GIULIANO DA CAVALICCO

GIULIANO DA CAVALICCO (? - 1306)

ecclesiastico, cronista

Immagine del soggetto

Affresco trecentesco della chiesa di S. Francesco di Cividale.

La data di nascita del cronista G. da C. non è nota, ma deve essere collocata dopo la metà del XIII secolo. Il suo nome, infatti, è attestato per la prima volta negli elenchi dei testimoni dei documenti notarili cividalesi solo nel 1288 nella forma «Iulianus mansionarius». Nel 1293 – come egli stesso ebbe cura di registrare nell’unica nota autobiografica inserita nella sua cronaca – divenne canonico di S. Maria a Cividale. In questo personaggio si devono riconoscere sia G. da C. sia quel canonico che in alcuni documenti è detto «Iulianus iuvenis», in modo da distinguerlo da un suo zio omonimo, egli pure canonico, il “magister” Giuliano da Rizzolo. Solo grazie alle ricerche di Scalon è stato possibile individuare con maggiore precisione la figura di G. all’interno del capitolo cividalese, risolvere certe questioni di omonimia, che in passato avevano messo fuori strada alcuni storici come, ad esempio Del Basso che pubblica atti relativi a Giuliano da Rizzolo, e riconoscere in G. l’individuo il quale da una nota del Necrologium Civitatense risulta essere morto il primo settembre 1306. Si è dimostrata così errata l’informazione secondo cui G. sarebbe vissuto sino al 1330 circa che vediamo accolta da Joppi e che forse dipende dal fatto che, nell’edizione della cronaca cividalese comunemente attribuita a G. curata dal de Rubeis l’opera viene portata sino al 1327 perché insieme al testo originario è stata pubblicata anche qualche nota posteriore. La principale conseguenza dell’accertamento della data di morte di G. riguarda appunto l’apporto effettivo del canonico alla stesura della Civitatensis chronica, che – come ha appurato definitivamente il suo più recente editore – nella stesura originale doveva giungere sino al 1315. Molto probabilmente a continuare la Chronica dopo la morte di G. fu un suo fratello minore, di nome Giovanni, che nella documentazione cividalese si incontra, dopo il 1303, indicato come «presbiter Iohannes de Cavaligo canonicus». Ad autorizzare tale ipotesi sono le rare informazioni sulla biografia di questo personaggio che mostrano lui pure legato alla Chiesa cividalese; a ciò si aggiunga che rimane la traccia di un intervento diretto di Giovanni nel testo composto da G.: è stato lo stesso G. ad annotare nella cronaca che, quando nel 1293 egli divenne canonico, il fratello gli succedette nell’incarico di mansionario; e nella medesima pagina Giovanni pose mano al testo per segnare la data in cui aveva celebrato la sua prima messa (Civitatensis chronica, 25). A rendere più complicata la questione dell’attribuzione delle varie parti dell’opera contribuisce la vicenda della tradizione di questo scritto. ... leggi Infatti, non si sono conservati codici trecenteschi (e neppure più tardi) che contengano solo la cronaca di G. e di Giovanni. Invece la tradizione manoscritta che ha conservato l’opera è complessa e la Chronica si può leggere unicamente in una compilazione (conservata in numerosi codici ed anche nella forma del volgarizzamento) redatta probabilmente a Cividale verso la fine del Trecento e poi migrata ad Udine nel XV secolo, oppure sotto forma di compendio (l’Epitome cividalese). Possiamo comunque supporre che a G. si debba la parte della Chronica che dal 1252 – con la registrazione dell’insediamento del patriarca Gregorio di Montelongo – giunge al 1306, e che la continuazione dell’opera sino al 1315 vada attribuita a Giovanni. Anche l’analisi del testo mette in rilievo la presenza di due autori diversi che si avvicendarono proprio nella sezione del 1306: infatti l’opera sembra interrompersi con notizie relative al maggio del 1306, conserva una nota per l’ottobre ed il dicembre di quell’anno, tace per il 1307 e dal 1308 il racconto riprende con una nuova veste più organica nei contenuti, più elaborata nella forma e dagli orizzonti geografici più vasti. L’argomento principale di questa seconda parte dell’opera è costituito dalla guerra che oppose Rizzardo da Camino ed i suoi alleati al patriarca Ottobono: un conflitto che aveva avuto inizio nel 1305, ma che nella Chronica – ulteriore segno del cambio d’autore – viene seguito con attenzione solo dal 1308. La sezione più lunga della Chronica – quella dovuta a G. – è formata da una serie di note introdotte da brevi titoli e costituite spesso solo da poche righe che riguardano in primo luogo la storia di Cividale ed in seconda battuta seguono la vicenda del patriarcato di Aquileia. Si