Nato a Pordenone nel 1474, quinto di nove figli di Giambattista e di Daniela Ortiga, fu istruito ed avviato alla professione di magister dal fratello Cornelio Paolo, più vecchio di quattordici anni, poeta alla corte degli Asburgo, il quale gli rese certamente più facili gli inizi della carriera e gli fece ottenere l’incarico di insegnante a Györ in Ungheria, tra il 1493 e il 1494. Tuttavia, a differenza di Cornelio Paolo che condusse gran parte della sua esistenza a Vienna, già nel 1496 M. fece ritorno a Pordenone, per continuare la sua attività di insegnante a Motta di Livenza, e poi a Belluno, Udine, San Vito, a Osoppo presso il conte Girolamo Sarvognan, di nuovo a San Vito, Serravalle, Sacile, e ancora a Pordenone e a Motta, per finire quindi la sua carriera ed i suoi giorni nel 1563 a Zoppola, della cui pieve da più di vent’anni aveva ottenuto la commenda, giacché, in seguito alla morte del figlio naturale Vittorino e della madre di quello, fin dal 1503 egli aveva abbracciato l’ordine sacerdotale. Come Cornelio Paolo, M. appartenne a quell’ambiente culturale umanistico che fiorì nel secolo XV in Friuli, tuttavia, rispetto a quella del fratello, la sua produzione si distingue per una assai più ampia varietà dei temi e per la libertà da certo conformismo cattolico, per una più profonda adesione ai motivi ispiratori e ai valori dell’umanesimo. Perduti alcuni dei suoi componimenti poetici, tra i quali quello più lodato, composto nel 1513 col titolo di Pauliades, ispirato alla vita di san Paolo eremita scritta da san Girolamo, di M. rimangono due codici cartacei, autografi, il latino 4157 e il latino 4726, conservati alla Biblioteca Marciana. Il primo, Epistolarum libri VI, contiene ben centoventi lettere, di cui diverse indirizzate ad importanti letterati del tempo; il secondo, intitolato probabilmente dallo stesso autore Marci Antonii Amaltei Epigrammatum libri quattuor, riporta un centinaio di componimenti in latino di vario metro, in prevalenza epigrammi. Ai quattro libri annunciati dal titolo, tuttavia, se ne presentano aggiunti altri due; l’ultimo è datato al 1546, ma l’intero codice, che contiene un’importante tavola con l’albero genealogico degli Amalteo, Amaltheorum progenies, non fu confezionato certo prima del 1549.