PALLADIO DEGLI OLIVI ENRICO

PALLADIO DEGLI OLIVI ENRICO (1570 - 1629)

medico, storico

Immagine del soggetto

Frontespizio delle "Rerum Foroiuliensium..." di Enrico Palladio degli Olivi, Udine 1659.

E. o Arrigo nacque intorno al 1580 forse a Udine o forse a Portogruaro da una famiglia al servizio della Repubblica di Venezia, iscritta al consiglio nobile di Portogruaro. La madre era l’udinese Cornelia Antonini. Il nipote Gian Francesco racconta che «Henrico et Alessandro suoi figliuoli vennero ad habitar in Udine, ove furono aggregati coi loro discendenti fra il numero dei nobili di questa città». L’aggregazione al consiglio nobile è del 4 settembre 1609, come attestato dagli Annales cittadini. Il P., laureato in filosofia e medicina all’Università di Padova, nel 1606 fu nominato medico della città di Udine, riconfermato nell’incarico nelle successive ricondotte fino alla morte. Nello stesso anno 1606 fu tra i fondatori dell’Accademia udinese degli Sventati, alla cui attività partecipò con il nome di “il Vario”. Un settore della sua attività fu rivolto alla storia del Friuli. Il P. progettava un compendio che avrebbe dovuto trattare la materia fino ai suoi giorni, ma che restò interrotto al 452 e alla caduta di Aquileia da parte degli Unni, poiché il suo interesse si spostò sulle vicende contemporanee che avrebbero dovuto concludere il lavoro. Si dedicò così al racconto del nuovo conflitto tra la Repubblica di Venezia e la casa d’Austria, chiamato guerra di Gradisca (1615-17), narrando fatti che ebbe modo di conoscere, come informa il nipote Gian Francesco, o in prima persona o attraverso resoconti di partecipanti. Sull’argomento lasciò un manoscritto in cinque libri, De oppugnatione Gradiscana. Avrebbe poi voluto riprendere la stesura del compendio di storia del Friuli, ma morì a Udine nel 1629 senza concludere il lavoro. ... leggi Il nipote Gian Francesco Palladio fece pubblicare nel 1658 il De oppugnatione Gradiscana libri quinque, l’anno successivo l’opera di storia del Friuli, Rerum Foro-iuliensium ab Orbe condito usque ad an. Redemptoris Domini nostri 452 libri undecim. Il nipote affidò – come testimoniano tre lettere del 1659 – la revisione linguistica e ortografica a Enrico Treo, figlio del giurista Servilio, pregandolo di rivolgersi eventualmente anche «all’ecc.mo Caimo e a Vincenzo Bartolini», di avviare pure l’indice latino che già lo zio gli aveva affidato, rassicurandolo invece sulla correttezza del contenuto da lui ulteriormente verificato sulle fonti. Nel 1659 il Parlamento deliberò un contributo a favore della stampa dell’opera. Le Rerum Foro-iuliensium furono largamente conosciute fino a essere ristampate a Leida nel 1722 nel «Graevii thesaurus antiquitatum et historiarum Italiae», citate da Giusto Fontanini, elogiate dal Liruti. Di contro, però, Paolo Fistulario indica il P. come un esempio di storico del Friuli per alcuni aspetti negativo, per le notizie spesso frutto di «immaginazione», per essere uno di quegli autori che risalgono al «Diluvio e fin all’origine del Mondo». Gli si rimprovera di accogliere storia e leggenda; in particolare, sull’origine di Udine, in questo forzando Giovanni Candido, di avere alimentato l’identificazione di Udine con la romana Forum Iulii, poi Atina e Utina, trascurando ogni legittimità di Cividale. Allo stesso modo il De oppugnatione Gradiscana, lodato dai contemporanei per l’esaltazione della metropoli friulana e preferito all’opera sullo stesso argomento di Faustino Moisesso (tra l’altro il P. fu revisore dell’opera di quest’ultimo), fu poi ridimensionato, per esempio, da Joppi, che rivalutò proprio il Moisesso per essere stato costantemente spettatore degli eventi, mentre il P. spesso dovette ricorrere a relazioni di terzi. Capodagli e successivamente Liruti asseriscono che presso gli eredi erano rimaste manoscritte altre sue opere, come versi d’occasione, discorsi, commedie (che sarebbero state anche recitate) e un trattato sulla linea del ciceroniano De officiis intitolato Modo col quale può l’uomo farsi grande. Componimenti inediti in prosa e in versi, lettere del P. o a lui rivolte si conservano nel fondo principale dei manoscritti della Biblioteca civica di Udine.

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Bibliografia

Mss BCU, Principale, 101, E. Palladio, Discorsi, lettere e rime; ivi, 469, Lettere di G.F. Palladio a E. Treo, 19 settembre 1658, 30 marzo e 8 maggio 1659; ivi, 927/VIII, Verbali del Parlamento, f. 13r-v, 10 agosto 1659; Ibid., Joppi, 710/2, V. Joppi, Letterati friulani (voce Faistino Moisesso).
E. PALLADIO DEGLI OLIVI, De oppugnatione Gradiscana libri quinque, Udine, Schiratti, 1658; ID., Rerum Foro-iuliensium ab Orbe condito usque ad an. Redemptoris Domini nostri 452 libri undecim, Udine, Schiratti, 1659.
CAPODAGLI, Udine illustrata, 420-424; I. FONTANINI, Historiae literariae Aquileienses libri V, Romae, ex Typographia Nicolai et Marci Palearini, 1762, passim; LIRUTI, Notizie delle vite, IV, 457-459; DI MANZANO, Cenni, 147; PALLADIO, Historie, I, 1-2, II, 63-64; P. FISTULARIO, Discorso sopra la storia del Friuli detto nell’Accademia di Udine da P. F. Addì X Maggio dell’Anno MDC-CLIX, Udine, Accademia di Udine, (s.n.t.), 1769, IX, XVIII, XXXV e in varie note; L. MILOCCO, L’Accademia udinese degli “Sventati” (secoli XVII-XVIII), in Più secoli di storia dell’Accademia di Scienze Lettere e Arti di Udine (1606-1969), Udine, AGF, 1970, 145-269; SOMEDA DE MARCO P., Medici, 85-86.

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