tratta di annotazioni sempre scarne e spesso proprio molto sintetiche che si susseguono senza rivelare ad una prima lettura qualche forma di gerarchia (fatti di minuta cronaca locale si alternano alla registrazione di eventi di largo respiro), ma che ad una più attenta analisi mostrano nell’orizzonte di G. la centralità della vita religiosa e delle istituzioni ecclesiastiche cividalesi – degni di nota sono i capitolo dedicati alle sacre rappresentazioni messe in scena dai canonici (Civitatensis chronica, ca. 74 e ca. 94), ma non minore rilievo hanno le note sulla fondazione di istituti religiosi e le notizie sulla confraternita dei battuti. Inoltre peculiari di questa parte dell’opera sono l’accurato sforzo di datazione dei singoli fatti ed il carattere per così dire monografico dei brevi capitoli. Per comprendere meglio il modo in cui l’autore ha lavorato bisogna anche osservare come le note – che il moderno editore ha ordinato cronologicamente sconvolgendo la forma originale dello scritto – nei manoscritti che conservano il testo di G. non siano sempre disposte seguendo la sequenza cronologica. Confortati dall’accuratezza delle datazioni e dalle caratteristiche di numerose alterazioni nell’ordine cronologico (per cui sono posti accanto fatti accaduti nello stesso mese anche se ad anni di distanza), si può ipotizzare che G. abbia compilato la sua cronaca attingendo anche alle informazioni conservate in un necrologio o in un calendario della chiesa cividalese. Questa particolarità dell’opera termina – con una sola eccezione per il 1304 – con le note relative al 1297: è quindi probabile che G. abbia avuto a disposizione la sua fonte sino a quella data e che per gli anni successivi abbia annotato i fatti fondandosi sulla propria memoria o redigendo le note a ridosso delle vicende; ed è pure lecito ritenere che abbia compilato la cronaca nell’ultimo periodo della sua vita, forse proprio nel 1306: ai primi mesi di quell’anno, infatti, è riservato un numero di note assai più elevato rispetto ai periodi precedenti. Nella parte che riteniamo sia da attribuire a Giovanni si attenua l’attenzione preminente per Cividale e per la vita religiosa cittadina che caratterizza la sezione di G., sempre attento alla storia delle istituzioni ecclesiastiche cividalesi: si ottiene così l’effetto – inconsueto per una cronaca medievale – che, con l’avvicinarsi al momento in cui l’autore stava scrivendo, l’orizzonte geografico del racconto si è allargato. Anche se la canonica di Cividale continua a costituire il punto d’osservazione da cui muove il cronista, il racconto è ora rivolto soprattutto alle vicende politico-militari che ebbero per protagonisti, oltre al patriarca Ottobono, Rizzardo da Camino ed Enrico, conte di Gorizia, e come scenario l’intero Friuli. Giovanni ha mantenuto la prassi inaugurata da G. di redigere per ogni capitolo della sua opera un titolo, ma al di là di questa somiglianza nelle sezioni più recenti anche la forma del racconto muta ed il continuatore ha dato prova di un talento di narratore superiore a quello del suo predecessore, così come maggiori risultano le sue capacità di seguire l’evoluzione delle vicende. L’opera giunge mutila e – vista anche la complessa vicenda testuale della Chronica – è difficile stabilire in quali momenti Giovanni abbia scritto. Dall’analisi del testo sembrano però emergere elementi che rivelano come al cronista non fosse nota la nomina di Gastone della Torre a patriarca, avvenuta nel 1317: dopo avere annotato la morte di Ottobono, egli ricorda come il clero aquileiese avesse eletto l’arcidiacono Gilone e si fosse poi rivolto a Giovanni XXII per la conferma, ma dalle sue parole non traspare alcun indizio che, mentre stava scrivendo, gli fosse noto l’esito della vicenda. Si può, quindi, ritenere che Giovanni abbia ripreso il testo lasciato dal fratello forse solo dopo la morte del patriarca Ottobono (certo a distanza di qualche anno da quando G. lo aveva lasciato, come dimostra la lacuna per il 1307), vi abbia magari fatto qualche piccola inserzione (simile a quella in cui ricorda la sua prima messa) e lo abbia poi continuato, probabilmente spinto dalla posizione centrale di Cividale nelle guerre che segnarono il Friuli durante il patriarcato di Ottobono. G. non trovò un vero e proprio continuatore, ma negli ambienti canonicali cividalesi del Trecento rimase viva l’attenzione per le memorie storiche e la Chronica costituì il punto di partenza per questa attività storiografica, poiché fu ridotta ad epitome e solo in tale veste continuata ancora per alcuni anni, almeno sino al 1331.

