SPESSOT FRANCESCO

SPESSOT FRANCESCO (1890 - ?)

ecclesiastico, studioso

Immagine del soggetto

Il sacerdote Francesco Spessot.

Nella fiorente stagione culturale – plurilinguistica, ma culturalmente austriaca – che il Goriziano registra nel primo Novecento, S. spicca per la precocità dei suoi interventi linguistici e storici. Nato a Farra d’Isonzo nel 1890, a soli diciassette anni, studente dello Staatsgymnasium di Gorizia, intervenne sulla rivista «Le nuove pagine» e ricevette dal Ministero della pubblica istruzione di Vienna l’incarico (con relativa borsa di studio) per la raccolta di villotte friulane del Gradiscano. La ricerca sarebbe proseguita fino al 1925 e, a suo giudizio, sarebbero state raccolte oltre duemila voci. Durante i corsi teologici nel Central-seminar goriziano, S. collaborò alla stampa cattolica della contea, ma anche alla rivista «Forum Iulii», con prevalente interesse alla storia regionale. Ordinato sacerdote nel 1914, S. divenne cooperatore e catechista di Aquileia, che stava vivendo un eccezionale momento di scoperte e di studi, specie per l’epoca paleocristiana. Dopo l’occupazione da parte dell’esercito italiano, a fine maggio 1915, venne internato “manu militari” in lontane regioni italiane, come era avvenuto, sempre dallo stesso esercito, con motivazioni di comodo, per altri sessanta sacerdoti della diocesi. Il suo internamento si deve in particolare a don Celso Costantini, con il quale S. aveva pur collaborato, anche traducendo per lui, dal tedesco, una guida di Aquileia. Al rientro in diocesi, nel 1919, dopo la cura d’anime a Farra e Moraro, divenne parroco a Perteole (1926). Vi restò fino al 1943, quando passò a Gradisca come parroco decano; ma il suo impegno costante lo dedicò alla Biblioteca del Seminario centrale, che curò ed arricchì anche di fondi archivistici. ... leggi Mantenne vivo l’interesse a ricostruire la storia, soprattutto quella religiosa del Goriziano: lo attestano oltre cinquanta titoli, editi tra il 1912 ed il 1965. Si tratta di ricerche che nascono dalla sua erudizione, approdando a livelli anche propriamente storici; in ogni modo si qualificò ben presto in campo regionale nel suo appassionato compito di servizio all’amata “patria”. Fra i vari riconoscimenti che gli furono attribuiti si ricorda il premio Epifania, nel 1970. Fu iscritto alla Facoltà teologica dell’Università di Vienna, ma le vicende belliche gli impedirono di discutere la tesi di laurea che aveva preparato. La sua attività e la sua produzione culturale si possono raggruppare in tre grandi filoni, a lui ugualmente cari: quello linguistico e demografico, che si coglie dalle prime ricerche fino a quelle sulle prediche friulane del primo arcivescovo Carlo Michele d’Attems nel Settecento; la sua passione di bibliofilo e bibliotecario, che si concretizzò nella direzione della Biblioteca del Seminario goriziano dal 1934 al 1943 e dal 1953 al 1971, rendendosi sempre disponibile a studiosi e studenti e promuovendo scambi con altre sedi bibliotecarie – fu anche ispettore bibliotecario onorario –; infine, il settore a lui più congeniale e che lo impegnò costantemente, quello della ricerca storica, nel quale aprì percorsi di indagine che avrebbero trovato sviluppo soltanto in seguito (come gli studi sulla diocesi attemsiana e sulla rilevanza culturale e sociale della presenza gesuitica). Intensi sono stati i suoi rapporti con gli storici, sia in ambito austriaco – Heinrich Schmidinger, Franz Babinger –, sia in ambito sloveno – Milko Kos –, ma soprattutto in quello friulano – Pio Paschini, Giovanni B. Brusin, Giuseppe Vale, Carlo Guido Mor. Fu friulano, secondo l’identità specifica del Friuli austriaco o goriziano, maturata fra Vienna e Roma, fra Tirolo e Carniola. Nei rapporti, privilegiò i riferimenti alla Società filologica friulana, della quale fu uno dei primi soci, ed alla rivista «Studi Goriziani», del cui comitato direttivo fece parte dal 1953 al 1966 con gli amici Carlo Battisti, Dolfo Zorzut, Biagio Marin, Ervino Pocar e Guido Manzini. Canonico onorario del Capitolo metropolitano nel 1948, si ritirò nella sua Farra nel 1970, proseguendo l’attività di studioso e la collaborazione con istituzioni ed amici fino alla sua scomparsa, avvenuta il 14 luglio 1978.

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Bibliografia

L’elenco delle pubblicazioni di F. Spessot in: S. TAVANO, Francesco Spessot, «Studi Goriziani», 48/2 (1978), 10-13 (al quale sono da aggiungere quelle citate in L. TAVANO, Appendice, in ID., Cultura e società nel Goriziano: il caso di Francesco Spessot (1890-1978), in Friûl di soreli jevât, 220). Le villotte friulane da lui raccolte fra il 1907 ed il 1925 nel Gradiscano sono edite in buona parte in Il canto popolare ladino nell’inchiesta “Das Volklied” in Oesterreich (1904-1915), III. Friuli orientale, a cura di R. STAREC, Brescia, Istitut culturâl ladin “majon di fascegn”/SFF, 2007 (con cd-rom allegato).

S. TAVANO, Francesco Spessot, cit., 7-15; L. TAVANO, Cultura e società nel Goriziano, cit., 187-221; A. BOMBIG, Mons. Francesco Spessot, “L’uomo e lo studioso”, in Atti del convegno di studio Omaggio a mons. Francesco Spessot, Farra d’Isonzo, Comune di Farra d’Isonzo/Biblioteca comunale/Museo di documentazione della civiltà contadina friulana, 1993, 47-63.

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