NEGRO GASPARE

NEGRO GASPARE (1465 - ?)

pittore, architetto

Immagine del soggetto

Vita di San Biagio e di Santa Maria Maddalena, particolare del ciclo di affreschi di Gaspare Negro nella chiesa di S. Maria Maddalena a Castions di Strada, 1534.

Figlio del pittore veneziano Domenico, G. nacque probabilmente nella città lagunare intorno al 1475. Trascorse i suoi primi anni lavorando quasi certamente nella bottega del padre; si spostò in Friuli alla fine del Quattrocento e l’11 giugno 1503 a Udine sposò donna Maddalena, figlia primogenita del pittore e cantinellario Floreano di Alberto da Tolmezzo. Per mezzo dell’atto dotale si obbligò ad essere adottato dal suocero e ad abitare nella sua casa in borgo San Cristoforo la quale rimase la sua dimora per tutta la vita. Ebbe due figli, Arsenio che esercitò la stessa professione, e Giovanni Battista, documentato come notaio in Udine dal 1544 al 1551. Il ricordo del suo primo lavoro (perduto) data al 1507, allorché dipinse «unam capellam» nella chiesa di S. Maria di Medea. Introdotto, anche per l’appartenenza alla famiglia dei Floreani, nell’ambiente artistico udinese, fu chiamato a stimare opere di molti artisti, ciò che gli permise di venire a contatto con le maggiori personalità dell’epoca, da Pellegrino da San Daniele a Giovanni Martini, dal Pordenone all’Amalteo. Nel 1512 fu chiamato dalla magnifica comunità di Udine a dipingere, in oro, argento e colori, alcuni stemmi di luogotenenti: il primo fu quello di Andrea Trevisan, ad ornamento del quale il Pellegrino ricevette poi l’incarico di dipingere «quasdam picturas». Il 19 agosto 1513 eseguì «uno disegno de la gesia et del campanili» della chiesa di S. Maria di Castello in Udine che il terremoto del 1511 aveva gravemente lesionato. ... leggi Il disegno può intendersi come progetto, ma la ricostruzione dell’elegante facciata (divisa orizzontalmente in due parti, di cui l’inferiore tripartita da lesene corinzie, e con timpano che riprende le soluzioni adottate da Pietro Lombardo per il duomo di Cividale) fu con ogni probabilità materialmente eseguita da Bernardino da Morcote. Ciò può valere anche per il campanile dell’angelo, i cui lavori, iniziati nel 1515 e giunti alla cella campanaria, furono ripresi e ultimati nel 1540 su progetto di Giovanni da Udine. Allo stesso 1513 si data il dipinto più significativo del N., la bella tavola dipinta con la Pietà e quattro santi, datata e firmata, eseguita per una qualche chiesa friulana ed emigrata – non si sa quando – a Boston, dove si conserva nel Museum of Fine Arts. Nell’ariosa composizione il pittore mette in evidenza la sua dipendenza da modelli cimeschi o belliniani, tradotti con linguaggio provinciale e l’uso di un colore di matrice veneta che torna anche nelle due tavole con S. Ermacora e con il beato Bertrando dei Civici musei di Udine, per lungo tempo assegnate a Giovanni Martini, il cui linguaggio pittorico è in effetti affine a quello di G. Il quale però non riuscì ad aggiornare la sua pittura in tempi di rapidi cambiamenti: lo si nota nelle tavole con Profeti e Sibille del soffitto della chiesa di S. Giovanni di Gemona, che egli cominciò a dipingere nel 1521. Ma i risultati non esaltanti indussero con tutta probabilità i committenti a troncare il rapporto di lavoro e ad affidare il completamento dell’opera a Pomponio Amalteo nel 1533. Risultati più interessanti il Negro ottenne nella pittura a fresco, dove mostra una decisa vicinanza alla maniera leggera di Pellegrino da San Daniele ed alla spericolata e immaginosa poetica del Pordenone. Del 1534 è l’importante ciclo d’affreschi della chiesa di S. Maria Maddalena a Castions di Strada (scene relative alla Vita di S. Biagio e di S. Maria Maddalena e al Nuovo Testamento nelle pareti della navata, e nell’arco trionfale) che rappresenta l’ultima sua opera certa. A lui è possibile assegnare l’esecuzione del piccolo ciclo di affreschi della chiesetta di S. Antonio Abate sopra Venzone e, con maggiore difficoltà, quello della chiesetta di S. Rocco a Lucinico e soprattutto quello del 1531 che copre interamente la chiesa di S. Andrea di Griis, forse condotto in collaborazione con il figlio Arsenio: qui l’apprezzabile inventiva ed il tono spesso fiabesco della narrazione vengono ora esaltati ora mortificati dalla sommaria descrizione dei personaggi, dalla veloce stesura del colore e dalla popolareggiante e talvolta sgrammaticata ambientazione architettonica o paesaggistica delle scene. L’ultimo documento che lo riguarda risale al 1544, allorché stima una pala d’altare fatta dai fratelli Pietro e Francesco Floreani per la chiesa di Castions di Zoppola.

Dell’attività pittorica del figlio A r s e n i o, documentata dal 1531 al 1548, non è rimasta traccia: si sa tuttavia che eseguì una pittura nel coro della chiesa di S. Martino di Basaldella (1531), un’ancona scolpita in legno, dipinta e dorata per la chiesa di S. Tommaso di Bressa (1532), un’altra ancona, intagliata e dipinta, per la chiesa di S. Pietro ad Osoppo (1537) e il coro della chiesa vecchia di S. Maria della Marcelliana a Monfalcone (1548).

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Bibliografia

JOPPI, Contributo quarto, 29-30; W. G. CONSTABLE, Gaspare Negro of Venice, «Gazette des Beaux-Arts», (1942), 1-8; G. MARCHETTI, I vagabondaggi del dispettoso, «Quaderni della FACE», 1 (1945), 63-69; L. ZANINI, Due chiesette in rovina, «Sot la nape», 7/6 (1955), 7-9; B. BERENSON, Pitture italiane del Rinascimento. La scuola veneta, Londra-Firenze, Phaidon-Sansoni, 1958, 125; G. BERGAMINI, Gaspare Negro pittore architetto, Trieste, Università degli studi, Istituto di Storia dell’arte medioevale e moderna, 1969; T. VENUTI, La chiesa di Griis, Udine, La Nuova Base, 1970; BERGAMINI - TAVANO, Storia, 337-338; P. CASADIO, Negro, Gaspare, in Pittura in Italia. Il Cinquecento, II, Milano, Electa, 1988, 781; G. BERGAMINI, Gaspare Negro, in Galleria arte antica I, 108-109; Fondazione Cassa di risparmio di Udine e Pordenone. Dieci anni 1992-2001. Nel segno dell’arte, a cura di G. BERGAMINI, Udine, Fondazione Cassa di risparmio di Udine e Pordenone, 2003, 111-115, 129-135.

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