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Bibliografia

L’edizione più recente è IULIANI CANONICI Civitatensis Chronica [AA. 1252-1364], a cura di G. TAMBARA, Città di Castello, Editrice Lapi, 1906 (RIS, 24, 14). Il volume comprende anche l’edizione del compendio intitolato Epitome cividalese, e delle note aggiunte alla Chronica alla fine del Trecento e nel XVI secolo: un copista, vissuto probabilmente a Cividale nella seconda metà del Trecento, aggiunse una serie di registrazioni che giungono sino al 1331 e sono state tratte da una cronaca prodotta in ambienti canonicali cividalesi, ed alcune note relative agli anni 1343-45 attribuite dallo stesso copista ad un non meglio identificato Giovanni Giacomo “de Venustis”; alla metà del Cinquecento il notaio udinese Antonio Belloni  trascrisse questa silloge cividalese e vi aggiunse una breve nota per l’anno 1348 e due per il 1364 che dichiarò di ricavare dalle carte appartenute probabilmente al notaio udinese Pietro Passerino. Questa compilazione sembra avere avuto larga circolazione, oltre ai codici indicati dal Tambara e al saggio di Del Basso, anche il volgarizzamento contenuto in ms BCU, Principale, 699. Il Tambara provvede a riorganizzare il testo della Chronica disponendo le note di G. in ordine cronologico, ma allestendo anche alcune tavole di raffronti che permettono al lettore di ricostruire (non senza fatica) l’originale aspetto dell’opera.

Per le precedenti edizioni e per ulteriori indicazioni bibliografiche cfr. Repertorium fontium historiae Medii Aevi, Roma, Istituto storico italiano per il medio evo, 1990, VI, 472, che non ricorda LIRUTI, Notizie delle vite, I, 292-294, il quale, ignorando la data esatta della morte di G., gli attribuisce l’intera Chronica; JOPPI, Notizie biografiche dei letterati friulani, ms BCU, Joppi, 710, I; G. M. DEL BASSO, Due documenti sul canonico Giuliano da Cividale, «MSF», 43 (1958-1959), 179-184; SCALON, Libri, 32-33; DE RUBEIS, MEA, 37; M. ZABBIA, Giuliano da Cavalicco (da Cividale), in DBI, 57 (2001), 747-749.

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