italiani (la raccolta contiene il sonetto del conte Pietro di Maniago L’uom che dal nulla al sommo Impero ascese e il sonetto responsivo di V. Uom che atterrando i troni al trono ascese, sul tema di Napoleone a Sant’Elena); ibid., 338, Componimenti d’occasione italiani e latini (f. 105: Per la nascita del primogenito di S. M. Napoleone il massimo, parafrasi dell’Egloga quarta di Virgilio con dedica al barone T. Somenzari); ibid., 340, Raccolta di componimenti d’occasione per solennità religiose, chiesastiche; ibid., 1507, Istruzioni elementari di agricoltura, contenute in una miscellanea di scritti sull’agricoltura; ibid., 2490, Dialogo di tre morti, 1832; BBU, Bartoliniana, 157, Lettere ai Bartolini; ASU, Caimo, 78, Lettere a Lavinia Florio Dragoni (13 epistole); Rovigo, Biblioteca dell’Accademia dei Concordi, Concordiano 383/52 (cinque lettere di V., alcune autografe).

Scritti e curatele di Q. Viviani: Elogio di Daniele Florio udinese, Udine, Vendrame, 1812; D. FLORIO, Tito, ossia Gerusalemme distrutta, a cura di Q. V., Venezia, Alvisopoli, 1819; Alla memoria di Pio VII pontefice massimo, Udine, F.lli Mattiuzzi/Pecile, 1823; Versi e Prose, I-III, Udine, Pecile, 1821; All’ombra di Antonio Canova, Udine, Pecile, 1823; La celebrazione della Pasqua, Udine, F.lli Mattiuzzi/Pecile, 1823; G. M. BARBIERI, Novelle, a cura di Q. V., Udine, F.lli Mattiuzzi/Pecile, 1823; Lettere di Gio. ... leggi Antonio Volpi a Domenico Ongaro, Udine, F.lli Mattiuzzi/Pecile, 1825; Documenti autentici per conoscere il vero spirito dell’attuale censimento, Udine, F.lli Mattiuzzi/Pecile, 1826; Gli ospiti di Resia, Udine, F.lli Mattiuzzi/Pecile, 1826; L’Angeleida di Erasmo di Valvasone ridotta alla vera lezione, Udine, F.lli Mattiuzzi/Pecile, 1826; P. DIACONO, Storia de’ fatti dei Longobardi, tradotta e illustrata da Q. V., Udine, F.lli Mattiuzzi/Pecile, 1826-1827; Elogio di Angiolo M. Cortenovis, San Daniele del Friuli, s.n., 1828; Il taccuino perduto: almanacchetto dedicato ai romantici e ai cruscanti, Udine, F.lli Mattiuzzi/Pecile, 1829; Pimmalione, favola ovidiana in versi italiani, Udine, Trombetti-Murero, 1829; Scelta di Esercizi Letterari, Padova, Tip. della Minerva, 1833.

B. GAMBA, Galleria dei letterati ed artisti più illustri delle provincie austro-venete che fiorirono nel secolo XVIII, Venezia, Alvisopoli, 1822; U. FOSCOLO, Discorso sul testo della “Divina Commedia”, Londra, Pickering, 1825; V. P.G. [GIOVENALE VEGEZZI], Cento osservazioni al Dizionario etimologico delle voci dantesche dell’eruditissimo signore Quirico Vivani, Torino, G. Pomba, 1830; L. CARRER, Biografia degli italiani illustri, II, Venezia, Alvisopoli, 1835, 188; A. CICOGNA, A monsignor illustr. Reverendissimo Giuseppe Trevisanato, Venezia, Merlo, 1853; A. FIAMMAZZO, I codici friulani della “Divina Commedia”, Cividale, Fulvio, 1887; ID., Esametri del codice Fontanini falsificati da Q. V. Memoria, Udine, Tip. G.B. Doretti, 1888; ID., Raccolta di lettere inedite, Udine, Del Bianco, 1891, 47-48; A. BASSERMANN, Orme di Dante in Italia, Bologna, Zanichelli, 1902; G. ELLERO, L’edizione udinese dell’Architectura di Vitruvio e l’abate Pietro Peruzzi, Udine, Tip. G. Vatri, 1911; G. VALE, La dimora di Dante in Friuli, in Dante in Friuli, 1321-1921, Udine, Tip. G.B. Doretti, 1922, 103; A. FIAMMAZZO, L’ultima parola sulla questione del codice “Bartoliniano”, ibid., 127; M. SCOTTI, Viviani Quirico, in Enciclopedia dantesca, V, a cura di U. BOSCO, Roma, Istituto dell’Enciclopedia italiana, 1984, 1103-1104; R. TISSONI, Il commento ai classici italiani nel Sette e nell’Ottocento, Padova, Antenore, 1993; A. COLOMBO, L’eredità dantesca di M. Cesarotti, in Aspetti dell’opera e della fortuna di Cesarotti. Atti del convegno (Gargnano), a cura di G. BARBARISI - G. CARNAZZI, Bologna, Cisalpino, 2002; F. DI BRAZZÀ, Per una biografia di Antonio di Brazzà. Nuovi documenti, «Ce fastu?», 80/2 (2004), 223-248; M. DE PAULI, Intorno a Quirico Viviani, t.l., Università degli studi di Udine, a.a. 2004-2005; ID., Dialogo di tre morti, «Ce fastu?», 82/2 (2006), 283-290; Quirico Viviani, Vita opere scelte, epistolario, a cura di G. ZAGONEL, Godega di Sant’Urbano (Treviso), Grafiche De Bastiani, 2009.

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